
Nel cuore dell’Emilia, Bologna è finita sotto i riflettori per una decisione che ha scatenato un acceso dibattito politico e sociale: la distribuzione gratuita di pipe per il consumo di crack da parte del Comune. Una misura che, secondo l’amministrazione guidata dal Partito Democratico, rientra in una strategia di “riduzione del danno”. Ma per molti, è un segnale allarmante: lo Stato sta davvero legittimando l’illegalità? Il Comune ha avviato la distribuzione di 300 pipe in alluminio, dal costo complessivo di circa 3.500 euro, attraverso operatori di strada e centri di assistenza come Fuori Binario. L’obiettivo dichiarato è quello di limitare i danni fisici causati dall’uso di strumenti improvvisati, come sanguinamenti, tracheiti e infezioni. Secondo l’assessora al Welfare Matilde Madrid, il 55% degli utenti è italiano, e l’intervento mira a intercettare e assistere queste persone prima che la situazione degeneri. La destra italiana ha reagito con durezza. Matteo Salvini ha definito la misura “follia”, sostenendo che “la droga è morte e fa schifo”⁽¹⁾. Fabio Rampelli (FdI) ha accusato il Comune di nostalgia per le politiche degli anni’90, quando si distribuivano metadone e si aprivano stanze del consumo⁽³⁾. Per molti esponenti del centrodestra, questa iniziativa non è altro che un incentivo al consumo di sostanze stupefacenti, finanziato con denaro pubblico. Dall’altra parte, il PD difende la scelta come parte di un approccio scientificamente riconosciuto per affrontare la dipendenza. Andrea De Maria, deputato PD, ha accusato la destra di strumentalizzare la questione per fini politici, sottolineando che l’obiettivo è aiutare le persone a uscire dalla dipendenza. La questione solleva interrogativi profondi: è giusto fornire strumenti per un’attività illegale se questo può ridurre i danni alla salute? O si rischia di normalizzare e persino incoraggiare il consumo di droghe? La risposta dipende dalla visione che si ha del ruolo dello Stato: protettore della salute pubblica o garante della legalità? Secondo i dati dell’Ausl, i casi di consumo di crack sotto le torri sono in aumento: 518 utenti registrati al 30 giugno 2025, di cui 134 nuovi casi. Un trend che preoccupa e che ha spinto il Comune a intervenire con misure non convenzionali. Questo esperimento di Bologna potrebbe diventare un precedente per altre città italiane. Ma resta il nodo centrale: può la politica combattere la dipendenza senza compromettere la legalità? E soprattutto, chi decide dove finisce la cura e dove inizia la complicità?









