L’Osservatorio Vesuviano dell’INGV ha reso pubblici dati aggiornati che confermano una situazione di lenta ma continua evoluzione nella caldera dei Campi Flegrei: secondo il bollettino più recente, il suolo si sta sollevando con una velocità che ha superato i 25 mm al mese, un’accelerazione significativa rispetto ai 15 mm/mese rilevati in primavera, segno di una possibile pressurizzazione del sistema vulcanico. Parallelamente, la sismicità resta attiva e distribuita: l’INGV registra decine di terremoti a bassa magnitudo concentrati tra Agnano, Pozzuoli e la zona della Solfatara, tutti in linea con il fenomeno bradisismico che caratterizza da anni l’area ma che, ora, manifesta segnali di intensificazione. Al centro della nuova analisi INGV anche lo studio della relazione tra deformazione del terreno e attività sismica: un team di ricercatori dell’Istituto ha quantificato un legame esponenziale tra il sollevamento accumulato e il numero cumulato di eventi terremotici verificatisi dal 2000 al 2023, confermando come la deformazione della caldera non sia un fenomeno isolato ma un motore che alimenta la sismicità. Ma non solo: l’INGV ha rafforzato il monitoraggio anche in mare, nel golfo di Pozzuoli, installando sensori multiparametrici che analizzano il degassamento idrotermale sottomarino, un parametro cruciale per valutare eventuali pressioni nel sistema vulcanico meno visibili da terra. Al di là delle misurazioni tradizionali, un’altra frontiera dello studio è rappresentata dagli strumenti spaziali: l’INGV ha presentato un nuovo metodo di monitoraggio termico basato sui dati ripresi dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), in grado di rilevare variazioni di temperatura sulla caldera che potrebbero anticipare fenomeni sismici o vulcanici importanti. Non vanno poi dimenticati gli aspetti idrogeochimici: uno studio recente pubblicato dall’INGV ha ricostruito il sistema complesso delle acque sotterranee e termali della caldera, evidenziando interazioni chimiche e isotopiche che suggeriscono un equilibrio fragile e potenzialmente instabile in un territorio densamente abitato. Il quadro generale che emerge dai dati dell’INGV è dunque rassicurante quanto basta, ma al tempo stesso non privo di elementi di allerta: se da un lato non ci sono segnali imminenti di eruzione, la pressione, il sollevamento e la sismicità restano sotto stretta sorveglianza, e il rafforzamento delle reti di monitoraggio — terrestre, marino e dallo spazio — testimonia che gli scienziati non abbassano la guardia. Le comunità flegree, inoltre, devono fare i conti con una “vigilanza permanente”: cittadini, istituzioni locali e protezione civile sono chiamati a mantenere alta l’attenzione, a collaborare con gli enti preposti e a partecipare attivamente ai piani di emergenza. In un’area dove la bellezza naturale nasconde un vulcano complesso e potenzialmente pericoloso, i dati forniti dall’INGV non sono solo numeri, ma un richiamo all’impegno civico, alla prevenzione e alla responsabilità collettiva.









