CASERTA — La Terra dei Fuochi non abbassa la guardia. E nemmeno chi è chiamato a difenderla. Questa volta il colpo arriva all’alba. Silenzioso. Metodico. Dopo appostamenti, osservazioni e pedinamenti. Poi scattano i controlli. I cancelli si aprono. I mezzi entrano. I mezzi escono. Un viavai che insospettisce gli investigatori. E dietro quei movimenti, secondo quanto accertato dagli operatori, emergono attività che nulla avrebbero a che fare con la legalità ambientale e urbanistica. È una nuova operazione della Polizia Provinciale di Caserta nella Terra dei Fuochi. Casal di Principe e Villa di Briano finiscono sotto la lente degli agenti. Tre attività vengono sequestrate. Tre persone vengono denunciate in stato di libertà. Trentadue veicoli finiscono sotto sequestro. Le sanzioni amministrative superano i 64mila euro. Numeri pesanti. Ma dietro i numeri ci sono soprattutto rifiuti, strutture abusive, scarichi, mezzi e attività che, secondo gli accertamenti, sarebbero state esercitate fuori dalle regole. E c’è un altro elemento che pesa: l’operazione è stata condotta con un dispositivo interforze che ha coinvolto circa venti unità, tra Polizia Provinciale, militari dell’Esercito Italiano del VI Reggimento “Cavalleggeri di Aosta”, ispettori Enel e personale dell’Ufficio Urbanistico. Al coordinamento dell’intervento il comandante della Polizia Provinciale di Caserta, Colonnello Biagio Chiariello. Un ufficiale che negli ultimi anni ha fatto del controllo del territorio e della tutela ambientale una delle direttrici centrali della propria attività di comando. Non una presenza da scrivania. Non una Polizia Provinciale confinata agli atti amministrativi. Ma pattugliamenti, sopralluoghi, verifiche, sequestri, controlli incrociati. Un presidio che, soprattutto nella Terra dei Fuochi, significa andare dove spesso nessuno vorrebbe essere visto. Entrare nelle campagne. Controllare capannoni. Verificare attività. Seguire movimenti sospetti. Guardare cosa accade dietro un cancello. E soprattutto trasformare un sospetto in un accertamento documentato. È questa la linea operativa che emerge anche dall’ultima operazione. A Casal di Principe gli agenti hanno individuato un’officina meccanica completamente abusiva. Un’attività che, secondo gli accertamenti, sarebbe stata allestita all’interno di un immobile di circa 600 metri quadrati senza le necessarie autorizzazioni. Ma il problema non sarebbe stato soltanto amministrativo. Nell’area sono stati trovati numerosi veicoli e quantitativi di rifiuti pericolosi. Oli esausti. Batterie. Materiali che, se gestiti e smaltiti fuori dai circuiti autorizzati, possono trasformare un’attività produttiva in una fonte di rischio ambientale. La presenza di rifiuti pericolosi accende immediatamente i riflettori. Perché in territori già segnati da decenni di emergenze ambientali, anche una gestione illegale apparentemente circoscritta può produrre conseguenze che vanno ben oltre i confini di un capannone. Il controllo viene quindi esteso. Entrano in campo anche gli accertamenti tecnici. Ufficio Tecnico comunale e personale Enel verificano la situazione. E arrivano altre contestazioni. Abusi edilizi. Allacci abusivi alle reti elettrica e idrica. Un quadro che, secondo quanto riferito dalla Polizia Provinciale, avrebbe portato alla contestazione anche del furto aggravato di energia e acqua, con un danno quantificato in oltre 10mila euro. Più di tredici i veicoli controllati e sequestrati nell’area. Il gestore viene denunciato. Le contestazioni riguardano il fronte ambientale, quello edilizio-urbanistico e quello relativo agli allacci. Le sanzioni amministrative superano i 31mila euro. L’intera area e le attrezzature vengono sottoposte a sequestro. E non finisce qui. Gli investigatori identificano anche il coniuge del titolare, già noto alle forze dell’ordine per una vicenda relativa a una presunta truffa connessa al Superbonus per un importo superiore ai 500mila euro. Un elemento che viene riportato nell’ambito degli accertamenti, ma che dovrà essere distinto dalle contestazioni formulate nell’operazione ambientale. La