MINACCIAVANO UN IMPRENDITORE ED I SUOI FAMILIARI IN MANETTE I FIGLI DI ANTONIO RINALDI UCCISO NEGLI ANNI 90

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NAPOLI: BLITZ DELLA DIREZIONE DISTRETTUALE ANTIMAFIA TRA LA CAMPANIA E LA LIGURIA. ARRESTATI FRANCESCO E RITA RINALDI, ALTRE DUE PERSONE DESTINATARIE DI MISURE CAUTELARI

DI FRANCESCA DURANTE

La Procura Distrettuale Antimafia di Napoli a conclusione di una serie di articolati indagini e riscontri iniziate nell’ottobre dello scorso anno ha serrato le manette intorno ai polsi dei figli di Antonio Rinaldi detto “o giall” ucciso negli anni 90 e nipoti di Ciro Rinaldi attuale capo dell’omonimo Clan orbitante nella zona del rione Villa a San Giovanni a Teduccio, sodalizio criminale contrapposto da sempre a quello dei “Mazzarella” con l’accusa di estorsione e usura con l’aggravante del metodo mafioso, a termine di un attività di indagine condotta dai carabinieri di Chiavari (Genova) e Cercola. Oltre a Francesco e Rita Rinaldi altre due persone sono state raggiunte da ordinanze restrittive di cui una in carcere e l’altra, un divieto di dimora in provincia di Napoli, i destinatari sono Salvatore Tibello e Luigi Striano orbitanti nell’area del clan. Le indagini per l’appunto iniziate nell’ottobre 2019 a seguito di una denuncia formalizzata da un imprenditore campano di Pollena Trocchia, presso il comando carabinieri di Cercola. Il denunciante, raccontò agli uomini dell’Arma di aver stipulato un prestito di 40 mila euro al fine di salvaguardare le proprie attività accettando un tasso usurario annuo del 30%. Non avendo potuto restituire la somma, l’imprenditore si vide costretto a dover rinnovare il prestito a condizioni più gravose tali da cadere in ulteriori e maggiori difficoltà, tali che non onorando la restituzione, venne minacciato di morte. Perdurante lo stato dell’insofferenza debitoria, il clan, iniziò a rivolgere minacce anche nei confronti dei familiari dell’imprenditore. Ed è solo a quel punto che si decise di recarsi dai Carabinieri e denunciare tutto quanto stava subendo. Gli appartenenti al clan, dopo essere stati controllati per lungo tempo sia in Campania che fuori i confini regionali, e con precisione a Chiavari (Liguria), dove gestivano altri centri di affari, sono stati tratti in arresto ed associati presso le carceri a disposizione dell’autorità giudiziaria, alla quale gli stessi dovranno chiarire le loro posizioni rispetto alle accuse, di usura ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, tra l’altro documentate sia da parte dell’imprenditore che dalle attività investigative svolte dai carabinieri.

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