
Presunte irregolarità nella vendita di immobili: scoppia lo scandalo che rischia di travolgere i vertici dell’Unione
BRUXELLES — Giovedì mattina, alle prime luci dell’alba, il cuore politico dell’Europa è stato scosso da un’operazione di polizia senza precedenti. Le forze dell’ordine belghe, su mandato della European Public Prosecutor’s Office (EPPO), hanno fatto irruzione in più sedi della Commissione Europea a Bruxelles, portando avanti perquisizioni e sequestri di documenti nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità nella vendita di immobili di proprietà dell’Unione. Le autorità giudiziarie stanno indagando su una maxi-operazione immobiliare conclusa nel 2024, quando la Commissione sotto la responsabilità dell’allora commissario al bilancio Johannes Hahn ha venduto 23 edifici dell’UE per circa 900 milioni di euro al fondo sovrano belga SFPIM. Secondo quanto trapelato, gli investigatori sospettano che la procedura non abbia rispettato tutte le norme di trasparenza e concorrenza dovute, aprendo così il vaso di Pandora su possibili conflitti di interesse, anomalie nelle valutazioni e responsabilità politiche di alto livello. EPPO ha confermato di essere impegnata in attività di raccolta prove nel quadro di questa indagine, ma ha precisato che per non compromettere il procedimento non sono disponibili ulteriori dettagli. L’operazione ha visto agenti scorrere gli uffici della Commissione, con perquisizioni concentrate in particolare nelle aree collegate alla gestione del patrimonio immobiliare e del bilancio. Dipendenti e funzionari sono stati presi alla sprovvista, con alcuni testimoni che parlano di documenti sequestrati e caos negli uffici già dalle prime ore del mattino. Fonti non ufficiali descrivono un clima di tensione ai piani alti delle istituzioni europee: collaboratori stretti di ex commissari e dirigenti della Commissione sono al centro delle attenzioni investigative mentre emergono richieste di chiarimenti anche da parte di gruppi politici al Parlamento europeo. Al centro del mirino c’è soprattutto Johannes Hahn, oggi inviato speciale dell’UE per il problema di Cipro e in passato commissario al bilancio europeo. La gestione del dossier immobiliare che riguarda beni dislocati in tutta Bruxelles e potenzialmente strategici risulta al momento la pietra angolare dell’inchiesta. È importante sottolineare che Hahn non è stato formalmente accusato né arrestato: come da prassi, ogni indagato è considerato innocente fino a prova contraria. Tuttavia, l’ombra di possibili violazioni nella gestione di asset pubblici europei ha già fatto tremare i vertici UE. La notizia ha innescato un terremoto politico. Alcuni eurodeputati di opposizione chiedono trasparenza immediata sui criteri di vendita, mentre nei gruppi pro-riforma si invoca un’inchiesta parlamentare parallela per fare piena luce sui fatti. Il sospetto, in ambienti critici, è che la vendita possa aver favorito soggetti con legami politici o finanziari poco chiari, gettando un’ombra sulla reputazione di Bruxelles proprio mentre l’UE si presenta come baluardo di legalità. Questa inchiesta si inserisce in un periodo in cui le istituzioni comunitarie sono già state scosse da altri episodi di sospette irregolarità e blitz giudiziari. Solo pochi mesi fa, ad esempio, la polizia belga aveva arrestato e interrogato figure di alto profilo come l’ex Alto rappresentante Federica Mogherini in un’altra indagine su appalti e frodi nei programmi per diplomati — anch’essa condotta dall’EPPO con perquisizioni in sedi dell’UE e nella prestigiosa College of Europe a Bruges. Al momento non è chiaro se l’indagine si tradurrà in incriminazioni formali, ma ciò che è certo è che Bruxelles si trova in una fase di forte tensione istituzionale e reputazionale. La Commissione ha dichiarato di voler «collaborare pienamente con le autorità competenti», ma questa operazione giudiziaria rischia di trasformarsi in un caso politico di ampia portata. Resta da vedere se l’EPPO rivelerà nei prossimi giorni nuovi dettagli, nomi e possibili capi d’accusa. Bruxelles aspetta, con il fiato sospeso, la prossima mossa di questa inchiesta che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui l’Unione gestisce il proprio patrimonio e la fiducia dei cittadini europei.









