Lei si gettò tra le onde, lui brucia ancora per lei da 2000 anni. C’è una leggenda napoletana che Matilde Serao ha raccontato meglio di tutti, e ogni volta che guardi Capri da Posillipo, con il Vesuvio alle spalle, capisci che è vera. Almeno nel cuore, perché questa storia non parla di dei lontani, parla di due innamorati, di un amore troppo grande per questa terra. Lei era Capri, lui era Vesuvio.
Capri era una fanciulla, bellissima, aveva la pelle bianca come la pietra bianca dell’isola e i capelli neri come la notte sul mare, rideva, correva sugli scogli, parlava col vento, Vesuvio era un nobile, forte, imponente, con gli occhi scuri come la lava, la guardava dal continente e si innamorò subito. Un amore senza mezze misure, quello che a Napoli chiamiamo “o’ vero ammore”. Si incontravano di nascosto, lui scendeva dalla collina, lei arrivava col mare, si parlavano a distanza, con il sole e le stelle testimoni.
Ma non tutti volevano vederli insieme, dicono fossero le forze della terra, i vecchi dei, la paura di un’unione troppo potente, un’isola e un vulcano, mare e fuoco. Se si fossero uniti, chi li avrebbe fermati? Così li osteggiarono, li divisero, misero il mare in mezzo, profondo, impossibile da attraversare, Capri non resse, senza Vesuvio il suo mondo diventò vuoto. Una sera di tempesta, con il cuore spezzato, corse sugli scogli più alti, guardò l’amato una ultima volta, da lontano, e si gettò. Il mare non la inghiottì, la trasformò, il suo corpo diventò pietra bianca, grotte, Faraglioni che tagliano l’orizzonte. Nacque l’isola, bellissima, immobile, ma sempre sola. Lui brucia ancora,
Vesuvio, quando la vide sparire, impazzì dal dolore, gridò così forte che la terra tremò, il fuoco che aveva dentro, l’amore che non poteva spegnere, gli scoppiò nel petto. Da quel giorno è un vulcano. Fuma, borbotta, a volte esplode. Non è rabbia, è il modo che ha lui per dire il suo nome: Capri. Capri. Capri. Ogni eruzione è una lettera d’amore che non è mai arrivata. Ogni nuvola di fumo è un sospiro che sale verso l’isola. E oggi?
Vai a Posillipo al tramonto, guarda bene, da una parte c’è Capri: bianca, silenziosa, ferma nel mare, dall’altra c’è Vesuvio: scuro, vivo, con un pennacchio che non smette mai. Sono divisi dall’acqua. Ma se hai occhi da napoletano li vedi insieme. Perché il mare tra loro non è separazione, è la distanza che rende eterno un amore. Capri non è morta quel giorno, è diventata casa, è diventata sogno.
Vesuvio non si è calmato, è diventato memoria. è diventato fuoco. E noi, da 2000 anni, stiamo in mezzo, a guardare due innamorati che non hanno potuto coronare il loro sogno d’amore… ma che non si sono mai lasciati davvero.
Antonietta Cacace










