di Carolina bruni
1 Sintesi
Più di due anni dopo gli attacchi guidati da Hamas nel sud di Israele il 7 ottobre 2023 e sulla scia del rilascio delle
persone sequestrate quel giorno, continuano a emergere resoconti delle azioni dei gruppi armati palestinesi e del
trattamento di coloro che successivamente sono stati prigionieri a Gaza. Le persone sopravvissute agli attacchi,
comprese quelle liberate dalla prigionia così come le famiglie delle vittime, continuano a fare luce sulle proprie
esperienze, cercando giustizia e risarcimento. Amnesty International spera che i risultati dell’indagine sugli
attacchi e il trattamento riservato alle persone detenute, così come la determinazione legale dei crimini
commessi, possano sostenere i loro sforzi e contribuire all’accertamento della verità.
Gli attacchi del 7 ottobre 2023 e la successiva detenzione di persone hanno fatto parte di un conflitto armato non
internazionale tra gruppi armati palestinesi e Israele. Sono avvenuti sullo sfondo della prolungata occupazione
israeliana del Territorio palestinese occupato (Tpo) e delle diffuse violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze
israeliane contro le persone palestinesi, inclusa l’imposizione di un sistema di apartheid sulla popolazione
palestinese e il blocco illegale di lunga data a Gaza dal 2007.
A seguito degli attacchi del 7 ottobre 2023 Israele ha intrapreso un’offensiva militare su Gaza senza precedenti
per entità, portata e durata, intensificando il suo blocco illegale su questa parte del Tpo. Nel dicembre 2024,
Amnesty International ha concluso che Israele stava commettendo un genocidio a Gaza. Le sue forze hanno
commesso atti vietati dalla Convenzione sul genocidio, con l’intento specifico di distruggere fisicamente le
persone palestinesi a Gaza. Questi atti includevano uccisioni, gravi danni fisici o mentali e l’infliggere
deliberatamente alla popolazione palestinese a Gaza condizioni di vita calcolate per causarne la distruzione fisica.
Hamas ha affermato che le sue forze non sono state coinvolte nell’uccisione, nel rapimento o nel maltrattamento
di civili durante gli attacchi del 7 ottobre 2023, che molti civili sono stati uccisi dal fuoco israeliano e che non
aveva intenzione di prendere civili in ostaggio. Tuttavia, sulla base di numerosi video, testimonianze e altre prove
Amnesty International ha concluso che, sebbene alcuni civili siano stati effettivamente uccisi dalle forze
israeliane, la stragrande maggioranza delle persone sono state uccise da combattenti palestinesi. Ritiene che le
persone che sono state portate a Gaza siano state illegalmente detenute come ostaggi e che tutte siano state
sottoposte ad abusi psicologici. Ha documentato prove che alcune delle persone catturate il 7 ottobre 2023 – sia
soldati che civili – siano state vittime di violenze fisiche e sessuali, sia in Israele che a Gaza. Amnesty International
non è riuscito a trarre conclusioni sull’entità o sulla portata della violenza sessuale.
Amnesty International ha trovato basi sufficienti per concludere che molte di queste violazioni siano state
commesse da membri di gruppi armati palestinesi e costituiscano crimini di guerra e crimini contro l’umanità,
inclusi omicidio e tortura. Ad oggi, nessuno è stato giudicato per questi crimini.
Circa 1200 persone sono state uccise durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. Tra questi c’erano più di 800 civili,
tra cui almeno 36 bambini, e circa 300 soldati israeliani. Le vittime erano principalmente israeliani ebrei, ma
includevano anche cittadini beduini di Israele e decine di lavoratori migranti stranieri, studenti e richiedenti asilo.
Più di 4000 persone sono rimaste ferite e centinaia di case e strutture civili sono state distrutte o rese inabitabili.
Altre 251 persone – per lo più civili – sono state portate con la forza a Gaza il 7 ottobre 2023. La maggior parte di
queste 251 persone è stata catturata e tenuta prigioniera, ma in 36 casi, secondo quanto riportato, era già morta
al momento della cattura. Sono state detenute per settimane, mesi o, in alcuni casi, più di due anni.
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Decine di migliaia delle persone residenti delle aree colpite, così come da altre parti del sud di Israele, sono state
sfollate dalle loro case il 7 ottobre 2023. Migliaia di persone sono ancora sfollate, avendo perso i propri cari e le
loro case, e continuano ad affrontano traumi.
