lunedì, Maggio 11, 2026
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CASTEL VOLTURNO, IL NO CHE FA RUMORE: “UN CPR QUI È UN ERRORE, SERVONO DIRITTI NON RECINTI”

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Un documento che pesa, che entra nel dibattito e lo scuote, che prende posizione senza ambiguità, l’Osservatorio Provinciale sulle Carceri “Don Peppe Diana” rompe il silenzio sulla proposta di costruire un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio a e lo fa con un’analisi che va oltre la cronaca, che scava nel significato, nelle conseguenze, nelle implicazioni profonde di una scelta che rischia di segnare ancora una volta il destino di un territorio già fragile, già esposto, già troppo spesso raccontato con etichette che feriscono più della realtà che descrivono, “terra dei fuochi”, “degrado”, “ghetto”, parole che costruiscono una narrazione distorta, riduttiva, che cancella complessità, storia, resistenza, e in questo quadro l’ipotesi di un CPR appare come un ulteriore tassello di una visione che isola invece di integrare, che separa invece di comprendere, il richiamo è forte, arriva anche dalle parole di , arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, che invita a guardare Castel Volturno con verità e responsabilità, a scegliere cosa vedere davvero, non solo ciò che fa comodo raccontare, perché qui non si tratta solo di una struttura ma di un messaggio, di una direzione, di un’idea di società, e allora la domanda diventa inevitabile, perché proprio qui, perché in un territorio che porta già addosso il peso di tante fragilità, perché investire in un nuovo centro quando quelli esistenti non risultano saturi, perché scegliere la strada del contenimento invece di quella dell’inclusione, interrogativi che l’Osservatorio rilancia con forza, sottolineando un punto cruciale, il CPR non è un carcere in senso giuridico ma resta un luogo di privazione della libertà, e chi vi entra non ha commesso reati penali ma si trova in una condizione amministrativa irregolare, una distinzione che cambia tutto, che impone una riflessione etica, giuridica, politica, cosa significa privare della libertà una persona che non ha violato il codice penale, quale impatto ha su quella persona, sulla comunità che la circonda, su un territorio che già fatica a liberarsi da stereotipi e marginalità, il documento arriva in un momento simbolico, a ridosso del 25 aprile, giorno della memoria e della liberazione, e proprio questa coincidenza rende ancora più forte la domanda, che cosa stiamo costruendo, quali modelli stiamo replicando, quale idea di sicurezza stiamo alimentando, perché se la risposta è chiudere, recintare, allontanare, allora il rischio è quello di alimentare paura e distanza, non coesione, non giustizia, Castel Volturno viene descritta per ciò che è davvero, una comunità viva, plurale, capace di accoglienza, di resistenza civile, di tentativi continui di riscatto, e proprio per questo non può essere ancora una volta inchiodata a un’immagine problematica, non può essere trasformata nel luogo dove confinare ciò che non si vuole vedere altrove, la richiesta è chiara, cambiare prospettiva, investire in servizi, legalità, lavoro, istruzione, salute, politiche che curano invece di isolare, che costruiscono invece di delimitare, l’Osservatorio non si limita alla denuncia ma assume un impegno, vigilare, informare, promuovere un confronto pubblico trasparente, perché ogni scelta che riguarda le persone e i territori deve passare attraverso il rispetto della dignità umana e il principio di giustizia, e in fondo è questo il cuore del messaggio, non un semplice no, ma una proposta diversa, un’altra idea di futuro, in cui Castel Volturno non sia più simbolo di marginalità ma esempio di rinascita, e dove le decisioni politiche non aggiungano peso ma aprano possibilità, in una sfida che riguarda tutti, istituzioni, comunità, cittadini, chiamati a scegliere da che parte stare, tra chiusura e inclusione, tra paura e responsabilità.
Firmato:
Don Salvatore Saggiomo – Presidente dell’Osservatorio Provinciale sulle Carceri “Don Peppe Diana”
Prof. Arturo Formola – Direttore dell’Osservatorio
Dott.ssa Rosa De Gregorio
Imma Piccolo
Fabrizio Marino

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