
Napoli, barelle “abusive” in affitto a 400 euro: il racket che specula sulla sofferenza
NAPOLI – Non è solo l’emergenza sanitaria a far tremare le mura degli ospedali partenopei, ma un vero e proprio sistema parallelo che lucra sulla disperazione. All’Ospedale del Mare, mentre il pronto soccorso scoppia e i posti letto scarseggiano, sarebbe nato un mercato nero che definire cinico è un eufemismo: barelle private affittate a 400 euro a notte.
Un tariffario della disperazione
Secondo le ultime indiscrezioni e denunce che circolano tra i corridoi e le associazioni di categoria, il meccanismo sarebbe tanto semplice quanto spietato. Quando i posti letto ufficiali finiscono e le barelle del presidio sono esaurite, entrerebbero in gioco alcuni soggetti legati a ditte di ambulanze private stazionate all’esterno della struttura.
L’offerta è “prendere o lasciare”:
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Il Servizio: Una barella “comoda”, spesso prelevata direttamente dai mezzi privati.
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Il Costo: Fino a 400 euro per una sola notte di degenza in corsia.
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Il Target: Familiari stremati che pur di non lasciare i propri cari adagiati su sedie di plastica o sul pavimento, cedono al ricatto economico.
Il ruolo delle ambulanze private
L’ombra del racket si allunga sulle ditte che gestiscono i trasporti secondari. All’esterno dell’Ospedale del Mare, il viavai di mezzi privati è costante. Secondo quanto emerge, il fenomeno non riguarderebbe la totalità delle aziende, ma una “zona grigia” di operatori che avrebbero trasformato il soccorso in un business abusivo di hospitality ospedaliera. “È un sistema che si autoalimenta con il caos,” riferisce un testimone che preferisce restare anonimo. “Sanno quando il pronto soccorso va in tilt e si presentano con la soluzione pronta, a prezzi da Grand Hotel, ma senza alcuna dignità.” La direzione sanitaria e le forze dell’ordine sono chiamate a fare luce su una situazione che aggrava il già precario equilibrio della sanità campana. Oltre al danno economico per le famiglie, si pone un enorme problema di sicurezza e igiene: barelle non censite, che circolano nei reparti, gestite da personale esterno senza alcuna autorizzazione.
Cosa rischiano i pazienti?
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Contaminazione: Mancanza di protocolli di sanificazione certificati.
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Intralcio ai soccorsi: Corsie già sature rese impraticabili da attrezzature “private”.
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Infiltrazioni: Il timore che dietro questi “affitti” si celi il controllo della criminalità organizzata locale sui servizi connessi alla sanità.
Mentre la politica discute di tagli e riforme, a Napoli si torna a morire (e a pagare) in corsia. Se le accuse venissero confermate in sede giudiziaria, ci troveremmo di fronte all’ennesima ferita inferta a una città che chiede solo il diritto fondamentale alla cura, senza dover pagare il “pizzo” sulla propria salute.









