8 Marzo. No niente cortei, scarpe rosse e marciapiedi dipinti di rosa. 250 milioni di bambine sono ancora costrette a mutilazioni genitali e nel mondo noi 10 minuti viene uccisa dal coniuge o da un familiare. Cifre spaventose, scegliamo un film per onorare la donna in questo giorno, mese speciale. Il Seme Del Fico Sacro, candidato all’Oscar come miglior film straniero. Non lo ha vinto, Glielo diamo noi. Lo meritava davvero (mentre Anora, vincitrice di ben 5 Oscar, ci ha lasciato molto perplesse). Ha rischiato la pelle il regista Mohammad Rasoulof, perseguitato politico, accusato di fare propaganda anti-governativa. Un film contro la Violenza di Genere, contro il Patriarcato familiare, un padre che si fa tiranno delle sue figlie. Girato clandestinamente, censurato. Il regista condannato mentre il montatore riesce a fare passare la frontiera al girato non ancora montato due ore prima che la sentenza diventasse esecutiva. Praticamente un giallo nel thriller psicologico. Il Seme del fico sacro é un corto circuito emotivo. E’ il suo film più politico e più coraggioso. Per questo motivo non può’ più’ mettere piede nella sua Theran. Nessuno dei suoi film è stato mai distribuito in Iran. Un thriller domestico: l’Iran sta vivendo le proteste della rivoluzione femminile contro il regime. Rasoulof regala un dramma dritto contro il cuore della dittatura. Anche psicologica con un padre di famiglia che la esercita sulle sue figlie e sua moglie.
La promozione di Iman a giudice istruttore della Guardia Rivoluzionaria coincidono con il movimento di protesta popolare a seguito della morte di una giovane donna. Le sue figlie, Rezvan e Sana, sono scioccate e elettrizzate dagli eventi, la moglie Najmeh cerca di fare del suo meglio per conciliare gli schieramenti. Quando Iman scopre che la sua pistola d’ordinanza è sparita, sospetta delle tre donne. Spaventato dal rischio di rovinare la sua reputazione e di perdere il lavoro, diventa sempre più paranoico e inizia, in casa propria, una pressione psicologica in cui vengono oltrepassati tutti confini fino a sfiorare il femminicidio. Ma non voglio spoilerare il finale. Premio speciale a Cannes e poi la Corsa verso gli Oscar. Quanta strada c’è da fare ancora per la parità di genere.
Oltre un mese di cinema al femminile diffuso dal centro alle periferie. Mercoledì 12 marzo parte la 32ᵃ edizione di Sguardi Altrove Women’s International Film Festival, a Milano fino al 7 aprile con una selezione di 50 film da 23 paesi e un ampio ventaglio di proposte formative e concorso internazionale cortometraggi under 35: Sguardi (S)confinati. A votare sarà una giuria composta dagli studenti di IULM, Università Cattolica, Accademia09 e Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti. Si parte con A Place That Doesn’t Exist di Tehilla Ruddell che ambienta a Gerusalemme il racconto di una maturazione dolorosa sotto il velo fasullo della benevolenza. Ana Kan Do Everything di Loida García, un’indagine sulle incertezze dei vent’anni contrapposte alle granitiche credenze della fede. Si parla di maternità in Vera’s Dream of Sushi di Alexandra Valetova, che ci catapulta in una clinica del futuro dove un software speciale mostra alle donne incinte estratti di vita con il nascituro.










