Con un ricco curriculum al suo attivo, Armando D’Ambrosio è uno dei più prolifici ed autentici figli di Mercato San Severino. A scuotere l’ordine costituito – da buon “rinnegato”. Nel senso buono. In estate, il suo nome è stato associato a delle polemiche, proprio nel suo paese natale; non si sono risparmiate critiche – in merito alla mancata sua esibizione, durante una serata speciale nella cittadina. Ma egli ha sempre tenuto duro, e il successo che gli arride parla per lui. La dice tutta su un ragazzo semplice e affabile, figlio di un dipendente dell’università di Salerno – al campus di Fisciano – che ha ricevuto in dono una chitarra (nel Natale di molti anni fa) e ha cominciato a strimpellarla, per caso. Da ciò, eccolo balzare rampante sulle scene di San Severino e dintorni. Senza disdegnare le più varie ed entusiasmanti, maggiormente gratificanti, esperienze: da “Viva il video box” di Fiorello, su Rai Due, ai provini per i più disparati social o anche per puntare all’Ariston di Sanremo. Il pantheon della musica italiana.

Con la sua anima rock e un po’ pop, D’Ambrosio adesso sta per svelarci “calde” novità. Per il prossimo anno, il 2025 che sta bussando alla porta. Concluso l’anno “vecchio” in maniera comunque positiva – essendo approdato, agli inizi di settembre, alla finale nazionale di un contest d’autore (alla “Tana del Blasco” – Salerno) – ha avuto l’onore di contemplare, al suo fianco, il bassista Nello Giudice. Braccio destro del compianto Pino Mango. I due stanno pensando – già da qualche mese fa – ad un progetto che si sta esplicitando proprio ora. E che, con l’anno che verrà, potrebbe vedersi schiudere porte e portoni. Perché – come afferma D’Ambrosio: “Il rock, come ogni forma d’arte, è un ciclo continuo di nascita, morte e resurrezione”. Come la mitica fenice (l’araba fenice), che risorge dalle sue ceneri, così il rocker sta sperimentando ulteriormente la vena blues e rock che possiede. Dopo aver pubblicato “M’ama non m’ama blues”, constante in un “Ep” con una “ballad” di ampio respiro – il cui sound trae spunto da numerosi epigoni musicali, italiani e internazionali, di tutti i tempi – ecco che la collaborazione del 34enne con Giudice e con altri turnisti sta sortendo un effetto vertiginoso. È anche per questo, infatti, che il 2025 si sta aprendo con una vera e propria scarica di adrenalina – ad accoglierla il pubblico di fan che apprezzano e supportano Armando D’Ambrosio. Armando “Dylan” D’Ambrosio. Come il premio Nobel Bob Dylan; come il fumetto di Dylan Dog. Il nuovo lavoro di questo ragazzo, anzi: ragazzaccio, è un singolo dal titolo: “Allacciate le cinture”. Perché è proprio come un decollo, uno sbattere d’ali.

Un viaggio all’infinito. Clark Kent di giorno, al lavoro, anima black di sera, il 34enne insegue i propri sogni mordendo la vita – da vero anticonformista. Non dimenticando mai le origini, senza montarsi la testa. Vanta un cursus honorum davvero variegato, che comprende capolavori come “Padre, figlio e spirito rock” e altre hit di successo. Molto rispettoso, educato, solare, ama le sonorità decise; incisive. “Allacciate le cinture” sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali, a partire da metà gennaio prossimo. Insieme al videoclip ufficiale. Il brano – prodotto dall’etichetta “Musikattiva” di Salerno – è mixato o missato in uno studio di Potenza. Si preannuncia come una pietra miliare del rock italiano contemporaneo. Un motivo d’orgoglio per lui, la sua famiglia – sempre unita – e, si spera, per la Campania intera. Il singolo vanta collaborazioni di prestigio: si avvale della sapiente maestria di Nello Giudice (direttore artistico del progetto) nonché delle sonorità di Carlo Fimiani – chitarrista di alto livello. Che ha suonato con e per leggende (vere e proprie) della musica di ogni tempo: Claudio Baglioni, Lucio Dalla, Battiato, Gino Paoli e lo stesso Mango – sopra citato.

“Abbiamo lavorato con entusiasmo, per quanto concerne questo brano – ha asserito Giudice – il rock ha bisogno di voci nuove; potenti. Armando Dylan è una di queste”. Infatti, il rocker sanseverinese grida la propria ribellione per l’appunto in musica. Perfetta, quindi, la sinergia tra passione e tecnica – è quanto emerge dall’ascolto del brano. Un sound che dà la carica. Per questi musicisti, “Allacciate le cinture” è molto più che una canzone: si tratta di un manifesto! Sia per il testo, diretto; graffiante, che per la sonorità. Tutto questo, andando controcorrente in un panorama melodico “appiattito” – secondo i tre. Il messaggio è sempre la speranza; la resistenza; la resilienza. Perché “Il rock non morirà mai – ci ricorda D’Ambrosio. Dylan esprime con chiarezza, senza infingimenti, il disprezzo verso il comodo conformismo ed i “baroni del consenso”: le alte sfere, in campo melodico. Che criticano il suo stile e il suo essere “fuori dagli schemi”. “Figlio di nessuno”, si autodefinisce Dylan, intende sfidare apertamente le convenzioni. Offrendo un’autentica e vibrante alternativa al sistema musicale odierno; dominato dalle logiche di mercato. Stay tuned per il vicinissimo mese di gennaio, quando il progetto decollerà definitivamente – “in giro” sulle piattaforme più conosciute. Si diffonderanno sia il pezzo che il relativo clip. Ad amplificare il senso del brano, mediante potenti immagini. Di forte impatto ed innovativa – assicurano i tre musicisti – l’estetica insita nel videoclip. La realizzazione di questa progettualità è un momento importante non solo per D’Ambrosio – ma anche per lo scenario musicale salernitano e campano. Già il solo fatto di suonare con due epigoni del panorama melodico internazionale è di per sé una vittoria. Soprattutto considerato un territorio che, a detta di Armando D’Ambrosio, è ricco di persone di talento e con grande creatività. Nonostante tante, troppe difficoltà e criticità. Occorre, pertanto, riaffermare la potenza del rock. Più che mai.

Grazie alla sua voce, energica e colma di determinazione, il Sanseverinese dimostra come il coraggio di essere sé stessi possa davvero – e ancora – fare la differenza. La copertina di “Allacciate le cinture” – infine – è, come rivela lo stesso cantante, un “omaggio personalizzato” a due leggendari album – che hanno segnato la storia del rock. Ma che hanno pure influenzato – in maniera profonda – il suo percorso musicale: si tratta di “Sticky fingers” dei Rolling Stones (del 1971) e di “Born in the Usa” (Bruce Springsteen – anno 1984). Sono realmente pietre miliari, due simboli dell’eterno rock. “Questo sound non morirà mai – chiosa il Nostro. E ci auguriamo che sia davvero così, perché la musica è una bandiera che unisce persone diverse – di svariati dialetti e differenti modi di vivere, pensare, agire. Grazie, quindi, ad Armando per le emozioni che ci suscita. Di ribellione “positiva” e mai fine a sé stessa – ma verso l’ordine costituito e il politically correct. Stay rock – ragazzacci – da San Severino con furore!










