Un sequestro di persona consumato nel silenzio, lontano dai riflettori ma con la brutalità tipica delle organizzazioni criminali più spietate, è stato smascherato dai carabinieri della Compagnia di Casal di Principe che hanno eseguito due arresti ai danni di altrettanti presunti esponenti dell’Eiye, una delle confraternite più violente della cosiddetta mafia nigeriana, accusati di aver rapito un connazionale per estorcere denaro alla sua famiglia, fissando il prezzo della libertà in appena 1.500 euro, una cifra che rende ancora più agghiacciante la vicenda perché racconta quanto poco valga la vita umana per questi gruppi criminali. Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Procura e condotte con rapidità e discrezione, la vittima sarebbe stata attirata con un pretesto, isolata e poi trattenuta contro la sua volontà in un luogo sicuro, sotto minaccia e in condizioni di totale soggezione, mentre ai familiari veniva fatta arrivare la richiesta di riscatto, accompagnata da pressioni e intimidazioni tali da non lasciare spazio a esitazioni. I carabinieri, ricostruendo i movimenti, le comunicazioni e i contatti degli indagati, sono riusciti a intervenire prima che la situazione degenerasse ulteriormente, liberando la vittima e chiudendo il cerchio attorno ai presunti sequestratori, che ora dovranno rispondere di sequestro di persona a scopo di estorsione, un reato gravissimo che conferma come la presenza della criminalità organizzata nigeriana in Campania non sia affatto marginale ma strutturata, radicata e capace di riprodurre schemi mafiosi consolidati. L’Eiye, confraternita nata in Nigeria e diffusasi in Europa attraverso le rotte migratorie, è da tempo sotto osservazione delle forze dell’ordine per traffico di droga, sfruttamento della prostituzione, violenze e regolamenti di conti, e il caso di Casal di Principe dimostra come il controllo del territorio passi anche attraverso il terrore esercitato sugli stessi connazionali, trasformati in vittime e strumenti di profitto. Il fatto che il riscatto richiesto fosse relativamente basso non attenua la gravità del gesto, anzi ne sottolinea la logica predatoria e disumana, perché dietro quei 1.500 euro c’era la libertà di un uomo, la paura di una famiglia e l’arroganza di chi crede di poter agire impunemente. Gli investigatori stanno ora approfondendo eventuali collegamenti con altri episodi simili e con una rete più ampia di complici, perché il sequestro potrebbe non essere un caso isolato ma parte di un sistema di controllo e finanziamento interno all’organizzazione. Casal di Principe, già simbolo storico della lotta alla camorra, si ritrova così a fare i conti con una nuova forma di criminalità mafiosa che si innesta sul territorio e ne sfrutta le fragilità, mentre l’operazione dei carabinieri rappresenta un segnale chiaro: anche queste mafie, silenziose e transnazionali, possono essere colpite, smascherate e fermate prima che il prezzo da pagare, in termini di violenza e vite spezzate, diventi ancora più alto.









