martedì, Agosto 11, 2026
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CAPOSELE INTRAPPOLATO NELLE VISCERE DELLA TERRA PER SETTE ORE: DRAMMA NEL TOMBINO, CORSA CONTRO IL TEMPO PER SALVARE UN 38ENNE

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CAPOSELE – Sette ore. Sette interminabili ore sospese tra la paura e la speranza. Sette ore vissute con il cuore in gola da soccorritori, familiari e cittadini. Sette ore passate a combattere contro il tempo, contro il cemento, contro lo spazio angusto di un tombino diventato improvvisamente una trappola. Una vicenda incredibile, drammatica, che ha tenuto con il fiato sospeso l’intera comunità di Caposele, in provincia di Avellino. Tutto inizia quando il sole sta lasciando il posto alla sera. Sono da poco passate le 19 quando scatta l’allarme in via Mancini. Una chiamata concitata. Poche parole. Ma sufficienti a far capire immediatamente la gravità della situazione. Un uomo di 38 anni è rimasto bloccato all’interno di un tombino. Non riesce più a uscire. Ogni tentativo è inutile. La cavità diventa una gabbia. Lo spazio si restringe. La paura cresce. In pochi minuti la zona si trasforma in un gigantesco cantiere di emergenza. Arrivano i Vigili del Fuoco del distaccamento di Lioni. Arrivano i mezzi di soccorso. Arrivano le prime squadre operative. Ma fin dai primi istanti è chiaro che non si tratta di un intervento ordinario. Non è un semplice recupero. Non è una normale operazione di assistenza. È una missione complessa. Delicata. Rischiosa. Serve esperienza. Serve precisione. Serve sangue freddo. E soprattutto serve tempo. Il tempo che l’uomo intrappolato non ha. Il tempo che scorre inesorabile mentre lui resta bloccato sotto terra. Mentre sopra di lui cresce l’apprensione. Mentre il buio avanza e rende tutto ancora più difficile. Sul posto vengono fatti convergere i nuclei specializzati. Arrivano gli esperti USAR, Urban Search and Rescue, uomini addestrati a intervenire negli scenari più estremi. Arrivano gli specialisti SAF, Speleo Alpino Fluviale, abituati a muoversi in ambienti ostili e angusti. Arriva il GOS, il Gruppo Operativo Speciale. Una macchina dei soccorsi poderosa. Organizzata. Determinata. Nessuno vuole lasciare nulla al caso. Nessuno può permettersi errori. Ogni mossa viene studiata nei minimi dettagli. Ogni centimetro viene conquistato con fatica. Il tombino è stretto. L’accesso è complicato. Le condizioni operative sono difficilissime. I soccorritori lavorano senza sosta. Parlano con l’uomo. Lo rassicurano. Cercano di mantenere il contatto costante. Intanto iniziano le operazioni più delicate. Entrano in funzione gli elettrodemolitori. Il rumore rompe il silenzio della notte. Il cemento viene aggredito centimetro dopo centimetro. Bisogna ampliare il passaggio. Creare uno spazio sufficiente per consentire il recupero. Un lavoro lungo. Estenuante. Ogni intervento deve essere calibrato. Ogni colpo deve evitare ulteriori rischi. La tensione è altissima. Attorno all’area si radunano residenti e curiosi. Tutti osservano. Tutti attendono. Tutti sperano. Le ore scorrono lentamente. La notte avvolge Caposele. Le luci dei mezzi di soccorso illuminano la strada come in un set cinematografico. Ma qui non c’è finzione. Qui c’è una vita da salvare. Qui c’è un uomo che aspetta di tornare in superficie. Qui ci sono soccorritori che non mollano. Mai. Nemmeno per un istante. Le operazioni proseguono senza interruzioni. Gli specialisti SAF preparano le manovre di recupero. Le tecniche utilizzate sono quelle riservate agli scenari più complessi. Corde. Sistemi di sicurezza. Procedure rigorose. Ogni passaggio viene verificato più volte. Nessuno vuole correre rischi inutili. L’obiettivo è uno solo. Estrarre il 38enne vivo e in sicurezza. Intanto sul posto arrivano anche i carabinieri delle Stazioni di Caposele e Montella. Presente il personale del 118. Presente la Polizia Municipale. Un dispiegamento massiccio. Un lavoro di squadra che coinvolge uomini e donne di diverse istituzioni. Tutti concentrati sulla stessa missione. Tutti uniti dallo stesso obiettivo. Le lancette continuano a correre. Le ore diventano sei. Poi sette. La fatica si fa sentire. Ma nessuno si ferma. Nessuno abbassa la guardia. Finalmente arriva il momento decisivo. Quello che tutti aspettavano. Quello che può cambiare il finale di una notte interminabile. I soccorritori riescono a raggiungere l’uomo. Le manovre entrano nella fase conclusiva. Pochi minuti che sembrano eterni. Poi il segnale atteso. Il recupero è riuscito. Il 38enne viene riportato in superficie. Lentamente. Con estrema cautela. Tra gli sguardi emozionati dei presenti. Tra il sollievo dei soccorritori. Tra gli applausi spontanei di chi ha assistito per ore a questa battaglia contro il tempo. Sono circa le due di notte quando l’incubo finisce. L’uomo è salvo. È fuori. Respira. È cosciente. Viene immediatamente affidato al personale sanitario per tutti gli accertamenti necessari. I controlli vengono eseguiti sul posto. Le notizie che arrivano sono quelle che tutti speravano di sentire. Nessun trauma grave. Nessuna conseguenza fisica rilevante. Un miracolo sfiorato. Una tragedia evitata. Una storia che avrebbe potuto avere un epilogo molto diverso. Resta la straordinaria prova di professionalità fornita dai Vigili del Fuoco e dai nuclei specialistici intervenuti. Resta il coraggio di chi ha lavorato per sette ore senza fermarsi. Resta la determinazione di uomini che hanno scavato, demolito, studiato e rischiato pur di riportare una persona alla luce. E resta l’immagine più forte di questa notte infinita. Quella di un uomo che riemerge dalle viscere della terra dopo ore di paura. Vivo. Salvo. Strappato a una trappola che sembrava non volerlo lasciare andare. Una notte che Caposele difficilmente dimenticherà. Una notte di angoscia. Di tensione. Di speranza. Ma soprattutto una notte in cui la macchina dei soccorsi ha dimostrato ancora una volta che dietro ogni divisa ci sono competenza, sacrificio e una straordinaria volontà di salvare vite umane

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