Ieri mattina la Regione Campania si è presentata in Commissione Bilancio con l’obiettivo dichiarato di difendere i diritti di tutti i cittadini campani, ma quello che è emerso è uno scenario di contraddizioni, omissioni e interrogativi aperti sulle attività finanziate, con molti progetti annunciati e fondi spesi, ma con gravi lacune nelle priorità effettive: tra queste la bonifica della Scafatella di Afragola, una discarica storica che giace lì da 30 anni, simbolo dell’incapacità della politica di risolvere emergenze ambientali di lungo corso. Durante l’audizione, i rappresentanti regionali hanno dovuto confrontarsi con domande precise su fondi, piani di intervento e verifiche sull’utilizzo delle risorse, ma le risposte sono apparse frammentarie e generiche, incapaci di dare rassicurazioni concrete su come vengano allocate le somme pubbliche e su quali criteri siano state selezionate le priorità. Mentre si discuteva di bilanci, stanziamenti e progetti che riguardano scuole, infrastrutture e servizi, la questione della Scafatella è rimasta completamente ignorata, nonostante la sua pericolosità ambientale, sanitaria e sociale: tonnellate di rifiuti accumulati da decenni continuano a minacciare falde, suolo e comunità circostanti, in un contesto urbano già fortemente compromesso e con popolazioni che vivono quotidianamente con il rischio di esposizione a sostanze tossiche e nocive. La mancata attenzione della Regione su questo fronte evidenzia un problema strutturale nella gestione dei fondi pubblici e nella definizione delle priorità: progetti e interventi emergono in maniera episodica e spesso mediatica, mentre le emergenze storiche restano sepolte sotto la burocrazia e le promesse non mantenute. Gli interrogativi sollevati dai membri della Commissione riguardano non solo la trasparenza dei finanziamenti e la rendicontazione delle attività finanziate, ma soprattutto la capacità di programmare interventi coerenti e strategici, di assegnare risorse laddove servono realmente e di garantire che la tutela dei cittadini e dell’ambiente non sia sacrificata su logiche politiche o mediatiche. La Scafatella di Afragola, con i suoi 30 anni di rifiuti accumulati, diventa così il simbolo di un approccio che ignora le emergenze storiche e privilegia interventi “visibili” o mediaticamente appetibili, mentre la salute e la sicurezza dei cittadini restano in secondo piano, un’ombra lunga che attraversa la politica regionale e mette in discussione la credibilità delle istituzioni. Non si tratta solo di un ritardo tecnico o amministrativo: è un deficit di visione e di responsabilità, un monito per chi governa che le emergenze ambientali non possono essere ignorate e che il silenzio sulle priorità strategiche diventa complicità nei confronti di anni di incuria e rischio per le comunità. I cittadini di Afragola e dei comuni limitrofi attendono da decenni una bonifica concreta e immediata, e la Commissione Bilancio avrebbe potuto e dovuto affrontare il tema in maniera decisiva, ma invece il provvedimento non è nemmeno menzionato nei piani finanziari in discussione, lasciando spazio a rabbia, frustrazione e sfiducia verso chi governa e decide sul destino della Campania. L’episodio dimostra che in Campania la gestione dei fondi pubblici e delle emergenze storiche richiede più che mai trasparenza, responsabilità e controllo: le promesse non bastano, servono fatti, interventi mirati, piani esecutivi e monitoraggio costante, perché la salute e l’ambiente non possono aspettare 30 anni e non possono essere sacrificati sull’altare della politica o di logiche incomprensibili. La Scafatella resta lì, a testimoniare un fallimento di governo e una mancanza di priorità, e la politica regionale è chiamata a rispondere con urgenza: se il bilancio deve servire ai cittadini, allora la bonifica deve entrare immediatamente nei programmi concreti, con stanziamenti certi, tempi definiti e responsabilità chiare, perché trenta anni di rifiuti accumulati non possono diventare il prezzo della superficialità e del silenzio delle istituzioni, e la Campania non può continuare a pagare con la salute dei suoi cittadini la colpa di omissioni e ritardi.









