CASERTA — Un nuovo comandante. Un nuovo passaggio di consegne. Ma soprattutto una nuova responsabilità. Il colonnello Federico Scarabello è il nuovo Comandante Provinciale dei Carabinieri di Caserta. E il suo arrivo alla guida dell’Arma provinciale porta con sé un messaggio preciso. Nessuna distanza. Nessuna torre d’avorio. La sicurezza si costruisce sul territorio. Strada per strada. Comune per Comune. Comunità per comunità. Durante la cerimonia di insediamento il nuovo comandante ha indicato con chiarezza le parole che dovranno accompagnare il suo lavoro quotidiano: prossimità e ascolto. Due concetti semplici. Ma tutt’altro che scontati. Perché in una provincia complessa come Caserta la presenza delle istituzioni non può essere soltanto quella che si vede quando arriva l’emergenza. Non può essere soltanto sirene. Pattuglie. Operazioni. Arresti. Controlli. La sicurezza, prima ancora di essere repressione, è presenza. È prevenzione. È capacità di ascoltare ciò che accade nei quartieri, nei paesi, nelle periferie, nelle campagne, nelle zone industriali, lungo il litorale. È capire dove cresce il disagio. Dove si insinua la criminalità. Dove i cittadini smettono di denunciare perché pensano che nessuno li ascolterà. Ed è proprio qui che il nuovo comandante provinciale sembra voler concentrare l’attenzione. Un’Arma vicina. Un’Arma capace di dialogare. Un’Arma che non aspetta soltanto che il problema esploda, ma prova a intercettarlo prima. Il colonnello Scarabello assume il comando in una provincia che presenta sfide enormi. Caserta è una terra complessa. Una terra di grandi realtà urbane e piccoli comuni. Una provincia attraversata da importanti arterie stradali. Una provincia dove convivono aree industriali, campagne, centri urbani, periferie e territori costieri. Ma è anche una provincia nella quale la presenza della criminalità organizzata rappresenta una questione storica e ancora attuale. Qui la parola legalità non può essere pronunciata soltanto nelle cerimonie. Deve diventare pratica quotidiana. Deve entrare nelle scuole. Nei municipi. Nelle attività commerciali. Nelle associazioni. Nelle comunità. Deve arrivare soprattutto là dove il cittadino più fragile rischia di sentirsi solo. E allora l’insediamento di Scarabello assume un significato che va oltre la semplice sostituzione al vertice. È un momento nel quale si definisce una direzione. E la direzione indicata dal nuovo comandante appare netta: stare vicino alla gente. Ascoltare. Collaborare con le istituzioni locali. Costruire una rete. Perché nessuna forza di polizia può pensare di affrontare da sola tutte le problematiche di un territorio. La sicurezza è un sistema. Carabinieri. Polizia. Guardia di Finanza. Magistratura. Prefettura. Comuni. Scuola. Servizi sociali. Associazioni. Cittadini. Ognuno ha un ruolo. Ognuno deve fare la propria parte. E il coordinamento diventa fondamentale. Scarabello ha quindi posto l’accento sulla collaborazione con le istituzioni locali. Non una formula protocollare. Ma una necessità operativa. Perché il sindaco conosce il territorio. Conosce le strade. Conosce le emergenze sociali. Conosce i problemi delle periferie. Conosce le situazioni che spesso non arrivano immediatamente sui tavoli istituzionali. E il comandante dei Carabinieri deve poter dialogare con chi amministra quei territori. Deve poter condividere informazioni nel rispetto delle competenze e delle norme. Deve costruire un rapporto di fiducia. Perché quando le istituzioni lavorano separate, la criminalità trova spazio. Quando invece le istituzioni dialogano, il territorio diventa più difficile da penetrare. È una sfida enorme. E Caserta non è una provincia qualunque. È una terra nella quale l’Arma dei Carabinieri è presente da decenni con un sistema capillare di stazioni e presidi. Il maresciallo della stazione rappresenta spesso il primo volto dello Stato che un cittadino incontra. È