Trecentotrenta anni di carcere. È questa la pesantissima condanna inflitta dal Tribunale di Napoli ai membri del clan Sautto-Ciccarelli, storica organizzazione camorristica operante a Caivano e nei comuni limitrofi dell’hinterland a nord di Napoli. Il processo, frutto di una lunga e articolata indagine della Direzione Distrettuale Antimafia, ha messo sotto accusa oltre trenta imputati ritenuti affiliati o vicini al gruppo criminale responsabile, secondo l’accusa, di una fitta rete di traffici illeciti tra cui spiccano lo spaccio di droga, le estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori locali, la detenzione di armi da guerra e numerosi episodi di violenza tra cui omicidi e tentati omicidi legati al controllo del territorio. Il clan, emerso nel panorama criminale come una delle nuove leve della camorra post-Alleanza di Secondigliano, si era affermato con metodi brutali e una strategia militare, arruolando giovani spietati e stringendo alleanze tattiche con altri gruppi della zona per contrastare le famiglie rivali, tra cui i Mazzarella e i Marino. Le sentenze sono arrivate dopo mesi di udienze e grazie al contributo di collaboratori di giustizia che hanno ricostruito con dovizia di particolari l’organigramma della cosca e le dinamiche criminali interne. Le condanne, che vanno da pochi anni fino a pene superiori ai vent’anni per i capi storici, riguardano figure apicali, luogotenenti e gregari, alcuni dei quali ancora in stato di latitanza. Tra i reati contestati figurano anche la detenzione e il porto abusivo di armi, l’associazione a delinquere di stampo mafioso, l’intimidazione a scopo estorsivo, nonché l’organizzazione di piazze di spaccio attive h24 nel Parco Verde di Caivano, vero cuore operativo del sodalizio. Determinante nel processo è stata la mole di prove raccolte nel corso degli anni da carabinieri e polizia giudiziaria, che hanno documentato incontri, consegne di droga, riscossione del pizzo e ordini di morte impartiti attraverso cellulari criptati. I magistrati della DDA hanno sottolineato nel corso della requisitoria come il clan non fosse solo un gruppo armato dedito alla violenza, ma una struttura ben radicata nel tessuto sociale, in grado di esercitare un controllo asfissiante sulle attività economiche locali, condizionando appalti, assunzioni e perfino dinamiche familiari. L’operazione si inserisce in una più ampia strategia repressiva volta a disarticolare le nuove generazioni camorristiche che negli ultimi anni hanno cercato di colmare i vuoti lasciati dai grandi arresti delle precedenti decadi. Soddisfazione è stata espressa dai vertici delle forze dell’ordine e dalla Direzione Nazionale Antimafia, che hanno ribadito l’importanza della collaborazione dei cittadini e del rafforzamento degli strumenti di prevenzione nei territori ad alta densità criminale. La sentenza rappresenta un duro colpo per il clan Sautto-Ciccarelli e un segnale forte dello Stato in una zona martoriata da anni di illegalità, degrado e silenzi. Le indagini, comunque, non si fermano: restano aperti altri filoni su possibili complicità esterne e sui canali internazionali di approvvigionamento della droga, elemento centrale dell’economia del clan.









