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Africa, emergenza sanitaria: “Formare per curare”, nasce la prima scuola di neuropsichiatria infantile

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6,1 milioni: questo è il numero degli operatori sanitari che mancheranno in Africa entro i prossimi cinque anni! A lanciare l’allarme è il rapporto 2023/2024 dell’OMS, The African Regional Health Report: The Health of the People, che, accanto ai numerosi successi degli interventi sul territorio, denuncia anche una drammatica carenza di personale medico qualificato. Un dato sconcertante, aggravato da un ulteriore paradosso: il 27% dei professionisti sanitari già formati è disoccupato.

Questa dicotomia costituisce un’emergenza silenziosa, alimentata da fattori come la scarsità di strutture, la mancanza di personale specializzato e risorse limitate che rendono difficile la gestione di molte patologie, soprattutto nei bambini. Di fronte a questi numeri allarmanti, le missioni umanitarie di medici e associazioni – laiche e religiose – si rivelano fondamentali non solo per fornire aiuti immediati, ma anche per piantare i semi di una fioritura reale sul territorio.

“Non basta il singolo intervento dei volontari. Serve un lavoro più ampio e strutturato”.

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Afferma con convinzione il neuropsichiatra infantile dott. Enrico Papa che, insieme alla moglie, da anni dedica la sua carriera ai bambini più vulnerabili in Africa. Non si limita a operare sul campo, ma ha gettato le basi di un cambiamento strutturale e duraturo: sua è realizzazione di un centro di riabilitazione per disabili e della prima scuola di neuropsichiatria dell’età evolutiva in Madagascar!

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Un traguardo reso possibile grazie al patrocinio di Next Onlus, organizzazione non governativa campana, al supporto del governo malgascio, del Policlinico dell’Università di Napoli e alla collaborazione con l’Università di Diego Suarez, che ha fornito il terreno per la realizzazione del progetto.

La vera chiave di svolta è la formazione: solo con un’educazione capillare è possibile intervenire concretamente sulla radice del problema.

“Non bisogna solo portare il pesce, ma insegnare a pescare per renderli autonomi e lasciarli camminare da soli”

Ribadisce il medico salernitano, classe ’59, la cui vocazione umanitaria nasce già prima della laurea, quando partecipò alle operazioni di soccorso durante il terremoto dell’Irpinia del 1980, in collaborazione con la Croce Rossa. Un impegno che gli è valso anche un riconoscimento ufficiale dall’allora Commissario straordinario Zamberletti.

Nel 2010, durante i suoi primi viaggi missionari in Africa, ha toccato con mano una realtà “nuda e cruda”, in cui i valori autentici e la ricchezza culturale a volte si scontrava con l’estrema povertà, i pregiudizi e le difficoltà. Un’esperienza che lo ha spinto a un’azione più concreta è il caso di Angelina, una neonata abbandonata in una discarica a causa della sua labiopalatoschisi (comunamente nota come labbro leporino).

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“Non è stato un gesto di cattiveria”tiene a precisare – “ma la conseguenza di una povertà disperata, aggravata da superstizioni e retaggi culturali.”

Oggi, Angelina è un’adolescente e rappresenta il simbolo della necessità di un intervento che lasci un segno permanente sul territorio, puntando sulla formazione sanitaria locale. Dal 2011 al 2017, infatti, il dott. Papa ha collaborato con la congregazione religiosa “Don Orione” di Ercolano, operando tra Mozambico e Madagascar. Uno dei risultati più significativi del suo lavoro è stata la nascita di un centro di riabilitazione per bambini disabili aMaputo, con l’obiettivo di favorire la loro autonomia e qualità di vita.

In Madagascar, ha contribuito all’implementazione di un centro di accoglienza per disabili e ha fondato la prima Scuola di neuropsichiatria infantile con la collaborazione del governo malgascio, Next Onlus e il Policlinico partenopeo.

L’obiettivo principale? Formare una nuova generazione di neuropsichiatri per garantire continuità nel trattamento dei bambini, anche in sua assenza.

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Tuttavia, la sfida più grande è stata trovare personale qualificato e superare le lungaggini burocratiche. La vera svolta è arrivata con la pandemia: il blocco dei voli e degli scambi Erasmus ha confermato la validità del modello creato. Durante il Covid, infatti, nonostante l’assenza del team italiano, i professionisti locali hanno continuato autonomamente il progetto, gestendo anche gli aspetti amministrativi e finanziari.

Ad oggi, l’azione didattica prosegue anche a distanza, grazie alla collaborazione con università italiane (Genova), e internazionali (Brasile). Il successo è già evidente: 30 sono i terapisti già abilitati, provenienti da tutto il Madagascar e, il prossimo anno si vedrà un nuovo ciclo di diplomati!

Questi risultati dimostrano che la volontà di contribuire al benessere della propria terra è concreta, ma spesso ostacolata da un sistema che non valorizza i professionisti locali che diventano, a malincuore “cervelli in fuga”,. Infatti, un operatore sanitario su dieci decide di emigrare, preferendo contesti con più opportunità rispetto a un ambiente privo di strutture adeguate e stipendi dignitosi.whatsapp image 2025 03 02 at 18.33.57

“La scuola agisce proprio alla radice di questo fenomeno, creando risorse locali che migliorano il benessere della comunità. Così facendo, possiamo trattenere i professionisti sul territorio, evitando di privarlo di figure già formate”.

Spiega il dott. Papa per poi evidenziare come “ogni piccola cosa fatta per chi non ha nulla può cambiare una vita, il loro destino”.

Se oggi i bambini disabili in Madagascar e Mozambico hanno una possibilità in più per un futuro dignitoso lo si deve al lavoro instancabile di medici come Enrico Papa, che rappresentano un fiore all’occhiello della solidarietà campana. Il suo appello per la ricerca di nuovi formatori mira a coinvolgere i suoi connazionali, ai quali rivolge un messaggio finale:

Noi abbiamo piantato un seme, il governo e gli operatori malgasci lo hanno fatto crescere, ma ora è necessario che anche altri raccolgano e continuino a passare il testimone affinché nascano e proliferino altre realtà simili. Viaggi come questi ti cambiano la vita, professionalmente e personalmente: ricevi più di quello che doni ma solo se si è disposti umilmente ad accogliere l’altro”.

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