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ADDIO SANDRA MANFRÈ VICEQUESTORA: HA DECISO DI METTERE FINE ALLA SUA VITA CON UN ‘ARMA DA FUOCO

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Ci sono giorni in cui il tempo si ferma.
Non perché accada qualcosa di eclatante, ma perché la realtà si sgretola in un istante muto e irreversibile.

All’interno della Questura di Brindisi, quel momento è arrivato: Sandra Manfrè, vicequestora aggiunto, ha deciso di mettere fine alla sua vita con un colpo d’arma da fuoco. Lo ha fatto nel suo ufficio, nello stesso luogo dove da tre anni coordinava indagini complesse e delicate, spesso in prima linea nella lotta alla criminalità.fb img 1754373476529

Aveva 41 anni, un passato professionale solido costruito con determinazione e competenza, e una vita familiare apparentementefb img 1754373487308 serena. Originaria delle Eolie, in carriera si era fatta notare a Reggio Calabria, dove aveva diretto indagini che hanno lasciato il segno, tra cui quella sull’omicidio del tabaccaio Bruno Ielo. Era stimata, apprezzata, ritenuta affidabile. Ma dietro quell’efficienza operativa, qualcosa si è incrinato. Qualcosa che nessuno aveva visto arrivare.

Nel 2022 il trasferimento in Puglia, dove aveva scelto di vivere a Mesagne insieme al marito – anche lui poliziotto – e alla loro bambina, di appena quattro anni. Una nuova tappa, un nuovo incarico come vicedirigente della Squadra Mobile di Brindisi, accolta con entusiasmo anche dal questore Annino Gargano, che l’aveva voluta nel team per il suo curriculum e la sua esperienza.

Il lavoro, la famiglia, una terra nuova da chiamare casa. Eppure, come spesso accade nei gesti estremi, il dolore ha agito silenzioso, indisturbato. Ha oltrepassato scrivanie, armadi pieni di fascicoli, giornate cariche di responsabilità, per presentare il conto proprio lì, tra le mura del comando.

Il senso di sgomento tra colleghi e superiori è totale. Le parole si cercano, ma non bastano. Perché quando a cadere è una donna delle istituzioni, una madre, una servitrice dello Stato, non è solo una vita a spezzarsi: si rompe qualcosa anche nell’immagine che abbiamo della forza, della tenuta emotiva, della resistenza di chi ci protegge.

Sandra Manfrè lascia una figlia che dovrà crescere con un’assenza difficile da spiegare. Lascia anche una lezione – non scritta ma profondissima – sull’umanità che si cela sotto ogni uniforme. E sul bisogno, forse, di guardarsi attorno con più attenzione, anche quando tutto sembra andare nel verso giusto.

Perché la fragilità non fa rumore.

E a volte chiede solo di essere riconosciuta, prima che sia troppo tardi.

Riposa in Pace Sandra.

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