
A Sestri Levante il tempo sembra essersi fermato ancora attorno a quella cucina dove, il 19 settembre 2024, una famiglia si è spezzata in pochi secondi. La Corte d’Appello ha ridotto la condanna per Gian Paolo Bregante, ex comandante di navi di 74 anni, accusato di avere ucciso la moglie Cristina Marini, 72 anni, con un colpo di pistola esploso dentro la loro abitazione. In primo grado la pena era stata fissata a 15 anni. Ora, dopo l’accordo raggiunto tra la procura generale e i legali difensori Paolo Scovazzi e Federico Ricci, la condanna è scesa a 11 anni di carcere. Una decisione che ha riaperto dolore, discussioni e domande in una città di mare dove molti conoscevano quella coppia insieme da oltre mezzo secolo. Cinquantatré anni vissuti fianco a fianco, consumati tra abitudini quotidiane, silenzi e fragilità diventate sempre più pesanti. Secondo quanto emerso nel processo, la donna attraversava da tempo una forte depressione. Quel malessere, stando al racconto dell’ex comandante, aveva trasformato la vita domestica in un continuo terreno di tensione. Lui disse agli investigatori di avere perso il controllo durante l’ennesimo litigio. Quel giorno era tornato a casa per pranzo. In cucina sarebbe nata una nuova discussione. Bregante raccontò che la moglie lo avrebbe insultato, inseguito e colpito lanciandogli delle ciabatte. Disse anche di essere stato graffiato. Pochi istanti dopo andò in un’altra stanza, prese la pistola detenuta legalmente, rientrò in cucina e sparò. Dopo il colpo telefonò al figlio e ai carabinieri. Nel secondo grado di giudizio sono state riconosciute le attenuanti generiche e soprattutto quella legata al risarcimento dei familiari della vittima. L’uomo, che oggi si trova agli arresti domiciliari, ha intestato i suoi beni al figlio e ai nipoti.