regola è sempre la stessa: una denuncia non è una condanna. Un’indagine non è una sentenza. Sarà la magistratura a valutare responsabilità e fatti. Ma il dato operativo resta. Quell’area viene sequestrata. Le attività vengono fermate. I veicoli vengono sottratti alla disponibilità. Secondo fronte. Sempre Casal di Principe. Questa volta gli agenti arrivano davanti a un autolavaggio. Anche qui qualcosa non torna. La documentazione urbanistica non sarebbe risultata regolare. Ma soprattutto sarebbero emerse criticità relative ai sistemi di depurazione e alla gestione dei reflui e dei rifiuti prodotti dal lavaggio dei veicoli. È un tema che spesso resta invisibile. L’acqua entra. Lava. Si porta dietro oli, detergenti, residui e sostanze inquinanti. E poi deve essere trattata e smaltita correttamente. Se il sistema manca o non funziona, il rischio è che ciò che dovrebbe essere gestito attraverso procedure autorizzate finisca nell’ambiente. È qui che la prevenzione diventa fondamentale. Il responsabile viene denunciato per lo smaltimento illecito di rifiuti. La posizione urbanistica viene sottoposta a ulteriori approfondimenti da parte dei tecnici comunali. L’impianto viene sottoposto a sequestro preventivo. Ancora una volta, non soltanto un controllo. Un intervento che blocca materialmente l’attività e apre la fase degli accertamenti giudiziari e amministrativi. Poi Villa di Briano. Un altro comune. Un’altra area. Un’altra situazione che, secondo gli investigatori, presenta profili di irregolarità. Qui viene individuata un’area di circa 400 metri quadrati utilizzata per attività di meccatronica e riparazione di autoveicoli. Anche in questo caso, secondo quanto riferito dalla Polizia Provinciale, l’attività sarebbe stata totalmente abusiva. A gestirla sarebbe stato il titolare di un’impresa di compravendita di veicoli. Un soggetto già noto alle forze dell’ordine per precedenti contestazioni relative a riciclaggio e ricettazione. Anche qui, però, occorre distinguere il passato giudiziario dalle responsabilità oggetto della nuova operazione. Gli accertamenti di oggi riguardano fatti specifici e saranno sottoposti al vaglio dell’autorità giudiziaria. Dodici veicoli vengono sequestrati. Il titolare viene denunciato per ipotesi di reato ambientali ed edilizie. Arrivano inoltre sanzioni per oltre 33mila euro per l’esercizio abusivo dell’attività di meccatronico. L’area viene sequestrata. E il bilancio dell’intervento prende forma. Tre aree commerciali sequestrate. Oltre mille metri quadrati complessivamente interessati. Tre persone denunciate in stato di libertà. Trentadue veicoli sequestrati. Oltre 64mila euro di sanzioni amministrative. Sono numeri che raccontano una giornata di controlli. Ma raccontano anche una precisa strategia. La Polizia Provinciale non si limita a intervenire dopo che l’illecito è diventato evidente. In questo caso l’operazione nasce da un’attività di osservazione. Gli agenti notano movimenti sospetti. Vedono veicoli entrare e uscire da aree che, secondo gli accertamenti, non sarebbero state idonee allo svolgimento delle attività. Seguono. Verificano. Raccolgono elementi. Poi intervengono. È il metodo investigativo applicato al controllo ambientale. E qui torna la figura del Colonnello Biagio Chiariello. Da quando è alla guida della Polizia Provinciale di Caserta, il presidio sul territorio è diventato uno degli elementi caratterizzanti dell’attività del Corpo. L’attenzione verso la Terra dei Fuochi è costante. Non soltanto quando esplode un’emergenza. Non soltanto quando compare una colonna di fumo. Ma anche prima. Quando ci sono segnali. Quando ci sono attività sospette. Quando una zona apparentemente marginale può nascondere un problema più grande. È una differenza sostanziale. La tutela dell’ambiente non può essere soltanto una risposta all’incendio. Deve partire molto prima. Deve entrare nei capannoni. Nei depositi. Nelle officine. Nei piazzali. Nei terreni. Nei percorsi dei rifiuti. Nelle autorizzazioni. Negli scarichi. Negli impianti elettrici. Nella documentazione. E deve coinvolgere più soggetti. È