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Bari scissa in due: la retorica del potere al Porto e la verità dell’arte in Fiera

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BARI – Venerdì 4 settembre 2026 rimarrà negli annali come la giornata in cui Bari ha mostrato, senza filtri, la sua profonda spaccatura sociopolitica. Tra le banchine del Porto commerciale e i padiglioni della Fiera del Levante si è consumato un cortocircuito istituzionale e culturale surreale. Da una parte la passerella identitaria di Fratelli d’Italia per celebrare il governo più longevo della storia repubblicana; dall’altra, la lucida contestazione in musica di Caparezza. In mezzo, una città blindata, il traffico in tilt e una piazza indignata. Presente a entrambi gli appuntamenti, ho potuto toccare con mano l’abisso che separa il racconto della propaganda dalla realtà del paese reale.

Il capriccio del palco svanito e lo strappo con la città

L’arrivo di Giorgia Meloni a Bari è nato sotto il segno di una palese sgrammaticatura istituzionale. La Premier ha scelto il capoluogo pugliese per blindare la sua narrazione di successi, ma la trasferta ha rivelato fin da subito le sue crepe. In prima battuta, gli organizzatori di partito avevano messo gli occhi sulla Fiera del Levante per allestire la grande festa di governo. Peccato che la struttura fosse già occupata da oltre un anno dal concerto di Caparezza, tappa del tour Orbit Orbit. Nonostante le speculazioni su ipotetici boicottaggi, lo stesso artista molfettese ha dovuto precisare la banalità dei fatti: nessuna ostruzione, semplicemente una programmazione contrattuale antecedente. Fratelli d’Italia è stata così costretta a ripiegare in fretta e furia sull’area portuale.

Ma lo strappo più profondo si è consumato sul piano del galateo democratico. Alla kermesse non erano presenti nè il Sindaco di Bari Vito Leccese né il parlamentare europeo Antonio Decaro. Un’assenza forzata che ha trasformato la presenza della Presidente del Consiglio non in una visita istituzionale alla città, ma in un comizio privato di fazione. Nel suo discorso, la Meloni ha rivendicato i quattro anni di esecutivo attaccando le opposizioni e ostentando numeri trionfalistici, ma l’assenza dei rappresentanti locali ha ribadito l’incapacità del governo di dialogare con i territori che non gli appartengono politicamente.

L’inno alla ragione: il concerto di Caparezza

Spostandosi di pochi chilometri verso la Fiera del Levante, l’atmosfera cambiava radicalmente. Mentre al Porto risuonavano gli slogan di partito, oltre quindicimila persone riempivano la Fiera per assistere a una vera e propria lezione di critica sociale. Il concerto di Caparezza è stato un trionfo assoluto di energia e contenuti. Il rapper molfettese ha guidato il pubblico in uno show affilato, infiammando la platea con i suoi storici successi e le traccia di Orbit Orbit.

Tra rime taglienti e scenografie surreali, Caparezza non ha risparmiato stoccate al potere, all’ipocrisia della politica mediatica e al conformismo. Il suo messaggio è arrivato forte e chiaro: la necessità di mantenere il pensiero critico di fronte all’omologazione e alla propaganda. Nessun comizio urlato, ma la potenza della satira e dell’arte che rivendica la propria indipendenza.

Proteste, caos e il prezzo pagato dai cittadini

A fare da cornice a questo duello a distanza è stata una Bari stretta d’assedio. Il corteo di protesta di oltre mille manifestanti – tra cori di “Meloni vattin!”, bandiere palestinesi e striscioni contro l’Autonomia Differenziata – ha attraversato il centro cittadino iper-presidiato dalle forze dell’ordine.

A pagare il prezzo più alto della concomitanza tra comizio, concerto e il rientro degli atleti dei Giochi del Mediterraneo sono stati i cittadini. La viabilità è andata completamente in tilt, con deviamenti Amtab, blocchi del traffico e un’emergenza logistica che ha colpito duro anche l’aeroporto di Bari Palese, intasato da un picco di oltre 26.000 passeggeri. Bari ha vissuto una giornata di passione, divisa tra la retorica dell’autoreferenzialità politica e la vitalità di una piazza che non si piega alle narrazioni di comodo.

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