
3/8/26: «Campi Flegrei? Il vulcano invisibile non si ferma, camera magmatica a 7 km di profondità. Rischio terremoti fino a 5.1 di magnitudo»
A vederla oggi, l’area dei Campi Flegrei appare come un territorio pianeggiante e densamente abitato, esteso da Monte di Procida fino a Posillipo e comprendente anche una vasta porzione sottomarina nel Golfo di Pozzuoli. Sotto questa apparente normalità, però, si muove una delle aree vulcaniche più complesse e studiate al mondo. La caldera flegrea è infatti interessata da una nuova fase di bradisismo, un fenomeno che negli ultimi vent’anni ha modificato profondamente il territorio.
L’attuale fase di sollevamento del suolo è iniziata nel 2005 e ha raggiunto valori molto significativi: nell’area di Pozzuoli il terreno si è innalzato di circa 165 centimetri, come evidenziato da Il Corriere della Sera.
Si tratta di un movimento importante, anche se inferiore ai grandi sollevamenti registrati durante le crisi bradisismiche degli anni Settanta e Ottanta, quando il suolo arrivò a innalzarsi di oltre tre metri. A preoccupare gli studiosi non è soltanto la deformazione del terreno, ma soprattutto l’accelerazione della sismicità registrata negli ultimi anni. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), il fenomeno ha mostrato un’intensificazione evidente a partire dal 2023.
Negli ultimi vent’anni sono state registrate circa 23mila scosse nell’area flegrea, ma il dato più significativo riguarda la frequenza degli eventi più intensi: 11 terremoti hanno superato magnitudo 4 negli ultimi due anni e mezzo. La scossa di magnitudo 4.7 registrata venerdì 31 luglio 2026 è stata la più forte rilevata dalla rete di monitoraggio dell’Ingv nell’area dei Campi Flegrei e ha generato uno sciame sismico di circa duecento eventi successivi. Il terremoto ha provocato danni, crolli e momenti di forte paura tra i residenti. L’Osservatorio vesuviano ha successivamente comunicato la conclusione dello sciame, anche se il territorio continua a fare i conti con le conseguenze del sisma.
«I Campi Flegrei – spiega Lucia Pappalardo, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano – possono arrivare a una magnitudo di 5.1», riporta La Repubblica. Stefano Branca, direttore del Dipartimento Vulcani dell’Ingv, sottolinea il legame tra deformazione del suolo e terremoti: «Sono il sollevamento del suolo e la sua deformazione a determinare l’energia di un terremoto» e «finché il suolo si solleva, possiamo aspettarci attività sismica».
Il funzionamento del sistema flegreo è complesso. Secondo Aldo Zollo, professore di sismologia dell’Università Federico II di Napoli, a una profondità di circa 7-8 chilometri è presente una camera magmatica. «Non vediamo però segnali di risalita – precisa l’esperto, come riportato da La Repubblica -. Se ci fosse un’eruzione imminente, saremmo in grado di coglierne i segnali».
Il fenomeno che oggi interessa maggiormente gli scienziati è il bradisismo. Tra il magma presente in profondità e la superficie agisce un sistema di gas che, accumulandosi nel sottosuolo, esercita pressione sulle rocce circostanti. Quando questa pressione aumenta, il terreno può deformarsi e sollevarsi. Un segnale dell’attività del sistema arriva anche dalla Solfatara, dove vengono misurati flussi di anidride carbonica nell’ordine di circa mille tonnellate al giorno.
«Il vulcano dà segnali chiari»
Dal 2012 il livello di allerta dei Campi Flegrei è fissato al giallo, corrispondente alla fase di attenzione prevista dalla Protezione Civile. In caso di evoluzione verso uno scenario eruttivo, la zona rossa individuata nei piani di emergenza prevederebbe l’evacuazione come principale misura di protezione della popolazione.
Gli esperti, però, sottolineano soprattutto la necessità di rafforzare la preparazione del territorio. Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca dell’Ingv ed ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, ha lanciato un avvertimento chiaro: «Il vulcano ci sta dando segnali di pericolo molto chiari». Secondo quanto riportato da Il Corriere della Sera, l’esperto invita a «recuperare il tempo perduto e preparare seriamente il territorio a gestire questa emergenza». Per De Natale la priorità è rendere più sicuri edifici pubblici, scuole e abitazioni private, affinché possano affrontare terremoti fino a magnitudo 5, migliorando allo stesso tempo servizi di emergenza, assistenza sanitaria e capacità di intervento.
Ai Campi Flegrei, dunque, la questione centrale non è prevedere con certezza quando avverrà un evento estremo, ma costruire oggi le condizioni per affrontarlo con maggiore sicurezza. Il monitoraggio scientifico continua, ma la prevenzione resta la principale difesa di un territorio dove il vulcano, anche quando non si vede, continua a parlare attraverso il movimento della terra.









