MARIANNA UCCISA DAL MARITO DOPO 12 DENUNCE IL PG AI FIGLI ORFANI “RESTITUITE IL RISARCIMENTO”

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CASO MARIANNA MANDUCA: SI ATTENDE ANCORA UNA DEGNA GIUSTIZIA DAL 2007

DI FRANCESCA DURANTE

Era giugno del 2007 quando a Palagonia, in provincia di Catania, Marianna Manduca fu uccisa dal compagno e padre dei loro tre figli Saverio Nolfo, nonostante avesse presentato ben 12 denunce nei suoi riguardi. I ragazzi, adottati dal cugino della madre, Carmelo Calì, in tutti questi anni hanno fatto richiesta di risarcimento per l’omicidio della mamma: in un iter processuale complesso avevano ottenuto un risarcimento di 250 mila euro per la responsabilità civile dei magistrati viste le denunce presentate, tuttavia la Corte d’Appello di Messina lo scorso marzo aveva annullato tale risarcimento concordando al ricorso della Presidenza del Consiglio che sosteneva che i magistrati fecero il possibile nonostante all’epoca mancava una legge che prevedesse la punizione del reato di stalking. I difensori della famiglia hanno impugnato la decisione in Cassazione e martedì 11 febbraio in udienza il legale ha dichiarato di attendere la decisione dei giudici della Cassazione, l’avvocato D’Amico in un suo passaggio ha precisato, vista la presenza anche della moglie del Calì – questa donna in tutti questi anni ha fatto le veci dello Stato, delle istituzioni e della magistratura perché ha insegnato a questi ragazzi a credere ancora nella giustizia – e continua affermando di aver raccontato in aula la storia di una donna assassinata e la storia di una richiesta d’aiuto rimasta inascoltata, perché se a quell’epoca non c’era ancora la legge sullo stalking il codice penale si. E se c’è una sentenza come quella della Corte d’Appello che ha negato il risarcimento ai tre figli di Marianna e che dice che questo femminicidio non poteva essere evitato, allora va spiegato che senso ha dire alle donne denunciate, l’avvocato D’Amico continua nel suo intervento appassionato sottolineando vari punti secondo la difesa dalle tante incongruenze, e conclude dicendo – L’unico vero aiuto in questi anni è arrivato dalla stampa che ci ha sostenuto dando voce a questa storia. Una vicenda che non potrà chiudersi qui se l’esito non sarà favorevole, ad arrivare fino alle corti europee -.  Agli atti infatti restano le sue denunce che rappresentano il suo grido di aiuto verso le istituzioni e la magistratura. Un ennesimo caso di femminicidio che si affida alla giustizia, mentre la famiglia spera che la giustizia a trionfare sia quella vera e quella giusta, l’emissione di una sentenza che riconosca il valore umano al di là di quello meramente miserevole quale quello economico, che in questo caso aiuterebbe gli zii e i tre ragazzi, ai quali non viene restituita la madre e la cugina, ma la sola gioia che gli uomini dello Stato non dimenticano chi per vile mano muore.

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