venerdì, Ottobre 9, 2026
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APPROFONDIMENTO: L’ultimo grido di soccorso dal bagagliaio: la tragedia di Lorenza sulla A1 e la piaga senza fine dei femminicidi

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Inviato Anna Silvia ANGELINI

Un agguato premeditato nel garage di casa, una telefonata d’emergenza inviata al buio nel tentativo di salvarsi la vita e poi l’atto finale sul viadotto. La tragedia che il 3 settembre ha insanguinato il viadotto Lora lungo la A1 Panoramica, tra Croci di Calenzano e Barberino del Mugello, aggiunge un altro nome alla drammatica lista delle vittime di violenza di genere in Italia: quello di Lorenza Isceri, 45 anni, uccisa dall’ex compagno Federico Vella, 36 anni, che si è poi tolto la vita.
​La dinamica emersa dalle prime indagini della Polizia di Stato e della Polizia Stradale delinea contorni di spietata e lucida violenza. L’uomo ha atteso la donna all’interno del garage del suo condominio a Firenze. Dopo averla aggredita, la donna è stata bloccata all’interno del bagagliaio della vettura con cui l’aggressore si è subito messo in viaggio verso nord. All’interno del portabagagli, in condizioni imprevedibili e di estremo terrore, Lorenza ha dimostrato una prontezza e un coraggio eccezionali: trovata la borsa dell’uomo contenente il cellulare, è riuscita a compiere una chiamata al 112 per segnalare la propria situazione e chiedere aiuto, mettendo in allarme anche un amico.
​La chiamata ai soccorsi ha attivato immediatamente le pattuglie della Polizia Stradale, avviando le ricerche lungo l’arteria autostradale. Tuttavia, accortosi della chiamata o insospettito dai movimenti, l’uomo ha arrestato la marcia sulla corsia d’emergenza del viadotto Lora. Lì si è consumato l’epilogo nel giro di pochi istanti: dopo averle sottratto il telefono, l’ha gettata nel vuoto da un’altezza di oltre quaranta metri, per poi lanciarsi a sua volta.
​Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti spicca un messaggio di commiato pubblicato dall’uomo sui propri profili social poco prima dell’agguato, accompagnato da riferimenti alla fine della loro relazione. Un dettaglio che smentisce categoricamente qualsiasi narrazione sul gesto d’impeto o sulla presunta “tragedia della gelosia”, evidenziando al contrario la presenza di una pianificazione del gesto.
Resta la testimonianza di una donna che ha lottato con tutte le proprie forze fino all’ultimo secondo per difendere il diritto alla propria libertà e alla propria vita, costringendoci ancora una volta a fare i conti con la drammatica urgenza di fermare questa catena di violenze prima che sia troppo tardi.

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