L’insostenibile leggerezza ed inadeguatezza dell’essere neomelodico

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di Adriano Rescigno*

Andiamo subito al sodo, quanto accaduto a Fisciano nelle scorse ore è soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso colmo di ignoranza, messaggi sbagliati, “ammore e malavita” e perché no, qualche messaggio ai “fratelli” dei fratelli non ospitati nelle patrie galere. E’ arrivato il momento di una presa di posizione seria verso il fenomeno dei neomelodici che solo per il 10 per cento dei casi non mostra contiguità con il fenomeno camorristico, una presa di coscienza e di cultura, indirizzando pubblico e ragazzi verso l’unico messaggio possibile: “Fratelli carcerati? Allora restateci”. Precisiamo che io non so chi sia Vincenzo Niko Pandetta, ne tantomeno ascolto la sua musica, parlano per lui una condanna a sei anni per droga ed un pedigree di tutto rispetto: nipote del boss condannato all’ergastolo, Turi Cappello; mi sconcerta non tanto la dedica ai detenuti nella sua ultima apparizione a Fisciano – visto che il fenomeno neomelodico nasce appunto per portare alla ribalta un mondo perverso e malsano e soprattutto nasce per portare messaggi che se non sono di morte di poco mancano visto che è un continuo marcare il territorio, un po’ come i cani – mi sconcerta che ci sia davvero qualcuno ad applaudire, ad ascoltare questi lamenti in musica (e non mi soffermo nemmeno sul fatto che i carabinieri della compagnia di Mercato San Severino abbiano rilevato diverse difformità e presto scatteranno sanzioni ed il Comune fa sapere di aver autorizzato nessuno spettacolo davanti al bar in questione, visto che da personaggi simili tali circostanze me le aspetto), e poi anche a dare seguito sui social a giustificazioni tipo “I detenuti a cui ho dedicato l’esibizione sono solo dei poveri padri che hanno sbagliato, ora lontani da casa, e che saranno perdonati da Dio”. A Pandè, io conosco Poveri Padri che per portare il pane a casa lavorano 9 ore in cantiere oppure 8 ore in una pizzeria oppure raccolgono i cartoni la notte davanti ai locali per ricavarci qualcosa al mattino, e loro da Dio sono già perdonati, e non perché sono ospiti delle patrie galere, perché sacrificio non combacia con il delinquere e poi andare in carcere per pagare, questo si chiama giusta pena. Dunque, il consigliere regionale Borrelli ci regala ancora una volta degni esempi di indecenza e dispiace constatare che anche la nostra bella provincia di Salerno non è immune a tali elementi, pazienza, l’unica fortuna è che il seguito è la minoranza. In conclusione, ed il Pandetta dovrebbe di suo pugno pagare questo giornale per le righe che gli sta dedicando, l’augurio è che si sappia distinguere la giusta vita, la giusta causa e la giusta pena, per il resto, caro Pandetta, ma vaf****, tu ed i “fratelli ingiustamente carcerati”, come si suol dire. Al maggiore Alessandro Cisternino non può che andare in ultimo l’augurio di far al più presto luce sull’indecente accidente musicale manifestatosi. Ma pure tu, gestore del bar, ma proprio Pandetta dovevi chiamare per farti pubblicità? …Sempre se non sei anche tu uno che crede che i “fratelli” al 41 bis siano brave persone che purtroppo lo Stato ha portato all’errore. Ma per cortesia…

*direttore responsabile

 

 

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