venerdì, Febbraio 13, 2026
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Bufera giudiziaria su un poliziotto stimato a Ventimiglia: la difesa smonta le accuse

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Ventimiglia. «Le accuse nei confronti del mio assistito sono prive di ogni fondamento, sia per quanto riguarda i fatti in sé sia dal punto di vista del diritto». È netta e senza sfumature la posizione dell’avvocato Giovanni Carbone, legale dell’assistente capo di Polizia Maggio Bellino Aprile, in servizio presso il Commissariato di Ventimiglia e finito sotto indagine per una serie di reati di estrema gravità.

Al poliziotto vengono contestate, a vario titolo, ipotesi di omissione di atti d’ufficio, falso ideologico, lesioni personali, minacce aggravate, peculato, abuso della funzione pubblica e violazioni della legge 121 del 1981, la norma che ha riorganizzato l’amministrazione della Pubblica sicurezza. Accuse che hanno portato il pubblico ministero a richiedere al giudice per le indagini preliminari l’adozione di una misura interdittiva. Una richiesta che la difesa contesta in modo deciso. «Abbiamo svolto la nostra attività di indagini difensive spiega l’avvocato Carbone  e abbiamo chiesto il rigetto dell’istanza del pubblico ministero. A nostro parere si tratta di una richiesta destituita di ogni fondamento, sia per quanto riguarda i fatti, che sono stati mal interpretati, sia dal punto di vista giuridico, perché mancano i presupposti per adottare una misura di questo tipo».

Secondo il legale, gli elementi raccolti dagli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal sostituto procuratore Antonella Politi, sarebbero «veramente molto deboli», al punto da non configurare nemmeno «elementi di prova» idonei a sostenere le ipotesi di reato più gravi contestate all’agente.

Particolare attenzione viene posta dalla difesa su uno dei punti più delicati dell’inchiesta, quello relativo alla presunta circuizione di un anziano nell’ambito di una compravendita immobiliare. Anche su questo aspetto, sottolinea Carbone, «siamo di fronte a una questione totalmente destituita di fondamento, sia nei fatti che nel diritto». Non vi sarebbe mai stata, secondo la difesa, alcuna condotta riconducibile alla circuizione di incapace: «È stato subito certificato che non c’è stata alcuna azione di questo tipo, ma che si tratta di un fatto relegato a un ambito strettamente familiare e non tra estranei». L’anziano coinvolto, infatti, sarebbe parente del poliziotto e non risulterebbe alcuna contestazione né in sede penale né in sede civile.

Nella corposa memoria depositata agli atti, la difesa sostiene di aver prodotto elementi tali da «scardinare l’impianto accusatorio», motivo per cui è stato chiesto il rigetto della richiesta del pubblico ministero, definita «totalmente priva dei presupposti giuridici necessari». Intanto, la vicenda ha acceso un forte dibattito in città. Maggio Bellino Aprile è un poliziotto molto conosciuto a Ventimiglia e, secondo quanto emerge da ambienti cittadini, gode di grande stima personale e professionale. Prima ancora che come agente, viene descritto da molti come una persona disponibile, sempre pronta a dare una mano e ad ascoltare chi aveva bisogno di un consiglio o di un aiuto. In questo contesto, non manca chi invita alla prudenza e al rispetto del principio di presunzione di innocenza, sottolineando come un’esposizione mediatica così intensa venga raramente riservata anche a soggetti già condannati per reati gravi. Una parte della cittadinanza, pur attendendo con rispetto l’esito delle indagini e le decisioni della magistratura, continua a esprimere fiducia nell’operato del poliziotto, ribadendo che, fino a prova contraria, per molti resta una persona innocente.

L’intervista dell’avvocato difensore è stata estrapolata da Riviera24 testata giornalistica locale. 

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