martedì, Agosto 11, 2026
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COCO/ZERBY/PASQUALINO – IL CANE DELL’OSPEDALE “FUCITO” E’ MORTO COME UN ANGELO IN QUESTI GIORNI DI NATALE A MERCATO SAN SEVERINO (SA)

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È morta, in questi giorni di Natale, la mascotte dell’ospedale “Gaetano Fucito” di Mercato San Severino: un cagnolone dolcissimo e mansuetissimo, di nome Zerby, alias Pasqualino oppure Coco. Era, appunto, “il coccolone” del presidio, si trattava di un meticcio (“bastardino”) a pelo corto – di taglia media. Randagio? Non sempre è stato così: in realtà, Zerby – chiamato in tal modo, in quanto si disponeva proprio a mo’ di tappetino o zerbino – un padrone lo aveva. La bella storia (natalizia!) del cane tredicenne, che da dieci anni “stazionava” presso il “Fucito”, inizia da quando – appunto dieci anni fa – è morto il padrone “umano”, ricoverato in questo nosocomio. In rianimazione, per la cronaca. Da allora, la sua fedeltà; la puntualità con cui “salutava” i medici e il personale intero del “Fucito” – a nutrirlo di coccole, carezze e cibo (secco, come i croccantini, più che umido) – ha costituito un appuntamento costante per i tanti impiegati e/o camici bianchi. Abituati a vederlo lì, in fiduciosa attesa di un proprietario che non sarebbe mai più tornato. Eppure, Coco – purissimi occhi nocciola – disteso come un tappeto ha dato un tocco di magia e di tranquillità (diciamo pure: di “colore”) all’ospedale.

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La sua morte è stata compianta da tutti gli “stakeholder” che afferiscono al presidio “Gaetano Fucito”. Anche dai pazienti e/o dai loro familiari. Perché egli era un simbolo, il segno di una fedeltà che non tramonta. Neppure con la morte del proprietario. Amore puro e incondizionato, quello di Coco – che ricorda anche il famoso storytelling televisivo “Hachiko”. Un amore che non guarda alla bellezza o alla bruttezza del padrone, alla sua ricchezza, ai vizi e ai difetti; la riconoscenza di un essere “senziente”, quale proprio Coco e gli altri cani e animali d’affezione (anche gatti, criceti, uccellini, cavie), è una delle massime vette dell’affetto. Per questo, occorre che anche in ambito farmaceutico e/o cosmetico non si sperimentino o testino prodotti sui nostri amici a quattro zampe. Spesso essi – è evidente – depongono le proprie deiezioni (le feci) sull’asfalto e/o sui marciapiedi: ne è un esempio il marciapiede della frazione sanseverinese S. Vincenzo, dove si “pratica” lo slalom tra le cacche dei cagnolini. Non si tratta di animali randagi, bensì di pet i cui padroni permettono di defecare in strada. Ed è così che il “decoro urbano” di San Severino e delle frazioni va a farsi friggere. Spesso – oltre le deiezioni – al tappeto ci sono anche cacche avvolte nella sacchetta apposita. Solo, non depositate negli appositi contenitori – regalati dall’associazione cinofila “Il sorriso” anni fa. Tali “bidoncini”, di colore rosso, sono stati destinati appositamente alla raccolta dei bisogni dei cagnolini di affezione. Invece, spesso si buttano altre cose – all’interno.

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Tornando a Zerby, è d’uopo essere consapevoli che – negli ospedali, negli hospice o nelle case di cura; persino nelle case di riposo degli anziani – la pet therapy prevede l’incontro con gli amici pelosi. Cos’è la pet therapy? È la terapia con gli animali domestici (pet, a fronte di animal – per la fauna selvatica), che entrano nelle strutture dove sono ricoverati gli ospiti e strappano sorrisi; rallegrano le persone. Soprattutto i bambini nei reparti oncologici. Così facendo, la terapia ha più effetto; la cura funziona maggiormente e i tempi di ripresa divengono maggiormente rapidi. E non è un semplice effetto placebo. Realmente crescono i livelli delle endorfine, cioè i mediatori chimici (detti anche neurotrasmettitori) che donano serenità: serotonina e il suo precursore (amminoacido triptofano), adrenalina, ossitocina, vasopressina eccetera. È un fatto che Coco/Pasqualino fosse coccolato e vezzeggiato da tutti i referenti e gli avventori al “Fucito”. Un animale curato, buono, educato. Era lì, presenza silenziosa; silente. Umile. Ad accettare carezze ma anche riparandosi – pur se girava per tutto l’ospedale – sotto i padiglioni della Nefrologia e Dialisi, della Rianimazione e nei dintorni.

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Un meticcio dal color del miele – sicuramente un incrocio tra labrador o golden retriever. Egli era quieto, è morto durante queste festività natalizie – è divenuto angelo in silenzio, senza dare fastidi; proprio com’è vissuto. Nella sua breve esistenza, ha profuso calore e quell’umanità perduta che oggi tutti rimpiangiamo. Era solo un cane – molti diranno. A parte che siamo noi “umani” a voler riempire le nostre case di cani o animali “da compagnia”, evitando accuratamente di invitare i nonni o le persone amiche. Per scambiare qualche battuta o trascorrere le ore insieme. A parte questo, gli animali d’affezione possono molto in vari campi – per le varie patologie, soprattutto infantili, in Medicina. È per questo che chi scrive auspica nuove leggi sull’ingresso (a favore) degli amici a quattro zampe nelle residenze dei malati. I dipendenti ricordano Coco, lo piangono. Nulla chiedeva, solo una ciotola di cibo e dell’acqua – a cura dei volontari e “benefattori” all’interno del nosocomio. Non cibo ospedaliero, crocchette e umido. In cambio, donava amore. Scodinzolando con pazienza a tutti. Anche adesso che è morto, la sua presenza di “fantasma” o “spirito” buono – di angelo – aleggerà per sempre sui tetti dell’ospedale di San Severino.

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Come un protettore, un medico, un amico che ha “curato” – grazie alla sua mansuetudine – la solitudine e la “depressione” di ogni paziente o malato. Molto è stato già scritto, su Coco. Qui intendiamo solo riportare “l’utilità” (diciamo così) di una bestiolina simile nel consolare tutti nel quotidiano tran-tran di lavoro (per i medici, i paramedici, gli infermieri, gli Oss e il personale tutto) e di sofferenza e malattia – per i ricoverati. Adesso, Coco si è riunito – finalmente, dopo ben dieci anni – al proprietario che tanto ha amato e ha aspettato. Fedelmente. Fino alla fine dei suoi giorni. Addio, caro Coco! Vola in un mondo migliore… Sei un esserino semplice, adottato da altri “esseri” – più elaborati e complicati di te!

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