quello a cui ci si rivolge quando si subisce una minaccia. Quando si riceve una richiesta estorsiva. Quando scompare qualcosa. Quando una persona anziana viene truffata. Quando in un quartiere cresce la paura. Quando una famiglia non sa a chi rivolgersi. Questa dimensione di prossimità è uno dei punti fondamentali della missione dell’Arma. E il nuovo comandante sembra volerla rilanciare. Non basta avere grandi operazioni investigative. Non basta arrestare dopo che il reato è stato commesso. Bisogna anche costruire le condizioni perché il cittadino trovi il coraggio di parlare. Di denunciare. Di chiedere aiuto. Di fidarsi. È qui che l’ascolto diventa una vera arma. Un’arma silenziosa. Ma potentissima. Perché molte informazioni nascono proprio dal rapporto quotidiano con la popolazione. Una segnalazione. Una telefonata. Una denuncia. Una confidenza. Un comportamento anomalo. Un’attività sospetta. Elementi che, messi insieme, possono consentire agli investigatori di ricostruire scenari molto più grandi. La criminalità organizzata, infatti, non vive soltanto di grandi boss e grandi operazioni. Vive anche di controllo del territorio. Di paura. Di silenzio. Di omertà. Di condizionamento. Ed è proprio il silenzio quello che le istituzioni devono spezzare. Ma per spezzarlo bisogna esserci. Bisogna essere credibili. Bisogna dimostrare che denunciare serve. Che chi parla non viene lasciato solo. Che lo Stato non arriva soltanto dopo. Arriva prima. È questo il significato più profondo della prossimità evocata dal nuovo comandante. Un concetto che assume un valore particolare nei territori più fragili. Nel Casertano la sfida passa anche attraverso il contrasto alle organizzazioni criminali, alle estorsioni, allo spaccio, alla gestione illegale delle attività economiche, alla criminalità predatoria. Ma passa anche attraverso problemi apparentemente meno clamorosi eppure capaci di incidere profondamente sulla qualità della vita. Furti. Truffe agli anziani. Violenza domestica. Atti vandalici. Microcriminalità. Sicurezza stradale. Disagio giovanile. Ogni fenomeno ha bisogno di una risposta. E la risposta deve essere proporzionata, professionale, tempestiva. Il nuovo comando provinciale dovrà quindi mantenere alta l’attenzione su tutti i livelli. Dalla grande indagine alla richiesta d’aiuto del singolo cittadino. Dalla criminalità organizzata alla sicurezza di un quartiere. Dal contrasto allo spaccio alla protezione delle vittime vulnerabili. È una macchina complessa. E il comandante provinciale ha il compito di coordinarla. Di indicare priorità. Di valorizzare gli uomini e le donne dell’Arma. Di sostenere chi lavora quotidianamente sulle strade. Perché dietro ogni divisa ci sono persone. Carabinieri che lavorano nei turni notturni. Pattuglie che attraversano i comuni quando la maggioranza della popolazione dorme. Militari che intervengono nelle emergenze. Investigatori che trascorrono mesi dietro un’indagine. Comandanti di stazione che conoscono personalmente intere comunità. È questa la forza dell’Arma. Una presenza quotidiana. Una presenza che non sempre fa rumore. Ma che c’è. E proprio quella presenza dovrà essere ulteriormente valorizzata. La cerimonia di insediamento diventa così l’inizio di un nuovo capitolo. Non c’è tempo per i proclami. I problemi sono già tutti sul tavolo. Il territorio chiede risposte. I cittadini chiedono sicurezza. Le istituzioni chiedono collaborazione. Le forze dell’ordine chiedono strumenti e uomini adeguati. E la criminalità osserva. Osserva ogni cambiamento. Ogni debolezza. Ogni vuoto. Per questo la parola “prossimità” assume un significato strategico. Essere vicini significa occupare gli spazi prima che lo faccia qualcun altro. Significa impedire che una piazza diventi terra di nessuno. Significa impedire che una periferia venga abbandonata. Significa far capire a un commerciante vittima di pressioni che lo Stato esiste. Significa