Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che si sentono. Akureyri appartiene a quella seconda categoria. Arrivando dal mare mentre la nave scivola lentamente lungo l’Eyjafjörður si ha la sensazione di entrare in un paesaggio che non cerca di stupire eppure lo fa in ogni istante. Il fiordo si apre davanti agli occhi con una calma quasi irreale. Le montagne sembrano emergere direttamente dall’acqua con i loro pendii morbidi che in estate si tingono di verde intenso mentre più in alto restano sfumature fredde di roccia e neve.
Ci sono approdi che segnano semplicemente una tappa di viaggio e altri che danno l’impressione di entrare in un mondo diverso. Akureyri appare lentamente all’orizzonte mentre il fiordo si apre tra montagne immense e silenziose. Il mare diventa uno specchio immobile e la luce islandese cambia colore di continuo trasformando il paesaggio davanti agli occhi in qualcosa che sembra sospeso tra realtà e immaginazione.
L’aria qui ha qualcosa di diverso. È pulita e tagliente ma allo stesso tempo porta con sé una quiete difficile da spiegare. Si osserva il profilo della città apparire lentamente tra le montagne e la prima sensazione è quella di trovarsi in un luogo che vive in equilibrio perfetto tra natura estrema e presenza umana.
Akureyri viene spesso definita la capitale del Nord islandese ma non aspettatevi il ritmo di una grande città. Qui tutto sembra seguire tempi differenti. Le case colorate si adagiano lungo il fiordo come se fossero state sistemate con cura una a una e le strade ordinate salgono dolcemente verso le colline circostanti. È una città che ha imparato a convivere con un ambiente potente e imprevedibile trasformando il paesaggio stesso nella sua identità.
Guardando intorno lo sguardo viene continuamente catturato dalla geografia di questo territorio. L’Eyjafjörður è il fiordo più lungo d’Islanda e crea un microclima sorprendentemente mite per queste latitudini. Questo fenomeno permette una vegetazione più ricca rispetto ad altre zone del paese e rende ancora più curioso osservare giardini fioriti quasi a ridosso del Circolo Polare Artico.

Passeggiando nel centro si incontra la caratteristica chiesa di Akureyri che domina la città dall’alto con la sua architettura essenziale e le grandi scalinate che sembrano accompagnare lo sguardo verso il cielo. Poco distante il giardino botanico sorprende con specie provenienti da ogni parte del mondo che riescono a crescere in un ambiente apparentemente ostile. Sul lungomare invece il fiordo resta sempre presente quasi a ricordare che qui la vera protagonista non è la città ma la natura che la abbraccia.
E poi ci sono i dintorni. Basta allontanarsi di poco perché il paesaggio cambi ancora una volta. Se Akureyri conquista con la sua atmosfera tranquilla sono i dintorni che mostrano il volto più spettacolare dell’Islanda del Nord. Qui la natura sembra cambiare forma continuamente e ogni strada conduce verso paesaggi che appaiono quasi irreali. In meno di un’ora si passa da immense vallate verdi a campi di lava modellati da antiche eruzioni fino a zone geotermiche dove il terreno fuma e ribolle sotto i piedi. Poco distante la cascata di Goðafoss conosciuta come la Cascata degli Dei riversa la sua forza in un grande arco d’acqua che sembra scolpito nella roccia mentre l’area del lago Mývatn sorprende con crateri vulcanici formazioni laviche e scenari che ricordano paesaggi lunari. In estate non è raro avvistare balene nelle acque del fiordo e durante il tragitto lo sguardo continua a incontrare montagne isolate prati sconfinati e cavalli islandesi che pascolano nel silenzio assoluto. Qui si ha davvero la sensazione che sia la natura a dettare il ritmo e che l’uomo sia soltanto un ospite di passaggio.

Akureyri non colpisce con effetti grandiosi. Lavora lentamente. Ti entra dentro attraverso una luce che cambia continuamente attraverso il riflesso delle montagne nell’acqua e attraverso quella strana sensazione di essere arrivato in un luogo remoto del mondo che però in qualche modo appare incredibilmente familiare.
e Quando arriva il momento di ripartire Akureyri resta alle spalle lentamente mentre il fiordo torna ad allargarsi e le montagne diventano sempre più piccole all’orizzonte. Eppure qualcosa rimane. Non è soltanto il ricordo di un luogo straordinario ma quella sensazione rara di aver osservato una natura ancora capace di imporsi con la sua forza silenziosa. Perché ci sono destinazioni che si fotografano e poi si dimenticano mentre altre continuano a vivere dentro di noi molto tempo dopo averle lasciate. Akureyri è una di quelle.