Prove, tra cui centinaia di video e testimonianze raccolte da Amnesty International e da altri ricercatori, indicano
che la maggior parte dei combattenti che hanno preso parte agli attacchi proveniva dalle Brigate Izz al-Din Al-
Qassam (Al-Qassam), l’ala militare di Hamas, ma includevano anche combattenti delle Brigate Al-Quds, dell’ala
militare del Jihad islamico palestinese e delle Brigate dei martiri di Al-Aqsa, precedentemente l’ala militare del
movimento politico Fatah, così come forse altri gruppi armati. Che rispondessero agli appelli dei leader di Hamas
o agissero spontaneamente, centinaia di palestinesi in abiti civili sono entrati in Israele da Gaza attraversando la
recinzione per unirsi agli attacchi in modo apparentemente poco coordinato. Uomini armati palestinesi in abiti
civili hanno compiuto saccheggi diffusi di case e proprietà in comunità residenziali in Israele. Alcuni hanno
partecipato anche a omicidi, distruzione di proprietà, rapimenti e altre violazioni gravi.
Ambito e metodologia
In questa indagine, Amnesty International si è concentrata sulle azioni di Hamas e di altri gruppi armati palestinesi
nel sud di Israele a partire dal 7 ottobre 2023, nonché sul trattamento riservato alla popolazione civile, ai soldati
catturati durante gli attacchi e trattenuti a Gaza e le ha valutate nell’ambito del diritto internazionale umanitario.
Ha inoltre cercato di stabilire se esistano prove sufficienti a sostegno della conclusione che il comportamento di
Hamas e di altri gruppi armati palestinesi costituisca crimini ai sensi del diritto internazionale e a identificare i
crimini commessi.
L’ambito di applicazione non include le politiche e le azioni israeliane contro i palestinesi in Israele e nel Tpo dopo
gli attacchi, salvo dove rilevante per l’analisi delle indagini sulle violazioni da parte di gruppi armati palestinesi, né
affronta le misure repressive di Hamas contro la popolazione palestinese a Gaza. Amnesty International ha
documentato ampiamente crimini e violazioni da parte delle forze israeliane a Gaza e nel resto del Tpo, così come
violazioni di Hamas contro la popolazione palestinese a Gaza, in altri contenuti.
La ricerca di Amnesty International, che copre il periodo dal 7 ottobre 2023 al 31 agosto 2025, si è basata su una
combinazione di interviste da remoto e di persona, fotografie e video verificati, oltre ad altre prove accessibili. Ha
condotto interviste con 70 persone. Tra queste c’erano 17 persone sopravvissute agli attacchi del 7 ottobre 2023,
tre delle quali erano state prese in ostaggio. Tra queste vi erano anche nove familiari di persone uccise negli
attacchi o catturate prigioniere, due esperti forensi coinvolti nell’esame dei corpi delle persone uccise, sette
professionisti medici o terapeuti che curavano le persone colpite dagli attacchi, oltre ad avvocati che
rappresentano sopravvissuti, giornalisti, ricercatori e accademici.
Amnesty International ha esaminato 354 video e fotografie di scene degli attacchi del 7 ottobre 2023 e di persone
tenute in ostaggio a Gaza. Ha inoltre ricevuto e analizzato diverse decine di immagini direttamente da persone
sopravvissute agli attacchi del 7 ottobre 2023 e dai soccorritori. Ha condotto un’ampia ricerca e analisi delle
dichiarazioni di rappresentanti di Hamas e di altri gruppi armati palestinesi in relazione agli attacchi del 7 ottobre
2023, ai colpi di razzi e mortai contro Israele e al trattamento riservato alle persone prigioniere a Gaza. Nell’ambito
delle interviste condotte, l’organizzazione ha consultato due patologi forensi indipendenti e ha usufruito della loro
esperienza nell’analisi di oltre 45 immagini.
La ricerca è stata condizionata da difficoltà significative, tra cui il rifiuto delle autorità israeliane di collaborare
con le richieste di informazioni di Amnesty International, la riluttanza di molte persone sopravvissute e testimoni
a parlare con i ricercatori di Amnesty International e le limitate prove forensi raccolte dalle autorità israeliane.
Tuttavia, Amnesty International è comunque riuscita a raccogliere una grande quantità di prove che hanno
contribuito alla compilazione della sua analisi, delle sue conclusioni e delle sue raccomandazioni.
Amnesty International ha scritto a Hamas il 20 giugno 2025 per esporre le sue conclusioni, chiedere eventuali
commenti e chiedere risposte a domande dettagliate. Al 15 novembre 2025 non c’è stata alcuna risposta.









