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Casamarciano, 18.500 euro al clan Russo per un pacchetto di voti: indagato anche il sindaco

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La pioggia di misure cautelari scattata all’alba ha squarciato il velo su un quadro inquietante: 44 ordinanze – di cui 34 in carcere e 10 ai domiciliari – eseguite nel Nolano, nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che punta dritto al cuore del clan Russo.
Secondo gli investigatori, il clan Russo avrebbe preso di mira le elezioni amministrative di due comuni contigui: Casamarciano e Cicciano. Nella prima, emergerebbe un patto elettorale clamoroso: 18.500 euro promessi al clan per un vero e proprio “pacchetto di voti”, in favore di Andrea Manzi, candidato sindaco a Casamarciano.
Manzi – oggi consigliere di opposizione, all’epoca candidato con la lista “Casamarciano libera e giusta” – ha chiuso la corsa al terzo posto, con il 28,1% dei voti, dietro il vincitore Clemente Primiano e Carmela De Stefano. Secondo l’accusa, l’intermediazione per ottenere quei voti sarebbe passata attraverso Sebastiano De Capua, ritenuto esponente del clan Russo, che avrebbe promesso il sostegno elettorale.
Ma non è tutto: dietro quell’offerta di denaro ci sarebbe anche la promessa di “utilità” futura per il clan, qualora Manzi fosse stato eletto. Secondo gli inquirenti, Manzi avrebbe garantito che la sua amministrazione futura avrebbe potuto soddisfare interessi del gruppo mafioso.
Nonostante queste accuse, il Gip del Tribunale di Napoli, Isabella Iselli, ha respinto la richiesta di misura cautelare nei confronti di Manzi. Questo significa che, al momento, il consigliere resta indagato ma non è agli arresti né sottoposto ad altre restrizioni.
Parallelamente, l’inchiesta punta anche su un altro protagonista politico: il sindaco di Cicciano, Giuseppe Caccavale, anch’egli indagato per scambio elettorale politico-mafioso. Secondo la ricostruzione degli investigatori, anche lui avrebbe siglato un accordo con i Russo per ottenere voti in cambio di favori, utilità e appoggio amministrativo futuro.
L’operazione dei Carabinieri, guidati dal Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, è il frutto di indagini complesse coordinate dalla DDA partenopea con i pubblici ministeri Henry John Woodcock e Vincenzo Toscano. Nel corso delle perquisizioni, è emerso un sistema di controllo del territorio da parte del clan Russo su più fronti: elettorale, economico e criminale.
Secondo gli atti, il clan Russo avrebbe gestito estorsioni sistematiche su pratiche edilizie e compravendite immobiliari nei comuni del Nolano. Inoltre, emerge un nuovo patto criminale: secondo gli inquirenti, i Russo si sarebbero riallacciati ai Licciardi, dando vita a un asse di pressione e potere inedito.
La conferenza stampa della DDA ha descritto un quadro allarmante: il voto nei comuni non sarebbe stato “libero”, ma condizionato da una logica mafiosa. Il procuratore Nicola Gratteri ha parlato di una “importante novità”: i legami tra clan, la capacità di influire su elezioni e la tentata “infiltrazione” nelle istituzioni locali.
Da parte sua, il sindaco Caccavale non ha subito misure cautelari: anche in questo caso, il Gip ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari, lasciandolo in libertà nonostante l’indagine pendente.
Le accuse contro il clan Russo spaziano su più livelli: non solo scambio elettorale politico-mafioso, ma anche associazione mafiosa, estorsione, tentata estorsione e gestione abusiva di giochi e scommesse, tutti reati aggravati “dal metodo mafioso”. Secondo gli inquirenti, l’organizzazione controllava “in maniera diretta e indiretta” le attività economiche nei comuni di Nola, Cicciano e Casamarciano.
L’inchiesta ha dunque aperto una ferita politica profonda: il rapporto tra criminalità organizzata e elezioni amministrative nel Nolano appare più saldo e strategico di quanto si potesse pensare. Il fatto che lo scambio elettorale riguardi non solo un candidato sconfitto, ma anche un sindaco in carica, sottolinea la gravità e la portata di questo sistema.
Per ora, gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva. Ma il processo politico e giudiziario è già iniziato: e le urne di Casamarciano e Cicciano non saranno più le stesse.

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