Il Burkina Faso ha approvato una legge che introduce pene detentive da due a cinque anni per chiunque commetta “pratiche omosessuali”. Il testo, adottato all’unanimità dai 71 membri dell’Assemblea Legislativa di Transizione (ALT), organo che funge da parlamento dopo il colpo di Stato militare di quasi tre anni fa, prevede anche multe pecuniarie e, per i cittadini stranieri, l’espulsione immediata dal Paese.
Secondo il ministro della Giustizia Edasso Rodrigue Bayala, la misura si inserisce in una più ampia riforma del Codice della persona e della famiglia, accompagnata da una campagna di “sensibilizzazione nazionale”.
Con questa decisione, il Burkina Faso si aggiunge alla lista dei paesi africani che mantengono o irrigidiscono la legislazione contro la comunità LGBTQ+. Attualmente, in 30 dei 54 Stati africani le relazioni omosessuali sono illegali: in Tanzania, Zambia, Sierra Leone e Gambia la pena può arrivare all’ergastolo; in Nigeria, Kenya e Malawi si rischiano fino a 14 anni di reclusione.
Secondo i dati dell’International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, and Intersex Association (Ilga World), un terzo dei paesi del mondo criminalizza ancora l’omosessualità, con sanzioni che vanno dalla detenzione alla pena di morte. L’organizzazione, nel suo rapporto 2023, ha denunciato una “preoccupante regressione” in Africa e in alcune regioni dell’Asia, in netto contrasto con la tendenza globale verso la depenalizzazione e una maggiore tutela dei diritti della comunità LGBTQ+.









