Un’operazione congiunta tra il Reparto della Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Arienzo e i Carabinieri della locale stazione ha portato al sequestro di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti destinato presumibilmente a detenuti ristretti all’interno dell’istituto. Il blitz è scattato nella giornata di ieri, quando gli agenti, insospettiti da alcuni movimenti anomali nei pressi del perimetro esterno del carcere, hanno richiesto l’ausilio dell’unità cinofila antidroga dei Carabinieri. Grazie al fiuto infallibile dei cani, è stato rinvenuto un pacco occultato tra la vegetazione, contenente hashish, marijuana e diverse dosi di pasticche a base di principio attivo psicotropo, pronte per essere introdotte all’interno della struttura. Secondo quanto emerso dalle prime indagini, la droga sarebbe stata lanciata oltre le mura di cinta da ignoti durante la notte, approfittando dell’oscurità, per poi essere recuperata da alcuni detenuti compiacenti durante le ore d’aria. Il materiale è stato sequestrato e messo a disposizione della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha avviato un’indagine per traffico illecito di sostanze stupefacenti e favoreggiamento. Sono già in corso accertamenti per individuare i responsabili del tentativo di introduzione della droga e per verificare eventuali complicità interne. Non è il primo episodio del genere verificatosi nel carcere di Arienzo, già noto alle cronache per il ripetersi di tentativi di infiltrazione di sostanze proibite attraverso droni, pacchi lanciati dall’esterno o occultamenti durante i colloqui. L’episodio riaccende i riflettori sulla complessità della gestione penitenziaria e sulla necessità di rafforzare i sistemi di controllo, soprattutto in quelle strutture a medio-bassa sicurezza dove le modalità d’ingresso delle sostanze illecite si fanno sempre più sofisticate. I sindacati della Polizia Penitenziaria hanno espresso soddisfazione per il risultato dell’operazione ma anche preoccupazione per il costante rischio a cui sono esposti gli agenti, spesso costretti a lavorare in condizioni di sottorganico e con mezzi limitati. Anche l’Amministrazione penitenziaria ha lodato l’efficienza dell’intervento, assicurando che saranno intensificate le misure di sorveglianza, in particolare attraverso l’uso di telecamere a infrarossi e reti di protezione più alte. Come Garante dei detenuti, ritengo doveroso esprimere da un lato piena gratitudine agli operatori che ogni giorno difendono la legalità in ambienti difficili, e dall’altro invitare a riflettere sul perché la droga continui ad avere mercato anche in carcere: segno che c’è ancora tanto da fare sul piano educativo, psicologico e sociale, perché la detenzione non sia solo contenimento ma anche occasione concreta di riscatto e cambiamento.









