VITTORIO BACHELET UNA VITA VISSUTA CON IL SENSO DELLA GIUSTIZIA, PER IL SUO ASSASSINIO FURONO CONDANNATI LAURA BRAGHETTI E BRUNO SEGHETTI COMPONENTI DELLE COLONNE DELLE BRIGATE ROSSE ROMANA E NAPOLETANA

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RICORDATO DAL CAPO DELLO STATO E DAI MASSIMI VERTICI DELLE ISTITUZIONI LA INDEGGERIMA FIGURA DEL VICEPRESIDENTE DEL CSM VITTORIO BACHELET UCCISO DALLE BRIGATE ROSSE IL 12 FEBBRAIO DEL 1980.

DI GIOVAMBATTISTA RESCIGNO

Cresciuto con il senso della giustizia, l’amore verso il prossimo che aveva alimentato crescendo all’interno dell’associazione cattolica, guidandola da presidente dal 1964 al 1973, ed accrescendo la sua fede cattolica alla fonte di quella associazione per la quale aveva tracciato il solco da seguire il più popolare dei riformisti l’allora cardinale Giovanni Montini che salirà al Soglio di Pietro quale Paolo VI, una vita all’ombra del bene e per il bene quella del prof. Bachelet. Professore di diritto amministrativo e scienze dell’amministrazione Vittorio Bachelet era sempre pronto ed aperto ad un dialogo costruttivo ed al confronto con i suoi studenti. E fu proprio nei corridoi del tempio massimo del sapere, la culla della scienza e della cultura dove ognuno dovrebbe abbeverarsi, che venne freddato, con quattro colpi all’addome e altri alla testa, lì, si proprio nelle scale di quell’ateneo denominato “la sapienza”, mentre era intento a dialogare con la sua assistente Rosy Bindi (che più tardi diverrà parlamentare della Repubblica eletta nelle file della democrazia cristiana), dopo aver terminato una sua lezione alla facoltà di scienze politiche. Un’altra morte per mano delle BR morti che già avevano insanguinato le strade della nostra Italia, era l’ennesimo l’omicidio di un altro uomo dal grande spessore, dopo le tante altre uccisioni di uomini delle istituzioni. Oggi a ricordarlo i massimi vertici dello stato che dell’uomo del professore del cattolico dicono “uomo retto e libero. Fu uomo che credeva nei giovani e credeva, – dice David Ermini vicepresidente del Csm – da inguaribile ottimista, in un futuro migliore per la vita del Paese e delle istituzioni” mentre Nicola Zingaretti segretario del Pd lo ricorda così ”un riformista vero, un grande giurista a servizio dello Stato, un difensore della comunità. A Zingaretti fa eco il capo gruppo alla camera del PD On. Graziano Del Rio. “La sua una testimonianza di uomo della riconciliazione ci guida ancora. Sempre” Il Capo dello stato Sergio Mattarella ha ricordato con queste parole la figura del professor Bachelet “manifestava con evidenza la possibilità di risolvere i problemi utilizzando gli strumenti dello Stato di diritto. Per colmare le distanze che si aprono nella società ed evitare che diventino conflitti insanabili. Questo suo profondo senso della comunità e dello Stato è stato il motivo del suo assassinio” – ha poi aggiunto – serve più coraggio nel ricercare il dialogo – “per ogni circostanza” e “superare sia i pregiudizi sia le posizioni precostituite. Di questa attitudine Vittorio Bachelet è stato maestro”. Ancora oggi a distanza di quarant’anni, risuonano ancora le parole del figlio Giovanni pronunciate alla preghiera dei fedeli nel corso del rito funebre “Preghiamo per i nostri governanti, per il presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri”. Oggi i due assassini di Vittorio Bachlet, dopo un percorso rieducativo all’interno delle carceri sono liberi. Resta solo nel ricordo di tanta gente, di tanti italiani all’epoca giovani o meno giovani che la lotta degli estremisti di qualsiasi parte, lasciò solamente una lunga scia di sangue, e tanti hanno posto e si pongono ancora questa domande: Non si sarebbe potuto aprire un grande civile dialogo tra le parti? E non dar sfogo alle uccisioni le stragi ed il giustizialismo di parte? A queste ed a tante altre domande del genere non vi è stata ancora nessuna risposta dall’una e dall’altra parte. E’ tutto inspiegabile, basti solo chiedersi perché ancora oggi per le stragi di quaranta anni fa, dopo processi ed indagini trentennali non si riesce ancora a trovare i colpevoli. Un percorso farraginoso, che chi sa, se alla storia ed alle future generazioni riuscirà in un futuro prossimo a consegnerà i colpevoli o almeno i nomi dei mandanti e responsabili.

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