quello che è avvenuto anche in questa operazione. Polizia Provinciale. Esercito. Comune. Enel. Un dispositivo integrato. Ventidue occhi, o forse molti di più, puntati su un territorio nel quale la parola “ambiente” non può essere utilizzata come slogan. Perché qui l’ambiente è salute. È sicurezza. È qualità della vita. È agricoltura. È futuro. Ogni rifiuto pericoloso abbandonato. Ogni scarico non trattato. Ogni attività abusiva. Ogni terreno utilizzato fuori dalle regole può diventare un problema per una comunità intera. Ed è per questo che i controlli assumono un peso particolare. Casal di Principe e Villa di Briano sono territori che conoscono bene il significato della parola legalità. Ma la legalità ambientale ha bisogno di presenza. Di uomini. Di mezzi. Di competenze. Di coordinamento. E soprattutto di continuità. Un blitz può fare rumore. Un presidio quotidiano produce risultati nel tempo. È questa la sfida. Non permettere che dopo un sequestro tutto torni come prima. Non consentire che un cancello chiuso oggi venga riaperto domani. Non lasciare che un terreno bonificato torni a essere una discarica. Non permettere che l’illegalità cambi semplicemente indirizzo. La dichiarazione diffusa dal Comando è netta: i controlli e le operazioni ad alto impatto nella Terra dei Fuochi proseguiranno con la massima intensità, con l’obiettivo di tutelare l’ambiente, la salute pubblica e ripristinare la legalità. È una promessa operativa che dovrà tradursi in nuovi controlli e nuovi accertamenti. E qui il ruolo del Colonnello Chiariello diventa centrale. Perché un comandante si misura anche dalla capacità di mantenere alta l’attenzione quando l’emergenza non fa più notizia. Quando non ci sono telecamere. Quando non c’è il clamore di un incendio. Quando il problema è nascosto dietro una saracinesca. Quando il rifiuto è coperto. Quando l’attività abusiva sembra una normale officina. Quando un piazzale appare vuoto ma nasconde veicoli di provenienza da accertare. È lì che il controllo del territorio acquista il suo vero significato. E l’ultima operazione dimostra proprio questo: la Terra dei Fuochi non è soltanto il luogo delle emergenze ambientali. È anche il luogo dove ogni giorno si combatte una battaglia meno visibile contro chi tenta di trasformare l’ambiente in una discarica, il territorio in un laboratorio abusivo e le regole in un ostacolo da aggirare. Il bilancio è pesante. Tre attività fermate. Trentadue veicoli sequestrati. Più di 64mila euro di sanzioni. Tre persone denunciate. Ma il dato più importante sarà quello che emergerà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Perché il sequestro è solo l’inizio. Arrivano le verifiche. Le analisi. Gli accertamenti. Le eventuali bonifiche. Le responsabilità da definire. E soprattutto il controllo affinché ciò che è stato scoperto non torni a funzionare nell’ombra. È qui che la prevenzione diventa repressione dell’illegalità. È qui che la presenza sul territorio diventa deterrenza. Ed è qui che la Polizia Provinciale guidata dal Colonnello Biagio Chiariello sta costruendo, giorno dopo giorno, un modello di presidio che mette l’ambiente al centro dell’azione operativa. Non basta dire Terra dei Fuochi. Bisogna entrarci. Controllarla. Conoscerla. Difenderla. E soprattutto non voltarsi dall’altra parte. L’operazione di Casal di Principe e Villa di Briano manda un segnale preciso: i controlli continuano. I cancelli possono essere aperti. Le attività possono essere mascherate. I rifiuti possono essere nascosti. Ma quando arrivano gli agenti, gli accertamenti possono trasformare quei sospetti in sequestri, denunce e procedimenti. La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Anzi. È appena cominciata. E nella Terra dei Fuochi, dove per troppo tempo l’illegalità ambientale ha trovato spazi e silenzi, la presenza quotidiana delle istituzioni rappresenta una delle armi più importanti. Stavolta il messaggio arriva forte: Caserta controlla. La Polizia Provinciale controlla. E sotto il coordinamento del Colonnello Biagio Chiariello, il presidio ambientale continua.









