C’era un tempo in cui per andare al mercatino rionale non si passava da una strada, ma da un uomo.
Nel vialetto pedonale che tagliava da via Leopardi, proprio di fronte alla stazione della Cumana, a via Cerlone, c’era lui. Rannicchiato in un angolo, seduto su una sediolina o su una cassetta di legno, con davanti un banchetto piccolo piccolo.
Non vendeva frutta, non vendeva scarpe, vendeva pepe, spezie, bustine di odori. Peperoncino, cumino, cannella, tutto a mille lire.
Era sempre vestito come un signore, giacca, gilet, cravatta annodata perfetta e in testa l’immancabile borsalino. Gli anziani della generazione passata erano sempre eleganti, anche sotto la pioggia, e lui lo era più di tutti. Quando pioveva si metteva un telo di cellophane sopra la merce e restava lì.
E poi c’era la voce. Una voce che chi è cresciuto tra l’Andrea Doria e via Leopardi non ha mai dimenticato: “Accatàteve ‘o pepe!”
In questa foto lo ritrae proprio così: sorridente, con la giacca chiara e la sciarpa al collo, mentre serve una signora, davanti a lui i sacchettini e quei cartellini scritti a mano: 1000 lire, dietro, il muro scrostato del vicolo.
Non ne conoscevamo nemmeno il nome all’anagrafe, per tutti era semplicemente “‘o viecchio d’o pepe”.
Si dice sia morto ultracentenario, a 105 anni, tanto che persino Il Mattino gli dedicò un trafiletto, un onore raro per un uomo che non ha mai avuto una vera bottega.
Con lui se n’è andato un pezzo di Fuorigrotta che non esiste più, quella Fuorigrotta fatta di mercatini dove ci si andava con la mamma per mano, di venditori che conoscevi per soprannome, di strade che non erano solo strade ma stanze di casa.
Oggi in quel vicoletto non c’è più nessuno, ma se ci passi e chiudi gli occhi per un secondo, la senti ancora.
Accatàteve ‘o pepe.
Antonietta Cacace










