
È diventato quasi un riflesso pavloviano. Ogni volta che un esponente del Partito Democratico riceve un avviso di garanzia, la dichiarazione è sempre la stessa: “Sono perplesso”, “Sono estraneo ai fatti”, “Confido nel lavoro della magistratura”. Una formula che pare scolpita nella pietra, ripetuta a ogni occasione, indipendentemente dalla gravità delle accuse o dal ruolo ricoperto dalla persona coinvolta. Questa costante ha finito per generare un certo scetticismo nell’opinione pubblica, e non solo tra gli avversari politici. Perché, ci si chiede, ogni volta sembra che nessuno sapesse nulla? Possibile che i dirigenti del PD vengano coinvolti in indagini senza avere mai la minima percezione di alcuna anomalia? E soprattutto: perché le reazioni ufficiali sembrano così uniformi, meccaniche, quasi scollegate dal contesto? In parte, la risposta è comunicativa: un avviso di garanzia, pur essendo solo un atto dovuto, può avere un impatto devastante a livello mediatico. E dichiararsi “sereni e fiduciosi” è il modo più rapido per mettere un argine alla tempesta. Si tratta di una strategia difensiva collaudata, non solo nel PD, ma nel PD più che altrove questa retorica si salda a una narrazione identitaria di “superiorità etica” rispetto agli altri partiti. C’è poi un’altra componente, tutta interna alla cultura politica del centrosinistra: quella del garantismo selettivo. Quando un avviso di garanzia colpisce un esponente del centrodestra, le richieste di dimissioni sono immediate, le dichiarazioni roventi. Quando invece tocca un “compagno”, il garantismo torna comodo. E allora spazio alle frasi di circostanza, al silenzio istituzionale, al tempo per “valutare i fatti”. Ma il vero problema è che questa linea ambigua rischia di logorare, nel lungo periodo, la credibilità stessa del partito. Perché se ogni volta che c’è un’inchiesta si reagisce allo stesso modo – con sorpresa, incredulità e nessuna assunzione di responsabilità politica – il messaggio che arriva ai cittadini è chiaro: la coerenza vale solo quando conviene. In un’epoca in cui la trasparenza e l’assunzione di responsabilità sono sempre più richieste dai cittadini, forse al PD servirebbe meno perplessità e più chiarezza. Anche perché, a furia di dichiararsi “estranei ai fatti”, si rischia di diventare estranei anche alla realtà.









