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ATC, la nuova sfida parte dal territorio: al Bufala fest più programmazione, coordinamento e agricoltori protagonisti.

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A Napoli il talk dinner promosso dall’Ambito Territoriale di Caccia della Città Metropolitana. Al centro del confronto il futuro degli ATC, la gestione della fauna selvatica, i danni alle imprese agricole e la necessità di una regia regionale. La serata si è conclusa con una cena dedicata tra prodotti della filiera bufalina e sapori del territorio.
NAPOLI – Non più soltanto organismi chiamati a organizzare l’attività venatoria, ma presìdi territoriali capaci di programmare, prevenire e mettere in rete competenze diverse. È questa la prospettiva che ha attraversato il talk dinner “Visioni in dialogo. Il ruolo degli ATC: territori, equilibrio, filiere di valore”, promosso dall’Ambito Territoriale di Caccia della Città Metropolitana di Napoli e ospitato il 4 settembre in Piazza Municipio, all’interno della cornice del Bufala Fest.

Un confronto che ha messo intorno allo stesso tavolo istituzioni, mondo agricolo, comparto venatorio e università, partendo da una domanda ormai ineludibile: come governare l’equilibrio tra fauna selvatica, tutela dell’ambiente e continuità delle attività agricole?

A introdurre i lavori è stato il presidente dell’ATC Napoli Domenico Russo. La serata è stata moderata dalla giornalista Marianna Ferri, mentre tra gli interventi figuravano Carlo Puca, assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine della città del Comune di Napoli; Vincenzo Veneziano, professore ordinario e docente dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti; Fabrizio Marzano, presidente di Confagricoltura Campania; Salvatore Ciardiello, presidente di Copagri Campania; Stefano Di Marzo, commissario regionale di Agricoltori Italiani Campania; e Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale della Campania.

Il nodo della programmazione
Il punto di partenza del confronto è stato il superamento della logica dell’emergenza.
La gestione della fauna selvatica, soprattutto in relazione alla presenza dei cinghiali, non può essere affrontata soltanto quando il problema si manifesta con danni alle colture, incidenti o altre situazioni di criticità. Servono programmazione, monitoraggio e prevenzione, con una visione capace di guardare oltre il singolo intervento.

È una questione che riguarda direttamente il mondo agricolo. Quando l’equilibrio faunistico viene meno, infatti, sono spesso le imprese a sostenere per prime le conseguenze: produzioni danneggiate, impianti compromessi, terreni deteriorati, maggiori costi per le misure di prevenzione.

Per questo il ruolo degli ATC può assumere una dimensione più ampia. Non semplicemente soggetti che gestiscono l’attività venatoria, ma luoghi territoriali di conoscenza e programmazione, nei quali far dialogare agricoltori, istituzioni, mondo scientifico, associazioni e soggetti impegnati nella gestione della fauna.

La proposta di Confagricoltura Campania
È in questo quadro che Confagricoltura Campania ha posto con forza il tema di un coordinamento regionale degli Ambiti Territoriali di Caccia.
La proposta punta a superare la frammentazione e a rendere più efficace la programmazione delle azioni. Fenomeni come la presenza dei cinghiali, del resto, non seguono i confini amministrativi dei singoli ATC: richiedono una capacità di lettura complessiva del territorio e strumenti coordinati.

Una regia regionale potrebbe consentire di condividere maggiormente dati, esperienze e strategie, mettendo in relazione le diverse realtà territoriali e favorendo una maggiore uniformità negli interventi.

Il tema si intreccia anche con la necessità, evidenziata da Confagricoltura Campania, di aggiornare la legge regionale di settore, così da adeguare gli strumenti di governo della fauna alle esigenze maturate negli ultimi anni.

L’agricoltore come custode e protagonista
Uno degli aspetti più significativi emersi dal confronto riguarda il ruolo dell’impresa agricola.
L’agricoltore non è soltanto colui che subisce il danno provocato dalla fauna selvatica. È anche un presidio quotidiano del territorio: coltiva, mantiene gli spazi rurali, contribuisce alla conservazione del paesaggio e degli habitat e garantisce la continuità economica delle aree agricole.

Da qui la necessità di coinvolgere maggiormente le imprese nelle politiche di gestione faunistica e ambientale.

La prevenzione, in questa prospettiva, deve essere costruita anche insieme a chi conosce concretamente il territorio e ne vive ogni giorno le trasformazioni.

Il passaggio culturale è importante: dalla logica del risarcimento dopo il danno a quella della prevenzione prima che il danno si produca.

Cinghiali e peste suina, una questione che va oltre l’agricoltura
Il problema della fauna selvatica ha assunto negli ultimi anni una dimensione ancora più complessa per le implicazioni sanitarie legate alla peste suina africana.
Il controllo dei cinghiali coinvolge infatti più livelli: agricoltura, sanità veterinaria, ambiente, sicurezza stradale e tutela delle comunità.

Anche per questo la Regione Campania ha avviato un percorso di coordinamento attraverso un tavolo tecnico permanente dedicato all’emergenza cinghiali.

