La Banca Centrale Europea ha varato un rialzo di 0,25 punti percentuali, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Questa stretta creditizia ha un impatto diretto sul portafoglio delle famiglie, facendo immediatamente lievitare le rate dei mutui a tasso variabile e rendendo più onerosi i prestiti personali.Il recente giro di vite monetario della BCE si riflette in modo diverso a seconda della tipologia di finanziamento immobiliare scelta:
- tasso variabile: questa categoria è la prima a subire il contraccolpo. Gli indicatori di riferimento seguono a ruota le decisioni di Francoforte. Di conseguenza, chi ha un mutuo variabile vedrà un incremento immediato della rata, con rincari stimati in diverse decine di euro al mese.
- tasso fisso: chi ha sottoscritto un mutuo a tasso fisso può dormire sonni tranquilli. Le rate pattuite al momento della stipula rimangono blindate e insensibili alle oscillazioni decise dalla BCE.
Non sono solo i mutui della casa a subire la scossa del rialzo; l’aumento del costo del denaro si propaga a tutto il sistema bancario, penalizzando chiunque abbia intenzione di accedere a nuovi finanziamenti.
I prestiti personali, finalizzati o meno, registrano un rincaro dei tassi di interesse applicati.In una fase di stretta monetaria, inoltre, gli istituti di credito tendono ad alzare l’asticella dei requisiti, rendendo più complessa l’approvazione di nuove pratiche.









