mercoledì, Luglio 24, 2024
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Ceccarelli: “B. come un padre dell’Italia? Direi più lo zio scapestrato…”

Due anni intensi di impegno, di raccolta di materiale di ogni tipo e di scrittura di pagine che, settimana dopo settimana, lievitavano secondo la migliore dottrina del protagonista: Silvio Berlusconi. Una “grande e intensa mole di lavoro che, dopo la sua morte nel giugno del 2023, ha avuto un’accelerazione per poterlo finire il prima possibile. Ora che guardo questo tomo da settecento pagine e di 884 grammi, che ne parlo in tante occasioni, mi rendo conto di quanto sono riuscito a fare”. Filippo Ceccarelli riflette sul colossale impegno profuso per completare il suo “B. Una vita di troppo”, da poche settimane pubblicato da Feltrinelli. The Social Post lo ha intervistato in una pausa tra le tante presentazioni in tv, radio, librerie ed eventi. Il 6 luglio prossimo sarà al festival “Panorami” di Montefiascone (Viterbo).

Ceccarelli, è stato osservato che un libro “definitivo” su Berlusconi poteva scriverlo soltanto lei.
“Questo è nato come un libro sugli anni del berlusconismo e dell’Italia. Poi Berlusconi è morto ed è diventato automaticamente un pezzo di storia nostra. La storia del resto si capisce quando è finita. Per trent’anni è stato presente tutti i giorni sulla scena pubblica e per documentarmi io sono andato avanti a leggere, rileggere, a guardarmi video e immagini, a esaminare atti giudiziari e centinaia di intercettazioni, a ritagliare articoli. Insomma, è stato uno di un’importanza tale che ha influenzato anche il mio rapporto con il fenomeno Berlusconi: ne sono stato quasi ossessionato, per un periodo l’ho sognato di notte”.
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Il materiale non mancava di certo: come è stato ordinato il processo descrittivo del libro?
“Per tre quarti è fatto di parola scritta, per un quarto di immagini. Berlusconi è stato onnipresente sulle televisioni, sui giornali e con le fotografie, nelle canzoni e perfino nelle barzellette, ci hanno fatto 12 film, aveva tre sosia, come fai a non far vedere tutto questo? Pensate che negli ultimi anni era presentissimo anche su TikTok e sbaragliava tutti. Ecco, io credo che oggi, affidandosi a qualcuna di queste moderne learning machine, mettendo a disposizione tutto il materiale esistente su di lui si potrebbe farlo rivivere. In fondo la questione della sua immortalità è stata da sempre presente nella sua comunicazione. Ricordate no? Per i suoi medici era tecnicamente immortale. Per non dire di Forza Italia, il suo partito, che alle elezioni Europee ha preso più voti di quando era vivo, e se lo tengono stretto”.

Poi la biografia racconta la sua straordinaria storia di imprenditore, politico e intrattenitore italiano.
“Sì, ci sono quattro parti distinte, ciascuna relativa a una stagione della vita. Dalla primavera che inizia con la nascita nel 1936 passando poi all’estate, che racconta gli anni del dominio, fino al 2008. Poi c’è l’autunno, quando torna al potere ma combina parecchi guai e deve farsi da parte nel 2011, fino all’inverno con le conseguenze di quei guai e sulla vecchiaia. Berlusconi è stato amato e odiato, con un percorso più grande di qualsiasi lavoro di finzione. Ha avuto una vita troppo, come dice il titolo, di tutto. Qualsiasi aggettivo ci vuoi mettere ci sta bene, perché la sua è stata sicuramente un’esistenza incommensurabile rispetto a molte altre. In fondo lui sapeva di esagerare, di eccedere, e lo ammetteva. Ma lo faceva perché sapeva che quella condotta era quasi necessaria alla sua immagine e, quindi, alla sua esistenza. Quindi chi altri si sarebbe meritato 700 pagine? Quanti personaggi così hanno attraversato la nostra epoca?”.

Quella di Berlusconi è stata una vita straordinaria che lo ha portato a identificarsi un po’ con la vita di molti italiani, negli ultimi 30 anni.
“E’ un personaggio che è andato oltre il consenso politico ed elettorale. Per tre volte ha conquistato l’Italia al voto e se non ci fossero stati i tanti scandali che lo hanno colpito, probabilmente sarebbe stato ai vertici del governo anche nei suoi ultimi giorni. Riflettendo bene, possiamo dire che Berlusconi è una grande figura di italiano, un grande creativo con tratti di genialità. Ma al tempo stesso una figura antica della famiglia italiana, come quello zio un po’ scapestrato, che fa ridere, un po’ pazzarello ma amato da tutti. Anche perché la morte lo ha reso più simile a noi: la sua fine risale a un anno fa e subito dopo qualcosa è cambiato nel nostro sguardo su di lui. Si può riconoscere quello che prima non riuscivamo a vedere e si può capire un po’ di più”.

Ma il libro di Ceccarelli è severo o indulgente nei confronti del protagonista?
“Intanto mi par di capire, dagli incontri che sto facendo in giro per l’Italia, che su Berlusconi ci sia oggi una visione diversa degli italiani a seconda delle generazioni. Per i più giovani è quasi interessante, un qualcuno di cui hanno sentito tanto parlare e che li incuriosisce. Per noi più grandicelli, che lo ricordiamo come uno che ha lasciato parecchie scorie nel Paese, il libro potrebbe sembrare anche troppo buono. Ma per me, e ripeto vista la mole di pagine prodotta, è un libro un po’ matto perché fuori dagli schemi, un libro crudo come lo è il potere. Ma è anche misericordioso, penso, perché Berlusconi è stato anche una creatura fragile. Quindi sì, un tratto di indulgenza nel libro ce l’ho messo”.

 
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