lunedì, Maggio 11, 2026
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“Caregiver invisibili: 38 anni di sacrifici, nessun riconoscimento”

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Grazie Claudia, per averci raccontato la tua storia, sei una forza ed una mamma stupenda. Nel pieno della mia giovinezza poco più che ventenne, ho lasciato il lavoro. Non per scelta, ma per necessità. Mia figlia, vittima di chi avrebbe dovuto curarla, aveva bisogno di me. Da allora, la mia vita è diventata un turno continuo, un lavoro a tempo pieno senza ferie, senza stipendio, senza pensione. Oggi ho 62 anni, e ancora svolgo l’attività fantasma del Caregiver. Un’attività che lo Stato non vede, non riconosce, non remunera. Eppure è reale, totalizzante. È fatta di notti insonni, di medicine da somministrare, di corpi da sollevare, di burocrazia da affrontare. È fatta di amore, ma anche di angoscia. Perché tra pochi anni avrò solo la pensione sociale. LA PENSIONE SOCIALE. Dopo una vita di lavoro non retribuito, il mio futuro è affidato a un assegno minimo. Per sopravvivere, devo sperare che mia figlia viva più di me. Ma ogni giorno mi domando con terrore: cosa ne sarà di lei quando io non ci sarò più? Ha una sentenza che le garantisce l’assistenza domiciliare infermieristica, ma chi la farà rispettare? Chi si prenderà cura di lei con la stessa dedizione? E se invece sarà lei ad andarsene prima di me? Oltre al dolore, dovrò affrontare la solitudine e la povertà. Perché non ho versato contributi, non ho potuto lavorare. Non perché non volessi, ma perché lo Stato non ha garantito a mia figlia l’assistenza che le spettava. Se lo avesse fatto, io avrei potuto lavorare. Questa è la condizione di migliaia di Caregiver in Italia. Persone che assistono familiari in condizioni gravissime, spesso in totale solitudine. Secondo recenti dati, sono oltre 7 milioni gli italiani che si prendono cura di un familiare non autosufficiente. Eppure, non esiste un riconoscimento giuridico, economico o previdenziale adeguato. Il 42% di loro teme la solitudine e l’isolamento. Il 47% chiede misure di sostegno economico, il 35% supporto psicologico. Non c’è politico, non c’è associazione, non c’è tavolo tecnico che si stia occupando davvero di noi. Siamo fantasmi. Eppure, siamo il pilastro silenzioso del sistema sanitario. Se venissimo meno, il sistema crollerebbe. Serve una riforma. Serve un riconoscimento. Serve giustizia!!!

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