
Negli ultimi mesi, in Italia si registra un aumento dei contagi da virus West Nile. Al 23 luglio, i casi confermati nel Paese sono 32, di cui 21 concentrati nel Lazio, e si contano ad oggi due decessi uno in Piemonte e uno nel Lazio. Tuttavia, secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il numero complessivo risulta in linea con quello del 2024, quando furono registrati 13 casi fino allo stesso periodo, senza vittime. Cosa dicono gli esperti. Microbiologi e infettivologi, tra cui Andrea Crisanti, Matteo Bassetti e Fabrizio Pregliasco, sottolineano che il virus è considerato ormai endemico in Italia e che l’attuale andamento non rappresenta uno scostamento significativo rispetto agli anni precedenti . Il prof. Crisanti afferma: “Il problema esiste da dieci anni e il trend dei casi nel 2025 è nella media”. Bassetti ribadisce l’importanza di potenziare la prevenzione già in primavera, e regretto che spesso gli interventi arrivino troppo tardi. Numeri ed epidemiologia
• 7 vittime finora nel 2025: tre in Campania, tre nel Lazio, una in Piemonte.
• La maggioranza delle infezioni è asintomatica; circa l’80 % dei contagi non manifesta sintomi.
• Solo circa il 20 % presenta sintomi lievi (febbre, cefalea, nausea, rash), mentre meno dell’1 % sviluppa forme neuro-invasive severe come encefalite o meningite.
Nel 2024, l’Italia ha notificato un totale di circa 460 casi, con 272 forme neuro-invasive e 20 decessi. Allarmismo o rischio reale? Gli esperti spiegano che, pur essendo l’incidenza complessiva di casi grave molto bassa, il virus può avere effetti gravi in soggetti anziani, con malattie croniche, immunodepressi o con condizioni preesistenti. Questi potrebbero sviluppare encefalite, insufficienza renale o altri danni persistenti. Ma per la maggior parte della popolazione, l’infezione è autolimitante e benigna. La strategia principale consiste nel potenziare il sistema di sorveglianza epidemiologica, tracciando la presenza del virus nei vettori animali (zanzare e uccelli) e umani, e monitorando le donazioni di sangue e gli eventuali trapianti. Dopo il primo caso grave in Veneto, le autorità stanno rafforzando le campagne di disinfestazione locale, in particolare nelle aree ad alto flusso zanzariforme come Caserta e province del Lazio.
Sul piano individuale, gli esperti suggeriscono:
• Uso di repellenti e zanzariere;
• Eliminazione di ristagni d’acqua;
• Copertura di braccia e gambe nelle ore serali;
• Sorveglianza medica immediata in caso di sintomi quali febbre alta, rash o forte mal di testa.
In conclusione: “Sarà da crederci?” Sì, le rassicurazioni degli esperti sono fondate. Il virus West Nile è da tempo presente e il profilo epidemiologico del 2025 è coerente con quelli degli anni precedenti. Nonostante l’aumento dei decessi in alcune aree, si tratta di eventi soprattutto su persone fragili. L’allerta serve, ma non è il caso di alimentare panico. La vera chiave sta nella prevenzione tempestiva e nella sorveglianza integrata, non in reazioni allarmiste. La minaccia è reale per una minoranza sensibile, ma per la maggioranza degli italiani, il West Nile rimane un rischio contenuto se affrontato con responsabilità.









