La presentazione della giunta di Roberto Fico davanti al Consiglio regionale della Campania segna formalmente un passaggio istituzionale atteso ma non risolutivo, perché se da un lato l’atto conferma l’avvio operativo della nuova stagione politica, dall’altro mette a nudo tutte le tensioni irrisolte che attraversano l’aula e i partiti, in un clima che resta carico di diffidenze, rivendicazioni e calcoli interni, Fico ha scelto un tono istituzionale, richiamando la necessità di lavorare con spirito unitario, di dare risposte rapide ai territori e di superare le contrapposizioni sterili, ma le parole si sono scontrate con una realtà fatta di commissioni ancora da definire, di equilibri delicatissimi tra le forze di maggioranza e di un’opposizione pronta a sfruttare ogni crepa, la promessa di una “soluzione imminente” sulla composizione delle commissioni consiliari suona come un tentativo di rassicurazione, ma tra i banchi si avverte chiaramente che le trattative sono tutt’altro che chiuse e che il rischio di un logoramento precoce della legislatura non è affatto remoto, perché le commissioni non sono un dettaglio tecnico ma il vero cuore del potere legislativo regionale, il luogo dove si indirizzano le scelte, si controlla l’azione di governo e si costruiscono alleanze, ed è proprio lì che emergono le tensioni più forti, tra chi chiede rappresentanza, chi teme di restare ai margini e chi misura ogni mossa in funzione di futuri assetti politici, sul fronte opposto il centrodestra vive una fase altrettanto complessa, segnata dal caso Zannini che pesa come un macigno sul dibattito e che rischia di trasformarsi in un boomerang politico, perché mentre la maggioranza è chiamata a dimostrare coesione e capacità di governo, l’opposizione è costretta a fare i conti con una vicenda giudiziaria che impone prudenza, silenzi imbarazzati e una difficile gestione dell’immagine pubblica, il risultato è un Consiglio regionale che appare sospeso, bloccato in una fase di assestamento che rischia di diventare immobilismo, mentre fuori dall’aula la Campania continua a fare i conti con emergenze strutturali come sanità, trasporti, ambiente, lavoro e politiche sociali, da cronista ma anche da osservatore critico della politica regionale, la sensazione è che si stia perdendo tempo prezioso in giochi di posizionamento che poco hanno a che fare con le priorità dei cittadini, Fico ha davanti a sé una sfida enorme, perché non basta presentare una giunta per governare davvero, serve autorevolezza, capacità di mediazione e soprattutto il coraggio di imporre una linea chiara anche a costo di scontentare qualcuno, allo stesso modo il centrodestra è chiamato a dimostrare di saper fare opposizione sui contenuti e non solo sulle difficoltà altrui, liberandosi rapidamente di ogni ombra che possa indebolirne la credibilità, questa fase iniziale della legislatura appare quindi come un banco di prova decisivo, perché se le tensioni resteranno il tratto dominante, il rischio è quello di una Campania prigioniera delle sue stesse dinamiche politiche, incapace di trasformare le promesse in atti concreti, e allora la distanza tra istituzioni e cittadini, già profonda, rischierà di diventare irreversibile.









