venerdì, Febbraio 13, 2026
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Camorra, il Riesame lascia in carcere il boss Enzo D’Alessandro: confermata la linea dura dei giudici

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Il Tribunale del Riesame ha deciso di lasciare in carcere Enzo D’Alessandro, figura ritenuta di vertice negli equilibri camorristici del territorio, respingendo l’istanza difensiva che puntava a un alleggerimento della misura cautelare, una decisione che arriva dopo settimane di attesa e che rafforza l’impianto accusatorio costruito dagli inquirenti, fondato su un quadro indiziario definito grave, coerente e attuale, secondo i giudici non si è affievolito né il rischio di reiterazione dei reati né quello di inquinamento probatorio, elementi che giustificano la permanenza in carcere di un soggetto ritenuto ancora capace di esercitare influenza e controllo anche dall’interno delle mura detentive, le carte parlano di un ruolo apicale, di una capacità decisionale che va oltre il singolo episodio e si inserisce in una strategia criminale più ampia, fatta di alleanze, intimidazioni e gestione del territorio, il Riesame ha sottolineato come il profilo di D’Alessandro non sia quello di un comprimario ma di un soggetto centrale negli assetti camorristici, capace di orientare scelte e azioni di altri affiliati, ed è proprio questo peso specifico a rendere insufficiente qualsiasi misura alternativa al carcere, la decisione rappresenta un segnale chiaro anche sul piano simbolico, perché ribadisce che per chi ricopre ruoli di comando nella criminalità organizzata non possono esserci scorciatoie procedurali né letture indulgenti, da cronista non posso non riflettere su quanto ogni provvedimento del genere abbia un valore che va oltre il singolo nome, perché parla a un territorio spesso stanco, sfiduciato, abituato a vedere boss entrare e uscire dalle aule giudiziarie come se fosse un gioco a porte girevoli, lasciare in carcere un capo riconosciuto significa spezzare, almeno temporaneamente, quella sensazione di impunità che alimenta la forza delle organizzazioni criminali, ma allo stesso tempo ricorda quanto sia fragile l’equilibrio tra repressione e prevenzione, perché la detenzione di un boss non basta se non è accompagnata da un lavoro costante sul contesto sociale che rende possibile il suo potere, il Riesame oggi ha fatto la sua parte riaffermando la centralità della giustizia e la necessità di proteggere la collettività, ora la sfida è far sì che questa decisione non resti un episodio isolato ma diventi parte di una strategia più ampia, capace di togliere alla camorra non solo i capi, ma il consenso, il silenzio e la rassegnazione su cui continua a prosperare.

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