Ricevere un bonifico per errore e decidere di trattenerlo non costituisce più un reato penale. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, che ha chiarito un punto cruciale destinato a incidere su numerosi casi simili. Il caso nasce da una precedente condanna per appropriazione indebita nei confronti di un uomo che aveva scelto di non restituire una somma ricevuta per errore. La Cassazione ha però annullato la condanna, evidenziando l’assenza di un elemento fondamentale: il cosiddetto “vincolo di destinazione”. In sostanza, per configurare il reato è necessario che il denaro venga consegnato con uno scopo preciso e consapevole. In un bonifico errato questo elemento manca, rendendo quindi non applicabile la fattispecie penale.
Attenzione però: la decisione non significa che il denaro possa essere trattenuto liberamente. Il comportamento rientra infatti nell’ambito dell’illecito civile, regolato dalla disciplina dell’indebito. Chi ha effettuato il bonifico per errore può agire legalmente per ottenere la restituzione delle somme, avviando una causa civile. Il destinatario del bonifico potrebbe ricevere una diffida, essere citato in giudizio e, oltre a restituire l’importo, essere condannato a pagare anche interessi e spese legali. In altre parole, il rischio non è più il carcere, ma una causa civile praticamente certa e spesso economicamente più gravosa.
La pronuncia della Cassazione segna un cambio importante: trattenere un bonifico errato non è più un reato penale, ma resta un comportamento illecito. Il messaggio è semplice: quei soldi non sono un regalo e, prima o poi, dovranno essere restituiti.









