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Artcolo di di Elez Qazim Daci (Brethari), AGOSTO DI FUOCO A DIBRA

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AGOSTO DI FUOCO A DIBRA: UNA STORIA ANCORA VIVA E UN APPELLO ALL’UNIONE

di Elez Qazim Daci (Brethari)

Agosto è arrivato caldo, ma per noi abitanti di Dibra questo mese non porta solo la calura estiva — reca con sé l’alta temperatura della nostra storia, ancora viva e accesa nella memoria delle generazioni. Non è semplicemente una stagione di vacanze, ma una tappa sacra dove s’incontrano storia, dolore e orgoglio nazionale.

Come figlio dell’eroica Çidhna, di puro sangue arbëresh/albanese, cresciuto con le storie della resistenza e vissuto per 34 lunghi anni sulle strade dell’emigrazione, sento il dovere spirituale di volgere lo sguardo alle origini. L’emigrazione ci tiene lontani fisicamente, ma rende il nostro cuore più legato che mai alla nostra terra.

Agosto è anche il grande mese dei nostri emigrati, il momento in cui torniamo in patria da ogni parte del mondo per riassaporare il profumo della nostra terra e riabbracciarci.

Dai secoli di fuoco alla libertà: Il valore di Dibra da nord a sud

Dibra è forte come il granito, incrollabile di fronte alle tempeste del tempo, fortezza di fede, conoscenza e coraggio. La storia dimostra che i suoi figli non si sono mai chiusi entro i propri confini: erano presenti ovunque la patria lo richiedesse, da nord a sud, per fare scudo contro ogni invasione che minacciasse la nostra esistenza.

 La tragedia del 1466 (560° Anniversario del Massacro di Çidhna): Dopo le sconfitte subite contro il nostro Eroe Nazionale Gjergj Kastrioti (Scanderbeg), il Sultano Maometto II mise a ferro e fuoco la regione. Anziani, donne e bambini si rifugiarono nella fortezza naturale di Çidhna. A causa di un tradimento, gli invasori penetrarono compiendo un massacro in cui persero la vita tra gli 8.000 e gli oltre 28.000 albanesi. Toponimi come Varret e të Vrarëve (Le Tombe degli Uccisi), Varret e Cillve (Le Tombe dei Bambini) e Lugu i Vajit (La Valle del Pianto) testimoniano ancora oggi questo genocidio.

 La tragedia del 1913: Un’altra dura prova storica in cui la nostra terra affrontò l’invasione serba, attraversando massacri, incendi di villaggi ed esodi forzati, senza però mai piegare lo spirito ribelle del nostro popolo.

 L’Assemblea di Arras (13 Agosto 1920): I secoli sono passati, ma le radici sono rimaste le stesse. Nel 1920, Arras divenne il parlamento della resistenza. Venne organizzato uno stato maggiore militare e politico d’élite, inviando ultimatum diplomatici e liberando la regione con le armi, in perfetta sintonia con la Guerra di Valona.

Un ponte di amicizia: Ringraziamento al Popolo e al Governo Italiano

In questo percorso storico ricco di sacrifici, un posto speciale spetta all’Italia. Dopo la caduta delle nostre fortezze nel XV secolo, fu proprio il popolo italiano ad aprire le porte e il cuore per accogliere i nostri antenati arbëreshë, diventando la loro seconda casa dove sono state preservati la lingua, le tradizioni e il nome di Scanderbeg.

Allo stesso modo, un profondo ringraziamento va al governo e al popolo italiano dei giorni nostri per l’accoglienza, la sistemazione e l’integrazione lavorativa di migliaia di emigrati albanesi nel corso degli ultimi decenni. Questo sostegno fraterno dimostra perfettamente ciò che abbiamo sempre affermato: due popoli, un solo mare, un solo cuore.

Una proposta per il Comune di Dibra

Muovendo da questa memoria viva, mi rivolgo pubblicamente al Comune di Dibra con una proposta che nasce dal cuore:

Che questo mese di agosto sia l’inizio di una grande tradizione. Chiediamo l’istituzione ufficiale di un Pellegrinaggio Permanente in ricordo del 560° anniversario del Massacro di Çidhna, affinché anno dopo anno diventi una tappa sacra della nostra memoria nazionale.

Omaggio agli studiosi e il mio impegno

Una gratitudine infinita va ai nostri studiosi e storici che non hanno permesso che la storia sbiadisse. Desidero menzionare nomi come Sakip Cami, Haki Përnezha e l’indimenticabile Fatos Daci (radiandradi.com), che fino al suo ultimo respiro non ha mai fermato la penna per la terra dei padri. Che Dio illumini la sua anima!

Anche se la vita da emigrato richiede i suoi sacrifici, in futuro, io come Brethari / Rrënjët Tona sarò ancora più attivo con ricerche, poesie e documentazioni per la nostra regione. Questo è la mia missione spirituale.

Da Çidhna siamo partiti, alle radici torneremo sempre!

Con rispetto e orgoglio,

Elez Qazim Daci (Brethari)

Rrënjët Tona

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