
SANREMO (IM) – nel cuore della città che ogni anno si trasforma nella capitale della musica italiana, torna a far parlare di sé il nome di Mike Bongiorno, per una richiesta molto particolare arrivata dal figlio Nicolò: spostare la statua dedicata al padre davanti al teatro Teatro Ariston. La proposta è stata fatta direttamente al sindaco di Sanremo, Alessandro Mager, durante l’inaugurazione dell’installazione artistica firmata da Marco Lodola all’ingresso dell’Ariston. Un momento pieno di ricordi, emozioni e anche nostalgia, dedicato a uno dei volti più amati della televisione italiana. Nicolò Bongiorno ha spiegato con semplicità il motivo della richiesta. Secondo lui, la statua oggi non si trova nel posto più giusto per ricordare davvero l’importanza che suo padre ha avuto per Sanremo e per il Festival. L’idea sarebbe quella di trasferirla in piazza Borea d’Olmo, proprio davanti all’Ariston, in uno spazio più aperto e vissuto dalle persone. Un luogo dove i turisti possano fermarsi, girarle attorno, fotografarla e magari respirare ancora un po’ dello spirito allegro che Mike riusciva a trasmettere ovunque andasse. La statua venne inaugurata nel febbraio del 2013, durante il Festival di Sanremo, in diretta su Rai 1. L’opera in bronzo raffigura Mike Bongiorno con il braccio alzato mentre pronuncia il suo celebre “Allegria!”, una parola diventata quasi un simbolo del suo modo di stare in televisione e nella vita. Alta due metri e pesante circa 270 chili, oggi si trova tra corso Matteotti e Via Escoffier, a pochi passi dall’Ariston, ma in una posizione che secondo la famiglia non valorizza abbastanza il suo significato. A raccontare il legame fortissimo tra la gente e quella statua è stata anche Daniela Zuccoli, vedova del presentatore. Con parole molto sincere ha detto che negli anni tantissime persone hanno toccato il monumento quasi come fosse un portafortuna. C’è chi lo fa prima di un esame, chi per chiedere fortuna sul lavoro, chi semplicemente per sentirsi vicino a un personaggio che ha accompagnato intere generazioni davanti alla televisione. Le fotografie e i selfie ormai non si contano più. Un affetto popolare raro, spontaneo, che continua anche molti anni dopo la scomparsa del conduttore. Ed è proprio questo il punto centrale della richiesta della famiglia: trovare una collocazione che renda ancora più forte il rapporto tra Mike Bongiorno e la città simbolo della sua storia televisiva. Perché se è vero che il presentatore ha legato il suo nome a programmi storici come Lascia o raddoppia? e Rischiatutto, è altrettanto vero che il Festival di Sanremo ha rappresentato una parte importantissima della sua carriera. Mike ne ha condotte undici edizioni, contribuendo a trasformarlo in un appuntamento nazionale seguito da milioni di italiani. Nel frattempo, fino al 13 settembre, proprio all’interno del teatro Ariston è visitabile una mostra dedicata alla vita del presentatore. Un percorso fatto di fotografie, premi, oggetti personali e documenti storici che raccontano tutte le sue vite: quella del partigiano, quella del re dei quiz televisivi e quella del grande protagonista della televisione commerciale italiana. Un viaggio che mostra quanto Mike Bongiorno sia riuscito a entrare nelle case degli italiani mantenendo sempre uno stile semplice, diretto e vicino alle persone. Anche Walter Vacchino, proprietario del teatro Ariston insieme alla sorella Carla, ha voluto ricordare il legame speciale tra Mike e il pubblico. Secondo lui il conduttore aveva una capacità rara: mettere di buon umore chiunque. Bastava il suo sorriso, una battuta o quel famoso “Allegria” per creare immediatamente un clima positivo. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, la sua figura continua a essere così amata. La decisione sul possibile spostamento della statua spetterà ora al Comune di Sanremo. Non sarà probabilmente un’operazione semplice, ma la richiesta della famiglia Bongiorno ha già acceso il dibattito in città. Per molti, vedere Mike Bongiorno davanti all’Ariston sarebbe quasi naturale, come se quel posto lo aspettasse da sempre.









