martedì, Agosto 11, 2026
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CASERTA, IL GRIDO CHE ARRIVA DALLE CARCERI: “LA DIGNITÀ NON PUÒ ESSERE CALPESTATA”

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CASERTA – Dietro le mura delle carceri italiane si consuma ogni giorno una delle emergenze più gravi e meno raccontate del Paese. Un’emergenza fatta di celle sovraffollate, di vite sospese, di sofferenza silenziosa, di agenti costretti a lavorare in condizioni sempre più difficili e di detenuti che troppo spesso vedono affievolirsi la speranza. È da questa realtà che prende forza la mobilitazione nazionale promossa dalla Conferenza Nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale, una mobilitazione che nelle giornate del 13, 14 e 15 luglio ha voluto riportare il carcere al centro del dibattito pubblico e istituzionale. Tra coloro che hanno raccolto questo appello vi è il Garante dei detenuti della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, che in piena sintonia istituzionale con il Garante regionale della Campania, il professor Samuele Ciambriello, ha scelto di trasformare le parole in presenza concreta, effettuando visite istituzionali presso la Casa Circondariale “F. Uccella” di Santa Maria Capua Vetere e presso la Casa di Reclusione di Arienzo. Non una semplice presenza simbolica, ma un gesto preciso, forte, volto ad ascoltare, osservare, verificare e raccogliere le testimonianze di chi vive e lavora quotidianamente all’interno degli istituti penitenziari.
Le visite si inseriscono in un momento particolarmente delicato per il sistema carcerario italiano. Oggi nelle carceri del nostro Paese sono ristrette oltre 64 mila persone. Un numero che racconta una realtà drammatica e che supera ampiamente la capienza regolamentare di molti istituti. Dietro ogni numero c’è una persona, una storia, una famiglia, un percorso spesso segnato da fragilità sociali, economiche e personali. Ma dietro quei numeri ci sono anche agenti di Polizia Penitenziaria, educatori, psicologi, assistenti sociali, operatori sanitari e volontari che ogni giorno cercano di garantire sicurezza, dignità e opportunità di recupero in un contesto sempre più complesso. La denuncia lanciata dalla Conferenza Nazionale dei Garanti è netta e non lascia spazio a interpretazioni: il sovraffollamento è diventato una vera emergenza nazionale. Celle affollate oltre ogni limite, servizi insufficienti, attività trattamentali ridotte, carenza di personale e difficoltà crescenti nella gestione del disagio psichico stanno trasformando molti istituti in luoghi di sofferenza permanente.
Don Salvatore Saggiomo ha voluto ribadire con forza un concetto che rappresenta il cuore della mobilitazione. La dignità della persona non può essere sospesa all’ingresso di un carcere. La privazione della libertà personale rappresenta la pena prevista dalla legge, ma nessuna pena può tradursi nella negazione dei diritti fondamentali o nell’accettazione di condizioni incompatibili con il senso di umanità. È una questione costituzionale prima ancora che politica. È una questione di civiltà giuridica prima ancora che amministrativa. L’articolo 27 della Costituzione italiana parla chiaro quando afferma che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Eppure, secondo quanto emerge dai dati nazionali, negli ultimi anni migliaia di detenuti hanno ottenuto il riconoscimento giudiziario di aver subito trattamenti inumani e degradanti. Non si tratta di opinioni, ma di decisioni adottate dai magistrati della Repubblica. Un fatto che dovrebbe interrogare profondamente le istituzioni e l’opinione pubblica.
Durante le visite a Santa Maria Capua Vetere e ad Arienzo, il Garante ha incontrato detenuti e personale, raccogliendo segnalazioni, osservazioni e testimonianze. Un’attività che rientra pienamente nelle prerogative riconosciute ai Garanti territoriali e che rappresenta uno strumento essenziale di tutela dei diritti e di monitoraggio delle condizioni detentive. L’obiettivo non è alimentare polemiche sterili, ma contribuire concretamente a individuare criticità e possibili soluzioni. Per questo Don Salvatore Saggiomo ha richiamato l’attenzione sulla necessità di investire maggiormente nella magistratura di sorveglianza, negli Uffici per l’Esecuzione Penale Esterna, nella sanità penitenziaria, nei servizi psicologici e socioeducativi e nel rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria. Senza risorse adeguate, senza personale sufficiente e senza una programmazione seria, il rischio è quello di assistere a un progressivo peggioramento delle condizioni di vita all’interno degli istituti.
Particolarmente forte il richiamo al tema del disagio psichico e dei suicidi. Ogni morte in carcere rappresenta una sconfitta per lo Stato. Ogni episodio di autolesionismo è il segnale di una sofferenza che chiede ascolto e risposte. Ogni situazione di abbandono o marginalità che entra in carcere senza trovare strumenti adeguati di sostegno rischia di trasformarsi in una bomba sociale pronta ad esplodere. Per questo la mobilitazione nazionale non si limita alla denuncia ma avanza proposte concrete, tra cui l’adozione di misure deflattive straordinarie, il rafforzamento delle misure alternative alla detenzione per coloro che possiedono i requisiti previsti dalla legge e un piano straordinario dedicato alla salute mentale, alle dipendenze patologiche e alla tutela delle persone più vulnerabili.
Le visite compiute dal Garante della Provincia di Caserta assumono dunque un valore che va oltre il singolo appuntamento istituzionale. Sono il segno di una presenza costante sul territorio, di un impegno che non si esaurisce nelle dichiarazioni ma che si traduce in ascolto, monitoraggio e azione. Sono il segno di una volontà precisa: non lasciare sole le persone detenute, non lasciare soli gli operatori penitenziari, non lasciare che il carcere diventi un luogo invisibile agli occhi della società. Perché quando la dignità viene compressa, quando i diritti fondamentali vengono messi in discussione, quando le condizioni di vita diventano incompatibili con i principi costituzionali, non è soltanto il detenuto a perdere qualcosa. È lo Stato stesso a perdere credibilità. È la democrazia a indebolirsi.
Il messaggio che arriva da Caserta è chiaro, diretto e senza ambiguità. Le carceri non possono essere dimenticate. Le emergenze non possono essere rinviate. Le istituzioni devono assumersi la responsabilità di affrontare il problema con coraggio e determinazione. Don Salvatore Saggiomo lo ha ribadito al termine delle visite: la dignità non può essere calpestata. Mai. Dietro ogni sbarra resta una persona. Dietro ogni uniforme resta un servitore dello Stato. Dietro ogni porta chiusa resta una responsabilità collettiva che nessuno può fingere di non vedere. Oggi più che mai il carcere chiede attenzione, ascolto e interventi concreti. Non domani. Adesso.

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