Un nuovo gesto di estremo amore e disperazione ha toccato questa mattina, domenica 19 aprile 2026, la città di Bergamo. Intorno alle 9:45, i sensori della “Culla per la vita” presso la sede della Croce Rossa nel quartiere Loreto si sono attivati, segnalando la presenza di un neonato. Il piccolo, un maschietto risultato in buone condizioni di salute, è stato immediatamente preso in carico dagli operatori e trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII.
Il biglietto della madre: un addio pieno d’amore
Accanto al bambino è stato rinvenuto un messaggio commovente, presumibilmente scritto dalla madre, che spiega le ragioni di una scelta così sofferta:
“Ti auguro una vita piena di gioia e serenità che in questo momento non ti possiamo dare. Ma ti amo tanto”.
Il biglietto testimonia una condizione di profonda difficoltà economica o personale, ma anche il desiderio di garantire al figlio un futuro sicuro attraverso un abbandono protetto, in una struttura riscaldata e monitorata.
I precedenti e il sistema di protezione
Si tratta della seconda volta che il presidio di Bergamo viene utilizzato. Il primo caso risale al 3 maggio 2023, quando nella culla fu adagiata la piccola Noemi, anch’essa accompagnata da una lettera carica di dolore.
La “Culla per la vita” è un dispositivo tecnologico evoluto che rappresenta l’erede moderna della storica “ruota degli esposti”. Le sue caratteristiche principali sono:
- Anonimato totale: Non sono presenti telecamere esterne per tutelare la privacy di chi lascia il bambino.
- Sicurezza climatica: L’ambiente è riscaldato e confortevole per proteggere il neonato.
- Allarme immediato: Una volta chiuso lo sportello, un sensore allerta il 118 e il personale medico, garantendo soccorsi in pochissimi minuti.
La situazione in Lombardia e la legge sull’anonimato
Mentre la culla di Bergamo si conferma un presidio vitale, altre strutture simili restano inutilizzate, come quella degli Spedali Civili di Brescia (installata nel 2007). In Italia si contano circa 60 culle, ma la loro distribuzione è disomogenea: regioni come Calabria, Sardegna e Trentino ne sono sprovviste, mentre la Lombardia ne ospita circa dieci.
È fondamentale ricordare che la legge italiana offre un’alternativa sicura e legale: il parto in anonimato. Ogni donna può partire in ospedale senza riconoscere il bambino, ricevendo assistenza sanitaria gratuita e garantendo al neonato l’immediata tutela giuridica e l’adozione, senza incorrere nel reato di abbandono di minore.