entrare nelle scuole e parlare ai ragazzi di legalità prima che qualcun altro parli loro di potere e denaro facile. Significa ascoltare i sindaci. Significa ascoltare le associazioni. Significa ascoltare i cittadini. E poi agire. Perché ascoltare senza intervenire non basta. La fiducia si costruisce con i risultati. Ed è sui risultati che il nuovo comandante verrà inevitabilmente misurato. La provincia di Caserta è una terra che conosce bene il peso delle organizzazioni criminali. Ma conosce anche la forza della società civile. Conosce il coraggio di chi denuncia. Conosce il lavoro dei magistrati. Conosce il sacrificio degli investigatori. Conosce il valore di uomini e donne che ogni giorno indossano una divisa e scelgono di stare dalla parte dello Stato. Il nuovo comandante arriva dunque in un territorio dove la partita per la legalità non è mai chiusa. Mai. Perché la criminalità cambia. Si adatta. Cerca nuovi settori. Nuovi affari. Nuove modalità. Oggi il potere criminale può passare attraverso l’economia. Attraverso gli appalti. Attraverso l’intestazione di attività. Attraverso il riciclaggio. Attraverso lo spaccio. Attraverso il controllo sociale. E proprio per questo anche l’attività investigativa deve evolversi. Servono professionalità. Tecnologia. Analisi. Cooperazione. Ma serve anche la conoscenza del territorio. Perché dietro ogni fenomeno criminale ci sono persone e relazioni. E spesso quelle relazioni possono essere comprese soltanto da chi vive quotidianamente quel territorio. Il colonnello Scarabello dovrà quindi tenere insieme due dimensioni. La grande strategia e la piccola quotidianità. Le indagini complesse e il presidio delle strade. Le operazioni contro la criminalità organizzata e la prevenzione dei reati comuni. La collaborazione con la magistratura e il rapporto con i sindaci. La fermezza e l’ascolto. Due dimensioni che non sono opposte. Sono complementari. Perché la fermezza senza prossimità rischia di diventare distante. La prossimità senza fermezza rischia di diventare inefficace. Il punto di equilibrio è la credibilità. E la credibilità dello Stato nasce dalla coerenza tra ciò che dice e ciò che fa. L’insediamento di un comandante provinciale non è dunque soltanto una formalità. È un segnale. È un momento nel quale l’Arma presenta il proprio nuovo riferimento sul territorio. E il messaggio lanciato da Scarabello appare diretto: lavorare ogni giorno per rafforzare la presenza dello Stato e il rapporto con le istituzioni locali. Ora arrivano i fatti. Arrivano le strade. Arrivano le pattuglie. Arrivano le indagini. Arrivano le denunce. Arrivano le emergenze. Arrivano le richieste dei cittadini. Sarà lì che si misurerà la nuova guida dell’Arma provinciale. Non nelle fotografie della cerimonia. Non nelle parole pronunciate davanti alle autorità. Ma nella quotidianità. Nel lavoro silenzioso. Nei risultati. Nella capacità di prevenire. Nella capacità di intervenire. Nella capacità di essere presenti quando un cittadino ha bisogno dello Stato. Caserta guarda quindi al nuovo comandante. E la sfida è già cominciata. Una sfida fatta di legalità. Di sicurezza. Di territorio. Di collaborazione. Di ascolto. Una sfida nella quale non esistono giorni vuoti. Perché la criminalità non va in ferie. La paura non va in ferie. Le emergenze non vanno in ferie. E lo Stato deve esserci sempre. Con professionalità. Con equilibrio. Con fermezza. Ma anche con quella vicinanza che può fare la differenza tra un cittadino che resta in silenzio e un cittadino che trova il coraggio di parlare. Il colonnello Federico Scarabello ha indicato la rotta. Adesso tocca alla realtà del territorio dire quanto quella rotta riuscirà a incidere. Una cosa è certa: a Caserta il nuovo comando dell’Arma parte da un messaggio forte. Prossimità. Ascolto. Collaborazione. Presenza. Quattro parole. Una sola missione: fare sentire lo Stato ogni giorno.