In questo scenario, una rete più strutturata degli ATC potrebbe diventare uno degli strumenti attraverso i quali trasformare il dato territoriale in programmazione regionale, evitando che ogni criticità venga affrontata separatamente.

Dalla fauna alle filiere di valore
Ma il confronto di Piazza Municipio non si è fermato alla gestione delle emergenze.
Nel titolo dell’incontro c’è un’altra parola decisiva: valore.

L’idea è che la gestione del territorio e della fauna debba essere inserita in una strategia più ampia, capace di collegare tutela ambientale, agricoltura, produzioni locali, turismo rurale e sviluppo delle comunità.

Una prospettiva particolarmente significativa nel contesto del Bufala Fest, manifestazione dedicata alla valorizzazione delle produzioni e delle filiere agroalimentari.

Il territorio, dunque, viene letto come un sistema nel quale ambiente ed economia non sono necessariamente contrapposti. Al contrario, la tutela dell’equilibrio ambientale può diventare una condizione per preservare e valorizzare le attività produttive.

Il confronto con le istituzioni
La presenza al talk del presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi ha dato al confronto una precisa dimensione istituzionale.
Il tema della governance degli ATC si inserisce infatti in una discussione più ampia sul futuro delle politiche regionali in materia di fauna selvatica e agricoltura.

La domanda che emerge è se gli strumenti attuali siano sufficienti per affrontare fenomeni che negli anni hanno assunto dimensioni nuove e che richiedono una capacità crescente di coordinamento.

La richiesta del mondo agricolo è quindi quella di una governance più moderna, capace di mettere in rete gli Ambiti e di riconoscere alle imprese agricole un ruolo attivo.

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La cena degli chef Giuseppe D’Addio e Antonio Mariano Rea di Sole ricevimenti.
A completare la serata è stato un momento conviviale dedicato all’arte culinaria degli chef Giuseppe D’Addio di Dolce e Salato e Antonio Mariano Rea di Sole ricevimenti e Villa Vazia che ha accompagnato il confronto con una proposta gastronomica fortemente legata al territorio e alla filiera bufalina.
L’appuntamento è stato preceduto da un aperitivo a base di latticini di bufala, accompagnati dalla Falanghina spumantizzata Mezanotte – Vino Spumante di Qualità Extra Dry, per valorizzare fin dall’inizio una delle eccellenze simbolo della Campania.

La cena è stata accompagnata da una selezione di quattro vini della cantina Mezanotte, due rossi e due bianchi, che hanno seguito l’alternanza delle portate: il Campania Piedirosso, il Primitivo, Campania IGP, Falanghina Campania IGP, 2024 e O’SFIZO Bianco, vino frizzante da bere freddo.

Il menu ha proposto una sequenza di piatti costruiti intorno ai prodotti e ai sapori del territorio.

Tra le portate, una ratatouille di verdure estive con pomodoro La Torrente, mozzarella di bufala Campana DOP affumicata, erba cipollina e tarallo di Mergellina; gli ziti spezzati a mano con ragù di bufalo e salsa di fuscella di bufala; la braciolotta “involtino” di polpa di bufalo ripiena di uvetta e pinoli con guanciale di King’s; e il gateau di patate con prosciutto cotto e mozzarella affumicata.

A chiudere il percorso dolce, il babà al Rhum con crema al Limoncello e coulis di frutti rossi, insieme alle capresine classiche e al limone.

Il menu, firmato dallo chef Antonio Mariano Rea, ha rappresentato anche sul piano gastronomico il filo conduttore dell’incontro: mettere insieme territorio, produzioni, competenze e filiere di valore, trasformando la convivialità in un ulteriore momento di condivisione tra i protagonisti della serata.

La scelta delle materie prime ha dato così una dimensione concreta ai temi affrontati nel corso del talk. La valorizzazione delle produzioni locali e il rapporto tra agricoltura, territorio e identità possono infatti diventare parte di una visione più ampia, nella quale le filiere agroalimentari rappresentano non soltanto un patrimonio economico, ma anche culturale e territoriale.

Una presenza istituzionale a fine serata
A conclusione della serata, il gruppo ha accolto anche Maria Carmela Serluca, assessora all’Agricoltura della Regione Campania, che ha raggiunto i partecipanti al termine dell’incontro.
Dal talk dinner di Napoli emerge, in definitiva, una richiesta precisa: cambiare passo.

Gli ATC possono diventare qualcosa di più di strutture dedicate alla gestione dell’attività venatoria. Possono rappresentare una rete territoriale attraverso la quale costruire politiche di prevenzione, monitoraggio e collaborazione.

Per farlo, però, servono coordinamento, strumenti adeguati e una maggiore integrazione tra i soggetti coinvolti.

La proposta di una regia regionale degli ATC va esattamente in questa direzione.

Perché il vero obiettivo non è scegliere tra fauna e agricoltura, tra tutela ambientale e attività produttive. È costruire un equilibrio possibile, nel quale la biodiversità venga tutelata senza mettere in discussione la sostenibilità economica delle imprese e nel quale chi vive e coltiva il territorio diventi parte attiva delle decisioni.

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