domenica, Marzo 15, 2026
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Clan Mallardo, chiuse le indagini: la DDA stringe il cerchio sull’asse Giugliano-Secondigliano

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La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di dieci persone ritenute, a vario titolo, legate al clan Clan Mallardo, storico gruppo camorristico radicato nell’area di Giugliano e considerato tra i fondatori dell’Alleanza di Secondigliano, uno dei cartelli criminali più potenti e strutturati della Campania. Un passaggio chiave, quello firmato dai magistrati della DDA partenopea, che segna la chiusura di un lungo e articolato lavoro investigativo fatto di intercettazioni, pedinamenti, riscontri bancari, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e approfondimenti patrimoniali, e che ora apre la strada alla richiesta di rinvio a giudizio con un impianto accusatorio che punta a dimostrare l’esistenza di un sistema organizzato e stabile, capace di condizionare il territorio attraverso intimidazioni, controllo economico e gestione delle attività illecite. Le dieci persone raggiunte dall’avviso sono accusate a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsioni aggravate dal metodo camorristico, detenzione e porto illegale di armi e, in alcuni casi, di aver svolto ruoli operativi e di collegamento all’interno della struttura del clan, contribuendo alla tenuta dell’organizzazione e alla sua capacità di incidere sulle dinamiche economiche locali, dal settore edilizio alla gestione dei servizi, passando per la pressione sistematica su imprenditori e commercianti. Gli inquirenti descrivono un’organizzazione ancora radicata, capace di rigenerarsi nonostante arresti e condanne del passato, e di mantenere un peso specifico nell’equilibrio criminale dell’area nord di Napoli, in costante raccordo con altri gruppi storicamente alleati nell’ambito dell’Alleanza, un patto criminale che negli anni ha garantito una sorta di stabilità armata e una divisione delle sfere di influenza sul territorio. Le carte dell’inchiesta ricostruiscono episodi di estorsione sistematica, con richieste di denaro avanzate a imprenditori locali sotto la minaccia implicita o esplicita di ritorsioni, danneggiamenti o esclusione dal mercato, delineando un contesto in cui il marchio del clan continuava a esercitare una forza intimidatrice tale da rendere spesso superflua la violenza plateale, perché bastava il nome per ottenere obbedienza. Centrale nell’impianto accusatorio è il ruolo dei presunti referenti territoriali, ritenuti incaricati di riscuotere il pizzo, mantenere i contatti con i vertici e monitorare eventuali segnali di dissenso o di collaborazione con le forze dell’ordine, in un sistema che, secondo la DDA, non si limitava a una sommatoria di reati ma configurava una vera e propria struttura associativa dotata di gerarchie, regole interne e capacità decisionale. L’avviso di conclusione delle indagini rappresenta ora un momento cruciale per la difesa, che potrà presentare memorie, chiedere interrogatori o depositare documentazione nel tentativo di smontare o ridimensionare le accuse, mentre la Procura si prepara a chiedere il rinvio a giudizio sulla base di un quadro ritenuto solido e coerente. Sullo sfondo resta il peso storico del clan Mallardo, una sigla che per decenni ha segnato la cronaca nera dell’area giuglianese e che, secondo gli investigatori, avrebbe saputo adattarsi ai mutamenti del contesto criminale, puntando meno sull’eclatante esposizione mediatica e più su una gestione silenziosa ma pervasiva del potere economico. L’inchiesta si inserisce in un più ampio disegno di contrasto alla camorra che negli ultimi anni ha visto la DDA di Napoli colpire ripetutamente i vertici e le articolazioni territoriali dei principali clan, cercando di scardinare non solo le leadership ma anche le reti di fiancheggiatori, prestanome e referenti economici che consentono alle organizzazioni di sopravvivere. Il messaggio che emerge è chiaro: l’attenzione investigativa resta alta e la strategia punta a interrompere la continuità organizzativa, impedendo che nuovi equilibri criminali si consolidino all’ombra delle vecchie alleanze. Ora la parola passa al giudice dell’udienza preliminare, chiamato a valutare la tenuta dell’impianto accusatorio e a decidere se mandare a processo i dieci indagati, in un procedimento che si annuncia complesso e destinato a riaccendere i riflettori su uno dei nomi storici della camorra campana e sul sistema di potere che per anni ha inciso in profondità sulla vita economica e sociale di un intero territorio.

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