domenica, Giugno 14, 2026
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(80°) L’Ottantesimo della Repubblica: Un Dialogo tra Specchi, Memoria e la Mutazione del Segno

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​Oggi, 2 Giugno, la Repubblica Italiana compie (80) Ottant’anni.

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​Non scriverò di date, di cerimoniali o di quella retorica che spesso finisce per essere solo polvere sulla giacca  della storia. Se guardiamo a questi otto (il mio numero magico) decenni attraverso la lente dell’arte e della letteratura – i veri battiti cardiaci di una nazione – ci rendiamo conto che non stiamo celebrando una ricorrenza ma, una metamorfosi.

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​Sono passati (80) Ottant’anni dal momento in cui il Paese si è guardato allo specchio, scegliendo un volto nuovo. E cosa è accaduto in quel riflesso?

​L’eredità del gesto: Arte come rottura

Movimento Arte Nucleare – Archivio Baj

​Subito dopo il 1946, l’arte doveva essere un atto di liberazione. Pensiamo al Movimento Arte Nucleare di Enrico Baj o allo Spazialismo di Lucio Fontana.

Spazialismo: origini, teoria e stili (Finestre sull’Arte)

Quando Fontana tagliava la tela, (il taglio, lo spazialismo) (ho amato tanto le avanguardie storico/artistiche studiate sui libri all’epoca dell’ Istituto d’Arte e dell’ Accademia di Belle Arti) non stava distruggendo un’opera: stava aprendo lo specchio. Stava dicendo che oltre il limite fisico dell’oggetto c’era l’infinito. È lì che è nata la nostra consapevolezza contemporanea: l’arte non è più rappresentazione ma apertura.

Lucio Fontana e lo spazialismo

​Come non citare poi l’Arte Povera, con figure come Michelangelo Pistoletto? (che ho conosciuto personalmente a Torino) Proprio Pistoletto, con i suoi Quadri specchianti, ha realizzato fisicamente quello che nella mia ricerca definisco “lo specchio il doppio“: l’opera non vive se non c’è il visitatore, se non c’è il tu che entra nel quadro.

Michelangelo Pistoletto – Cittadellarte Fondazione Pistoletto

Ottant’anni di Repubblica sono stati, in fondo, questo: un continuo specchiarsi tra l’istituzione e l’individuo.

​Letteratura e Neoavanguardia

​Anche nella letteratura, il dopoguerra è stato un terremoto. Penso al Gruppo 63, a figure come Edoardo Sanguineti o Umberto Eco

Umberto Eco e il Gruppo 63 (UmbertoEco.it)

Sanguineti racconta il Gruppo 63 (Rai Cultura)

Hanno preso la lingua italiana – spesso ingessata in un’eleganza di maniera – e l’hanno frantumata, ricostruendola per raccontare il CAOS della modernità. Hanno capito che la letteratura non doveva più “spiegare” il mondo, ma esplorarne le contraddizioni, cercando quel “meccanismo oscuro” che regola il linguaggio.

​Il Peso della Materia e il Volo della Forma

(80) ​Ottant’anni fa, l’Italia usciva dal trauma e l’arte cercava nella materia un punto fermo. Oggi, il “Meccanismo Oscuro” – quella tensione che spinge l’anima a tradursi in simbolo – ha cambiato vibrazione. Se un tempo la cultura cercava l’Assoluto nella pietra, oggi ci muoviamo in un regno dove lo specchio si è frantumato. Non cerchiamo più il riflesso unico, ma il doppio. Siamo passati dall’essere spettatori di un’opera finita a essere parte integrante di un processo in cui l’osservatore è egli stesso il ritratto che il tempo dipinge.

​Il Messaggio: L’Arte come Resistenza

​Prima, l’ ARTISTA era il demiurgo che portava la luce. Oggi, l’ARTISTA è colui che accende una candela davanti a uno specchio e si chiede: “Chi sta guardando chi?”.

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​Il messaggio che voglio lanciare oggi, per noi che siamo “artisti di giornale” è questo: la Repubblica non è un’istituzione astratta. La Repubblica è un mosaico di volti che cerchiamo di trattenere nella memoria. Penso a chi non c’è più, a chi ha lasciato un solco profondo nel nostro animo e sento che la nostra missione, in questo 2 giugno è quella di far sì che la cultura non diventi nostalgia sterile ma presenza.

​Celebrare (80) Ottant’anni di Repubblica significa difendere il diritto alla complessità. In un mondo che corre verso il consumo rapido del simbolo, l’arte e la letteratura sono l’unico freno di emergenza. Sono il ritorno alla “bottega”, alla cura del dettaglio che – come ben sappiamo nelle nostre esplorazioni sull’estetica – non è solo produzione ma è etica.

​Ottant’anni dopo, la Repubblica non è più solo una forma di Stato. È, nella mia visione, il laboratorio in cui il “doppio” si riconcilia con l’uno. Buon 2 giugno a chi, nell’arte e nella vita, non ha mai smesso di riflettere e di riflettersi.

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