venerdì, Gennaio 16, 2026
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Campi Flegrei: allerta gialla confermata, ma la sicurezza resta un’ipotesi

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Napoli, Pozzuoli, Italia

 È ufficiale: i Campi Flegrei restano in stato di allerta gialla, fase 2 di “attenzione”.
La decisione è arrivata dopo la riunione della Commissione Grandi Rischi settore rischio vulcanico, che ha confermato il livello di preallerta per l’area flegrea. Ma dietro la rassicurante etichetta “fase di attenzione” si nasconde una realtà complessa e, per molti cittadini, ancora piena di interrogativi.

Un territorio che si solleva, ma le risposte restano ferme

Il Dipartimento della Protezione Civile, insieme all’INGV e agli enti locali, parla di un potenziamento del monitoraggio e di misure “non strutturali”, come attività formative, campagne informative ed esercitazioni. Eppure, nei fatti, nessuna esercitazione reale è stata svolta nelle zone più esposte. Non esistono hub di emergenza funzionanti, né piani di evacuazione condivisi per i residenti dei comuni più vulnerabili. La sensazione, sul campo, è che l’attenzione istituzionale resti soprattutto formale. Mentre il suolo si solleva, le rassicurazioni restano sospese. Secondo l’Osservatorio Vesuviano, tra il 27 ottobre e il 2 novembre sono stati registrati 149 terremoti con magnitudo superiore a 0 e un picco di 2.0. Le deformazioni del suolo mostrano un’accelerazione significativa: 20,5 millimetri al mese, contro gli 1,5 mm registrati fino a metà ottobre. Dall’inizio del fenomeno, il Rione Terra ha raggiunto un sollevamento complessivo di circa 155 centimetri, con una crescita media di 18 cm solo nel 2025. Anche la geochimica indica un’attività sostenuta: i flussi di gas restano elevati e il sistema idrotermale continua a riscaldarsi, segno di una dinamica ancora attiva nel sottosuolo flegreo.

Sismicità diffusa, rischio percepito e mancanza di strategia

Negli ultimi mesi la sismicità si è estesa: oltre 100 eventi a settimana, con epicentri sempre più diffusi anche verso il golfo di Baia e Bacoli. Un’anomalia coerente con il modello vulcano-tettonico, ma che rende ancora più urgente una pianificazione reale. Nonostante ciò, la popolazione resta senza simulazioni di evacuazione, percorsi di fuga o punti di raccolta sicuri.
In caso di emergenza, i cittadini non saprebbero dove dirigersi.
Tutto appare ancora “in fase di studio”: un equilibrio precario tra scienza, burocrazia e speranza.

“Nulla di nuovo sotto il sole”

Le parole del capo della Protezione Civile nazionale, Fabio Ciciliano, dopo l’ultima esercitazione a Napoli, riassumono bene la situazione:

“Nulla di nuovo sotto il sole.”

Una frase che suona come constatazione amara. L’allerta resta gialla, ma la fiducia dei cittadini è ormai grigia. La terra continua a muoversi, mentre la politica, le istituzioni e i tavoli tecnici sembrano muoversi con passo troppo lento. Nei Campi Flegrei il bradisismo non è solo un fenomeno geologico: è diventato un modo di vivere, fatto di scosse notturne, crepe nei muri e incertezze quotidiane. I residenti chiedono piani chiari, centri di accoglienza, vie di fuga, garanzie concrete. Ma per ora, il futuro resta scritto nella cenere del passato: monitoraggi e statistiche, ma nessuna soluzione reale per chi vive sopra uno dei vulcani più complessi d’Europa. Allerta gialla, territorio sospeso.
I Campi Flegrei attendono non solo il prossimo bollettino, ma anche una vera politica della sicurezza. Perché la scienza osserva, ma la vita quotidiana, qui, non può più aspettare.

Opinione  di Simona Carannante

Campi Flegrei, la terra si muove ma la politica resta ferma

C’è un’immagine che racchiude la realtà dei Campi Flegrei oggi: il suolo si solleva di centimetri, la paura cresce, e la risposta resta un documento su carta. Si parla di allerta gialla, di “fase di attenzione”, di “potenziamento del monitoraggio”. Ma a distanza di mesi, di concreto non si vede nulla. Le riunioni si susseguono, i tavoli tecnici discutono, le parole scorrono. Eppure nei quartieri più esposti da Pozzuoli a Bacoli, da Monte di Procida a Quarto non c’è un hub operativo, un piano di evacuazione reale, una simulazione pratica che permetta ai cittadini di sapere cosa fare e dove andare in caso di emergenza. Siamo un territorio che vive in equilibrio instabile tra scienza e burocrazia. Ogni giorno il bradisismo ricorda che la natura si muove con tempi suoi, mentre la macchina istituzionale continua a procedere con lentezza esasperante. Si fanno conferenze, si diffondono bollettini, ma la cultura della prevenzione resta solo un titolo di slide. E intanto la gente convive con scosse, crepe, ansia e rassegnazione. In un’area densamente abitata, senza vie di fuga reali e con un’edilizia fragile, la parola “attenzione” suona come una carezza che non cura. Serve una svolta: non più comunicati, ma presenza sul territorio, simulazioni vere, protocolli chiari e hub di sicurezza diffusi. Perché la paura non si placa con un numero di telefono o un comunicato stampa: si placa solo quando chi vive qui sa che qualcuno ha già pensato, concretamente, a come proteggerlo. La terra si muove, e con lei dovrebbe muoversi anche lo Stato. Perché finché l’allerta sarà solo un colore, la sicurezza resterà solo un’illusione.

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