ORBITA LUNARE – L’umanità ha ufficialmente iniziato il suo viaggio di ritorno verso la Terra, lasciandosi alle spalle il grigio deserto lunare e un nuovo, storico primato. La capsula Orion, battezzata per l’occasione Integrity, ha avviato le manovre di rientro dopo aver riscritto i manuali di astronautica nelle ultime 24 ore. L’appuntamento con l’oceano Pacifico è fissato per il prossimo 10 aprile, ma il bagaglio di dati e immagini che l’equipaggio porta con sé è già leggendario.
Una notte da record: oltre le colonne d’Ercole dello spazio
La notte tra il 6 e il 7 aprile 2026 resterà impressa negli annali come il momento in cui l’uomo si è spinto più lontano che mai dal proprio pianeta. Alle ore 01:07, la navicella ha raggiunto la distanza massima di 406.000 chilometri dalla Terra, infrangendo il record stabilito dalla sfortunata missione Apollo 13 nel lontano 1970.
Pochi minuti prima, alle 01:02, i quattro astronauti — Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen — avevano sfiorato la superficie della Luna a una quota di appena 6.550 chilometri, godendo di una vista privilegiata sui crateri e le valli del nostro satellite.
Emozioni nel buio: l’eclissi e il tributo
Tra i momenti più suggestivi della missione spicca un’eclissi solare totale osservata dallo spazio profondo. Tra le 02:35 e le 03:32, il disco nero della Luna ha oscurato il Sole, permettendo all’equipaggio di immortalare la corona solare con una nitidezza impossibile da ottenere attraverso l’atmosfera terrestre.
Non è mancato il lato umano e commemorativo. Durante le osservazioni ravvicinate, l’equipaggio ha proposto l’assegnazione di nomi ufficiali a due crateri precedentemente anonimi:
-
Integrity, in onore del loro modulo di comando.
-
Carroll, un commovente tributo a Carroll Taylor, moglie del comandante Reid Wiseman, scomparsa nel 2020.
A suggellare l’impresa, un messaggio postumo della leggenda della NASA Jim Lovell, scomparso nel 2025, è risuonato nella cabina: “Benvenuti nel mio vecchio quartiere… godetevi il panorama”.
Imprevisti e vita a bordo
Nonostante il successo tecnologico, la missione ha dovuto affrontare piccole grandi sfide quotidiane. Tra il 5 e il 6 aprile, gli astronauti hanno gestito un guasto al sistema di scarico della toilette, causato da un blocco di ghiaccio. Il problema è stato risolto con una manovra d’altri tempi: orientando Orion verso il Sole per sfruttarne il calore e sciogliere l’ostruzione.
L’umore a bordo è rimasto comunque altissimo, tra sessioni di pilotaggio manuale eseguite da Koch e Hansen e una colonna sonora rock che ha accompagnato le manovre più delicate.
Verso l’ammaraggio
Dopo il lancio trionfale dello scorso 1° aprile dalla Florida, la missione entra ora nella sua fase conclusiva. L’uscita definitiva dalla sfera d’influenza gravitazionale lunare è prevista per questa sera alle 19:25. Da quel momento, sarà la gravità terrestre a “tirare” Orion verso casa a velocità ipersonica. L’ammaraggio finale avverrà venerdì al largo di San Diego, mettendo la parola fine a una missione che ha dimostrato che la strada per la Luna è di nuovo aperta.









