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Basilica di Santa Maria della Sanità e Catacombe di San Gaudioso: il cuore verticale di Napoli

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Nel Rione Sanità, sotto l’ombra del Ponte della Sanità, si alza una cupola maiolicata giallo-verde che i napoletani conoscono bene: è quella della Basilica di Santa Maria della Sanità, detta da tutti “chiesa d’ ’o Munacone”.

Ma questa basilica non è solo una chiesa. È un ponte tra due mondi: il barocco napoletano del Seicento e il sottosuolo paleocristiano. Sopra la preghiera, sotto la memoria.

“’o Munacone” viene da San Vincenzo Ferrer, frate domenicano del 1300, gigante per statura e per fede. “Munacone” è “il monaco grande”. I napoletani lo amarono tanto che la chiesa gli fu dedicata, insieme alla Madonna della Sanità. Tutto inizia nel 1577, quando nelle Catacombe di San Gaudioso viene ritrovata una tavola della Madonna con Bambino, databile V-VI secolo. È l’immagine mariana più antica di Napoli. Il ritrovamento spinse i fedeli a chiedere una chiesa in quel punto.

La costruzione parte il 19 settembre 1602 su progetto di Fra’ Giuseppe Nuvolo, architetto domenicano geniale. Lui non cancella il passato: lo ingloba. Tra il 1602 e il 1613 nasce una chiesa nuova, ma il presbiterio viene rialzato proprio per lasciare libero l’accesso alle catacombe sottostanti. Un’idea modernissima per l’epoca. Varcarne il portale significa entrare nel barocco meridionale più puro:

Cupola maiolicata del 1613, gialla e verde, visibile da tutto il quartiere.
Altari in marmo policromo e stucchi del primo Settecento sulla facciata.
Affreschi di Luca Giordano: La contemplazione della Maddalena, Le nozze mistiche di Santa Rosa da Lima del 1672.
Madonna della Sanità: la tavola bizantina ritrovata nelle catacombe, cuore della devozione del quartiere.
Cappella di San Vincenzo Ferrer: 2 ovali raccontano i suoi miracoli più famosi. Uno salvò un muratore che stava precipitando, tenendolo sospeso a mezz’aria. L’altro resuscitò una donna morta.

La basilica è stata per secoli il centro della riforma domenicana del quartiere, guidata da Padre Ambrogio Pasca alla fine del Cinquecento.

Le Catacombe di San Gaudioso: Napoli sotterranea

Sotto i nostri piedi c’è un’altra Napoli. Le Catacombe di San Gaudioso sono tra le 4 grandi catacombe napoletane, insieme a San Gennaro, San Severo e San Pietro ad Aram.  San Gaudioso era un vescovo africano scappato dai Vandali nel 439 d.C., approdò a Napoli con Sant’Agostino. Morì qui e fu sepolto in queste grotte tufacee già usate in epoca greco-romana. Le catacombe presero il suo nome, nel percorso si può ammirare un cubículo affrescato: tombe dipinte con scene del Vecchio e Nuovo Testamento, tra le più antiche di Napoli. Troviamo poi le tombe ad arcosolio: sepolture dei primi cristiani scavate nel tufo.
Vi è poi la zona dei “teschi e ossa”: dal 1600 i frati domenicano usavano le catacombe anche come ossario. Teschi decorati e ossa compongono cappelle e decorazioni, un memento mori tipico del barocco napoletano.
Il presbiterio rialzato della chiesa di Nuvolo è letteralmente il “soffitto” delle catacombe, si scende qualche scalino e si passa dal 1600 al 400 d.C. in 10 secondi.

Le catacombe furono abbandonate dopo la peste del 1656 e riscoperte solo in epoca moderna. Oggi sono gestite e valorizzate, simbolo del riscatto culturale del Rione Sanità.

Qui architettura, fede e storia si stratificano in verticale:
Piano -2: Napoli greco-romana e paleocristiana, le catacombe.
Piano 0: Seicento domenicano, Fra’ Giuseppe Nuvolo, Luca Giordano.
Piano +1: La cupola che guarda il Rione Sanità di oggi.

Come dicono i locali, qui “l’architettura è attraversamento tra il tempo dei vivi e la memoria dei primi cristiani”. La basilica ha dato identità e riscatto a un quartiere spesso raccontato solo per le sue difficoltà. Le catacombe di San Gaudioso si visitano solo con guida e partendo dalla basilica o dal centro visite del Rione Sanità. L’accesso è proprio sotto il presbiterio rialzato della chiesa.

La particolarità della Basilica di Santa Maria della Sanità è proprio questa: l’accesso alle Catacombe di San Gaudioso è diretto dalla chiesa.

Fra’ Giuseppe Nuvolo nel 1602 progettò la basilica con il presbiterio rialzato apposta per non cancellare le catacombe sottostanti.
Sotto l’altare maggiore c’è proprio il collegamento: qualche scalino e scendi nella basilica paleocristiana del 400 d.C.

È una delle poche chiese al mondo dove “entri per pregare e scendi per fare archeologia”. Dal Seicento al 400 d.C. in 20 scalini.

Antonietta Cacace

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